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Varie&Eventuali. Gas, Tap da record (bye bye Cinque Stelle); Usura, 176mila imprese nella morsa

Il famigerato Tap macina numeri da record; Amazon a tutto campo fra sindacati e Cloud Nazionale; la Ue si "beve" il Prosek croato

Gas, Tap da record (con buona pace dei Cinque Stelle)

Con buona pace per i pentastellati che hanno alzato, a suo tempo, le barricate contro il gasdotto Tap, per lungo tempo duramente osteggiato nel Salento, Tap taglia a circa nove mesi dalla partenza dell’esercizio il traguardo dei 5 miliardi di metri cubi di gas naturale trasportati. Gas che fa un bel viaggio: proveniente dall’Azerbaigian ed entrato in Europa attraverso Grecia e Turchia, col punto di interconnessione di Kipoi, dove il gasdotto si collega al Trans Anatolian Pipeline (Tanap). Dati di trasporto del gas, rafforzamento della posizione di mercato dell’infrastruttura, assenza di danni all’ambiente e al mare (cosa che si temeva) e boom di presenze per l’estate 2021 lungo quel tratto di litorale salentino interessato dall’opera, che però chi va al mare non vede, testimoniano, ancora una volta, come paure ed opposizioni – dei movimenti come di molte istituzioni locali – fossero infondate, scrive Il Sole 24 Ore. Cinque miliardi di metri cubi di gas sono la metà esatta della capacità di trasporto dell’opera, dimensionata per 10 miliardi e in grado di raddoppiare, ma questo – spiegano fonti Tap Italia – non vuol dire che ci sono problemi di trasporto o che non c’è richiesta di fornitura. Anzi, i volumi risultano già prenotati al 95 per cento, residua solo un 5 per cento scambiato alla Borsa del gas.

Usura, 176mila imprese nella morsa

E’ la CGIA di Mestre a lanciare l’allarme usura: sono poco meno di 176.400 le imprese italiane che si trovano in sofferenza; tra queste una su tre è ubicata al Sud. Roma, Milano, Napoli e Torino sono le realtà territoriali maggiormente in difficoltà. Parliamo di società non finanziarie e famiglie produttrici che sono state segnalate come insolventi dagli intermediari finanziari alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. Una “bollinatura” che, per legge, non consente a queste aziende di accedere ad alcun prestito erogato dal canale finanziario legale. Pertanto, non potendo beneficiare di liquidità, rischiano, molto più delle altre, di chiudere o di scivolare tra le braccia degli usurai. Per evitare che la platea di queste aziende in difficoltà aumenti, la CGIA spera che il Governo Draghi potenzi le risorse a disposizione del “Fondo di prevenzione dell’usura” e aiuti le banche a sostenere le imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione. Al 31 marzo scorso, Roma era al primo posto con 13.310 aziende: subito dopo Milano con 9.931, Napoli con 8.159, Torino con 6.297, Firenze con 4.278 e Brescia con 3.444. Il “Fondo di prevenzione dell’usura” è stato introdotto per l’erogazione di contributi a Consorzi o Cooperative di garanzia collettiva fidi oppure a Fondazioni e Associazioni riconosciute per la prevenzione del fenomeno dell’usura.

Questa misura consente agli operatori deboli finanziariamente di accedere a canali di finanziamento legali e aiuta le vittime dell’usura che, non svolgendo un’attività di impresa, non hanno diritto ad alcun prestito da parte del “Fondo di solidarietà”. Dal 1998 al 2020, ai Confidi e alle Fondazioni lo Stato ha erogato 670 milioni di euro; tali risorse hanno garantito finanziamenti per un importo complessivo pari a circa 2 miliardi di euro. Nel 2020 ai due enti erogatori (Confidi e Fondazioni) sono stati assegnati complessivamente 32,7 milioni di euro: di cui 23 milioni ai primi e 9,7 milioni di euro ai secondi. Secondo la CGIA il Covid, purtroppo, ha spinto molte aziende sull’orlo del fallimento. Attività che se non aiutate rischiano di scivolare nell’insolvenza o, nella peggiore delle ipotesi, nella rete tesa da coloro che vogliono impossessarsene con l’inganno, alimentando così l’economia criminale.

Amazon a tutto campo: primo accordo con i sindacati (guardano al Cloud Nazionale di Colao)

Questa volta Cgil, Cisl e Uil hanno fatto il colpaccio. Per la prima volta Amazon, dopo aver accettato il confronto secondo le discipline contrattuali in vigore, ha sottoscritto – davanti al ministro del Lavoro – con le associazioni datoriali del Delivery, il primo importante e storico accordo, unico a livello mondiale, sul sistema delle relazioni industriali col colosso dell’e-commerce. “L’intesa a cui siamo arrivati – spiegano Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti – prevede il riconoscimento reciproco delle parti e del contratto nazionale Logistica, Trasporto Merci e Spedizione come strumento regolatore del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali”. Non basta, Amazon Web Services, che – insieme alle altre Big Tech americane (Google, Microsoft e Oracle) – sta giocando la partita del Cloud Nazionale arbitrata dal ministro per la Transizione Digitale, Vittorio Colao, ha pensato bene di aderire a Conftrasporto, emanazione di Confcommercio. In molti hanno letto questa scelta come uno sgarbo a Federtrasporto, affiliata a Confindustria.

Bruxelles si “beve” il Prosek croato. Patuanelli e produttori italiani sul piede di guerra

Il mondo delle bollicine è in ebollizione. La Ue ha preso in esame la possibilità di tutelare il Prosek croato. Alla faccia della produzione italiana di Prosecco che fa proseliti in tutto il mondo. Dopo l’alzata di scudi dei produttori e dei consorzi italiani, Dalla Ue, per voce del commissario all’agricoltura Wojciechowski, è arrivato un laconico: “Non abbiamo ancora autorizzato il Prosek. Aspetteremo le vostre osservazioni. Per noi è fondamentale proteggere le indicazioni geografiche”. “La Commissione europea ha svolto molte analisi giuridiche dalle quali è emerso che non ci sono motivi per rifiutare la richiesta croata, perché il Prosecco e il Prosek sono stati riconosciuti come prodotti differenti. Tuttavia oggi ho ascoltato molte considerazioni da parte dell’Italia, del ministro Patuanelli e delle Regioni. La questione del Prosecco è molto specifica e seria. Considererò in modo molto serio le obiezioni dell’Italia, e su questo aspetto non c’è ancora la parola fine”. Pace armata dunque, anche se i produttori italiani, dopo che l’Europa ha sponsorizzato il Tokaji ungherese, hanno il dente avvelenato.

Saras, Moratti dona 1,5 milioni ai lavoratori in Cig

Non si può dire certo che il presidente della Saras, Massimo Moratti, non è persona generosa. Nei giorni scorsi ha deciso di destinare il suo compenso annuo, pari a 1,5 milioni di euro – non alle sgangherate casse della sua ex squadra, l’Inter – bensì ai lavoratori della raffineria di Sarroch (Cagliari), ora in cassa integrazione a causa della pandemia. L’emolumento servirà a compensare la riduzione degli stipendi. Moratti ha indirizzato ai lavoratori una lettera, in cui li ringrazia per i sacrifici che stanno facendo, sottolineando il loro impegno in un momento davvero difficile.