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La Cina si fa la criptovaluta di Stato

La scorsa settimana, senza fare troppo rumore, la Cina ha fatto un passo decisivo per il dominio finanziario del mondo. Pechino ha infatti presentato lo e-yuan, una valuta digitale di stato basato sulla blockchain. Calma, però, perché si fa presto a dire che è nato il Bitcoin cinese. In realtà, questa valuta tradisce una delle più importanti regole delle criptovalute: l’anonimato. 

Crypto-Pechino

Lo e-yuan consentirà al governo cinese di monitorare e controllare qualsiasi scambio avvenuto con la valuta: uno scenario preoccupante anche per le sue ambizioni internazionali. A raccontarlo è il Wall Street Journal, che ha sottolineato come questa mossa stia facendo scalpitare i supporter delle criptovalute americani, aprendo un fronte geopolitico in questo settore già piuttosto esuberante. 

Il Journal ricorda come già un migliaia di anni fa la Cina abbia fatto la storia del denaro creando le banconote di carta. Lo e-yuan viene presentato come una decisione dal peso storico simile: è il primo caso di governo nazionale che crea una valuta digitale, perfetta anche per i Paesi in via di sviluppo, finora strettamente legati al dollaro statunitense.

Come funzionerà?

Quanto allo e-yuan, funzionerà similmente a questi servizi. Gli utenti potranno scaricare wallet dove tenere i loro soldi digitali e che possono creare QR code con cui pagare beni e servizi. Tutto sotto l’occhio attento di Pechino, sempre più puntato anche al di fuori dei confini nazionali.

La popolazione cinese è già piuttosto abituata al denaro digitale. Ad oggi 770 milioni di abitanti fanno pagamenti mobile, grazie ad app come Alipay e WeChat Pay. Quest’ultimo è particolarmente importante, fa parte di WeChat, un’app che è un incrocio tra un social network e Whatsapp, con cui è possibile fare praticamente tutto. Anche pagare le bollette o il conto al ristorante, ad esempio.

(Foto: CGTN)