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La cattura del carbonio non è per niente facile

Negli USA è stato chiuso l'unico impianto del paese per la raccolta e stoccaggio del diossido di carbonio. E in Europa?

Costosissima e difficilissima. Non sono gli aggettivi migliori da associare a una tecnologia, specie se è quel tipo di tecnologia su cui si riversano molte speranze ambientaliste. La cattura (e stoccaggio) del diossido di carbonio (CCS, da Carbon Capture and Storage) sembra a prima vista la soluzione di tutti i nostri problemi: prendere la CO2 dall’atmosfera e riporla da qualche parte, salvando il pianeta. Perfetto, no? A questo punto, non dovremmo nemmeno più preoccuparci delle nostre emissioni, visto che possono essere tranquillamente rimosse, sepolte e dimenticate. Uno scenario da favola, che alcuni abbelliscono ulteriormente sognando tecnologie in grado di trattare la CO2 “catturata” trasformandola in diamanti, come promette un’azienda chiamata Aether.

Se tutto sembra bello sulla carta, la realtà dei fatti si rivela più complicata – e costosa. Lo ha capito anche NRG Energy, azienda proprietaria dell’unico impianto di CSS degli Stati Uniti, operante nella centrale di Petra Nova, in Texas, che dopo un lancio in pompa magna verrà chiuso il prossimo 26 giugno fino a data da destinarsi. I motivi? Economici, perlopiù: troppi alti i costi e troppo scarsi i risultati, per un progetto diventato presto insostenibile. L’annuncio è arrivato proprio nella settimana in cui Exxon annunciava un investimento da tre miliardi di dollari nel settore e due anni dopo la chiusura di un esperimento simile in Mississippi, i cui costi crebbero del 200% rispetto le previsioni iniziali.

Anche in Europa la cattura e stoccaggio del carbonio viene promossa come panacea per tutti i mali. Sia chiaro: i benefici della tecnologia sono evidenti – ma ancora troppo teorici. Servono investimenti e tanta tenacia per affinare la tecnica e renderla sostenibile nel lungo periodo. In questo senso la Norvegia ha annunciato il piano “Longship” al cui interno ci sono diverse iniziative di stoccaggio, e anche l’ENI sembra inseguire questa scia, tanto da aver spinto per inserire alcuni progetti CSS nel Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo italiano (alla fine non sono stati inclusi). Insomma, tutti la vogliono e tutti la aspettano con ansia ma la cattura della CO2, per ora, è ben lungi dall’essere una soluzione attendibile. In compenso, sembra essere un ottimo business.