“Oltre le idee”, la rassegna stampa di Salute Direzione Nord 2022

Dalle innovazioni nella sanità, che passano dalla telemedicina al digitale, fino alle evoluzioni di Milano dopo la "guerra Covid", i temi di SDN

Dalle innovazioni nella sanità, che passano dalla telemedicina al digitale, fino alle evoluzioni di Milano dopo la “guerra Covid”, la 16.ma edizione di Salute Direzione Nord – spin-off di Direzione Nord, a TRUE-EVENT – ha, ancora una volta, aperto ampi spazi di riflessione sul nuovo ruolo della sanità nella società contemporanea.

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“Servire”

“Servire”, come compito delle istituzioni e dei privati, nei confronti del benessere dei cittadini è stato il panel di apertura.

Con la partecipazione  anche Giorgio Palù, Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco ed Enrico Pazzali, Presidente Fondazione Fiera Milano. “L’informazione è cambiata da quando esiste internet – ha spiegato Palù- e nel caso della scienza ci si deve basare più sulla verità scientifica, che per sua natura è mutevole, perché alcuni trial clinici danno risultati diversi a due a tre anni. Abbiamo un bagaglio di conoscenze che oggi ci fa sapere che conosciamo 4 coronavirus da 3 mila anni e che sono diventati endemici e sempre presenti nella specie umana, per fortuna sono meno contagiosi di Covid Sars 19.

Il fatto che ancora sia in circolazione ci fa pesare che non sia nella sua fase finale”.

Fondazione Fiera si è messa a disposizione per creare un importante hub vaccinale a Milano e attrezzato un ospedale nonostante le critiche “a me piace risolvere i problemi e non ho mai dato importanza alle critiche- ha dichiarato Pazzali-. Ci siamo messi a disposizione perché sappiamo, per nostra natura, gestire grandi flussi di persone e abbiamo fatto la nostra parte”.

Una riflessione sul futuro ha chiuso l’incontro: “ La pandemia – ha concluso il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana– ha fatto capire che la spesa sanitaria non è una spesa ma un investimento e la riforma sanitaria che abbiamo pensato è fondata sulla crucialità e l’importanza della sanità territoriale”.

Il futuro e la telemedicina

Una sanità che guarda al futuro con la telemedicina che – secondo Francesco Gabbrielli, direttore del centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali dell’Iss –  “è territoriale, non è che tutti debbano fare le stesse cose, ma bisogna usare dei criteri base che devono essere uniformi su tutto il territorio nazionale”.  L’innovazione si può applicare a diversi ambiti sanitari che coinvolgono anche la filiera del farmaco: “L’automazione e la digitalizzazione sono fondamentali in questo settore – spiega Vito Ladisa, Direttore SC Farmacia, INT  Milano -.

La semplice automazione però non può prescindere dall’appropriatezza, un sistema che preveda quindi una verifica da parte dei professionisti e di conseguenza una tracciabilità. L’organizzazione del percorso del farmaco ha dei vantaggi logistici e un’ottimizzazione della risorsa umana. È un piano di progettazione che incide sul sistema sanitario, regionale e per alcuni aspetti nazionali. Servono investimenti e in questo senso con il Pnrr se ne è parlato molto. Le strutture e realtà sanitarie che al momento hanno investito in questo percorso sono poche ma è un sistema a vantaggio dell’utente finale”.

Il digitale è uno degli strumenti scelti dal Governo per ridisegnare il servizio sanitario del futuro. Dal PNRR arriveranno circa 2,5 miliardi di investimenti, 1,3 miliardi per creare un’infrastruttura dati omogenea sul territorio nazionale e 1 miliardo per attivare i servizi di telemedicina. Una grande opportunità ma con nodi ancora da sciogliere.  La sfida che ha assunto l’Italia è da far tremare i polsi: non esistono altri modelli di tele entità al mondo”, commenta Giovanni Gorgoni, Direttore generale AReSS Puglia, l’Agenzia Regionale per la Salute ed il Sociale.

La Puglia è tra le regioni che già si sta muovendo su questo fronte: “L’esperienza più importante – illustra Gorgoni – è quella della COReHealth. La piattaforma, al momento sta reclutando le pazienti con tumore al seno, appoggiandosi alla preesistente rete organizzativa delle breast unit: l’obiettivo è agganciare 23 mila donne”. In cantiere c’è però già l’idea di abilitare altre quattro linee: mieloma, scompenso cardiaco, emofilia, artrite reumatoide.

Fragilità e cronicità

La pandemia ha fatto emergere situazioni di fragilità e cronicità da trattare con nuovi strumenti e una diversa considerazione culturale.

Discorso valido per le disabilità e per la salute mentale.  “ Sulle disabilità c’è ancora tanto da fare – ha affermati il Ministro per le Disabilità, Erika Stefani– bisogna parlare di una cultura della disabilità. A livello governativo stiamo cercando di creare un binario tra la componente sanitaria e quella socio-assistenziale orientata al miglioramento della qualità della vita del paziente”.  All’incontro hanno preso parte anche Giancarlo Cerveri, Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze – ASST Lodi e Alessandro Padovani, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, Università degli Studi di Brescia.

“Le patologie mentali (il 5% della popolazione ha una patologia grave) nelle forme severe se non trattate possono diventare croniche- ha spiegato Cerveri- : bisogna prevedere degli interventi incisivi, delle politiche di integrazione per rispondere ai bisogni dei cittadini. Lo Stato deve intervenire anche per ammortizzare i costi indiretti che oggi fanno carico sul singolo cittadino e i suoi familiari”. Le fragilità mentali rappresentano una vera sfida per il Sistema Sanitario Nazionale in cui l’individuo può diventare l’anello fragile di una catena che rischia continuamente di rompersi. “Questi due anni hanno fatto emergere le criticità del sistema, ma abbiamo continuato a fare ricerca e garantito trial clinici nonostante l’ospedale era invaso da pazienti affetti da Covid 19- ha detto Padovani-. Lombardia e Veneto da molti anni hanno costruito delle reti di servizi funzionali all’efficienza del sistema. Mi domando se non si possa replicare e mettere a sistema a livello nazionale”.

Il welfare territoriale

“Abbiamo riempito per anni libri, protocolli, convegni, adesso è il momento di fare veramente il welfare territoriale, unendo tutti gli attori del sistema, al pari di ciò che è avvenuto nel contrasto alla pandemia, durante la quale sono stati coinvolti tutti gli attori del sistema pubblico e privato”. È quanto ha affermato l’assessore alla Salute della Regione Lazio intervenuto al panel dedicato alle nuove modalità del welfare territoriale a cui ha preso parte anche Letizia Moratti, Vicepresidente e Assessore al Welfare, Regione Lombardia: “Dopo la delibera dello scorso 1° aprile che penalizza le strutture private accreditate con eccessivi tempi di attesa per erogare le prestazioni, la percentuale di strutture che rispetta i tempi target per i ricoveri oncologici è passata dal 60 al 67%”.
Nel corso dell’evento è intervenuto anche l’assessore alla Salute della Regione Lazio Alessio D’Amato: “Abbiamo riempito per anni libri, protocolli, convegni, adesso è il momento di fare veramente il welfare territoriale, unendo tutti gli attori del sistema, al pari di ciò che è avvenuto nel contrasto alla pandemia, durante la quale sono stati coinvolti tutti gli attori del sistema pubblico e privato. Il Covid – ha aggiunto D’Amato – deve essere il Rubicone della politica, deve rappresentare uno spartiacque tra il prima e il dopo: c’è bisogno di concretezza e di mettere a terra progetti in tempo verificabile”.

Ricerca e medicina di prossimità per una sanità più inclusiva

Commentando il Dm77, ovvero il Regolamento per la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nell’ambito del SSN, Rossana Boldi, Vicepresidente Commissione XII Affari Sociali, Camera dei Deputati, evidenzia alcuni punti critici: “Io avrei investito molto di più nella parte che riguarda l’innovazione e nella possibilità di interconnessione del sistema, quindi più sul digitale, perché è il futuro”. Sull’importanza dell’innovazione è intervenuto anche Emanuele Monti, presidente della Commissione Sanità di Regione Lombardia: “Dobbiamo puntare sulla tecnologia affinché i processi degli ospedali sul territorio siano più veloci. In Lombardia abbiamo costruito un percorso nella nuova legge che ha coinvolto in modo diretto gli stakeholder della sanità. Abbiamo messo ad esempio a terra un piano per ridurre le liste d’attesa mettendo a sistema la collaborazione tra pubblico e privato”.
Sta cambiando, ad esempio, il percorso di presa in carico del paziente oncologico. “L’oncologia culturalmente aveva più l’idea di trattare l’acuto ma nel tempo questo tipo di patologia ha avuto una trasformazione diventando più una patologia cronica – spiega Giorgio Corsico, Value Access & Policy Director, Amgen – Si sta cercando quindi una rete che permetta una continuità nella cura sul territorio. Tutto questo per dare centralità al paziente”. Fondamentale anche il rapporto tra pubblico e privato nella sanità: “La pandemia ci ha insegnato che quando si hanno obiettivi comuni e si mettono insieme le risorse si fanno cose che hanno un grande impatto sulla salute pubblica”, conclude Cristina Le Grazie.

La lezione della pandemia sulla prevenzione

Tra le sfide che si trova davanti il mondo della prevenzione, decisiva è quella della comunicazione, specie quella verso i più giovani. “Il 16% sono nella fascia di povertà culturale ed educativa, che rappresenta una condizione propedeutica ad altre emergenze e alle dipendenze”, ha sottolineato Stefano Bolognini, assessore allo Sviluppo Città metropolitana, Giovani e Comunicazione. “Oggi in pochi sono in grado di cogliere le domande vere dei giovani e soprattutto di trovare il linguaggio con cui dare loro risposte”.

Salute e buon vivere in azienda

Nel primo trimestre del 2022 circa 300 mila persone si sono dimesse da un contratto a tempo indeterminato. Il fenomeno della Great Resignation, le grandi dimissioni, fotografato qualche giorno fa dall’Inps è la spia più tangibile dei cambiamenti nel mondo del lavoro innescati dalla pandemia e che sta ridisegnando in maniera radicale i rapporti tra lavoratori e aziende.
“Siamo in un contesto complesso”, dice Marilena Ferri, People & Culture and Legal Director ManpowerGroup Italia. “Nel fenomeno della Great Resignation probabilmente confluiscono molte motivazioni: c’è sicuramente il tema dell’autorealizzazione emerso con la crisi innescata dalla pandemia, c’è chi ha avuto problemi di salute, esiste il tema dei baby-boomer ormai prossimi all’età della pensione. Di certo oggi è fondamentale per gli HR la necessità di mettersi in dialogo, ascoltare e capire cosa le persone vogliono”. La tradizionale carriera, gli ‘scatti’, la gratificazione economica, per molti lavoratori non sono più motivazioni sufficienti. La possibilità di conciliare vita privata e lavoro, svolgere mansioni in linea con i propri valori, riservarsi del tempo per le proprie passioni, il benessere sul luogo di lavoro stanno diventando argomenti sempre più rilevanti.

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Video servizio Tg2

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