Uffizi al primo posto tra i luoghi di cultura italiani: quanto ha pesato Chiara Ferragni?

A quanto pare, il pubblico ha colto l'invito dell'influencer. Con buona pace dei puristi e dei leoni da tastiera.

A scandalizzarsi nel 2020 furono i “puristi”, coloro che ritennero un’onta le foto di Chiara Ferragni scattate nella Galleria degli Uffizi. Dopotutto, se usi come testimonial un’influencer con decine di milioni di follower, certe reazioni le metti in conto: i leoni da tastiera sono sempre pronti ad avventarsi sullo spazio bianco del “commenta” al pari del re della savana quando annusa una preda.

L’imprenditrice digitale cremonese ebbe subito la sua rivincita, facendo parlare i fatti.

Le visite al museo fiorentino registrarono nei giorni successivi un +27% e tra chi scelse di andare a scoprire i capolavori custoditi ci furono tantissimi giovani che prima di allora avevano messo piede in un luogo di cultura solo se trascinati dal programma di una gita scolastica. Molti contestarono il privilegio concesso alla Ferragni di poter visitare la Galleria in perfetta solitudine e godere dei capolavori di Botticelli insieme a una guida d’eccezione, il direttore del museo Eike Schimdt.

Pochi colsero il particolare che la Galleria era stata la location che l’edizione di Hong Kong della rivista “Vogue” aveva scelto per un servizio sulla influencer, che era stata impegnata nello shooting per l’intera giornata precedente agli scatti.

Il peso dell’effetto Ferragni

Oggi che la Galleria degli Uffizi si colloca per la prima volta al primo posto dei luoghi di cultura italiani più visitati, secondo una classifica stilata dal Giornale dell’Arte e dall’Art News Newspaper, ci si interroga su quanto lungo possa aver pesato l’effetto Ferragni sul suo successo.

Che ha portato il museo fiorentino a sorpassare per la prima volta il Colosseo, che era stato sempre saldamente al primo posto di monumenti e bellezze italiche visitate negli ultimi anni.

I numeri del museo e “l’onda lunga”

Qualche numero? Nel 2021, i visitatori delle Gallerie (che includono anche il Giardino di Boboli e Palazzo Pitti) sono stati 1.721.637, quasi 100mila in più di quelli dell’anfiteatro Flavio (1.633.436), scivolato, quindi, al secondo posto.

“L’effetto ha avuto un’onda lunga», ha spiegato Schmidt a Repubblica, “nel 2021 la presenza di giovani agli Uffizi è aumentata, infatti, del 42 per cento rispetto al 2020, e se consideriamo che non ci sono state gite scolastiche, e che quindi quei centomila ragazzi in più sono venuti di loro spontanea volontà,
capiamo bene l’entità del fenomeno”.

Ma è davvero tutto merito della Ferragni?

Certo, il volto famoso è il suo, la capacità di influenzare e determinare i comportamenti dei follower è il suo mestiere, ma c’è chi ha lavorato, e benissimo, dietro le quinte perché questo accadesse.

E’ il Dipartimento strategie digitali degli Uffizi voluto nel 2015 dallo stesso Schmidt per potenziare la presenza della Galleria sul web. Perché il sito istituzionale è prerogativa di ogni museo, ma saper “stare” sui social, utilizzarli nella maniera giusta, differenziandone l’utilizzo di ognuno per target diversi comporta intuito e preparazione. Lo ha spiegato in una intervista Francesca Sborgi, coordinatrice dell’area social degli Uffizi: «La nostra missione istituzionale è diffondere al maggior pubblico possibile la conoscenza delle collezioni e delle attività culturali degli Uffizi secondo un palinsesto di concerto con Schmidt e le sue linee strategiche a breve e lungo termine.

Il sito è l’aggregatore, il nostro biglietto da visita che raccoglie i contenuti per tutto il pubblico; ciascun social li riprende, differenziandole per fasce diverse di fruitori”.

Il ruolo dei social

E prosegue: “Instagram parla a un target internazionale e dalle aspettative molto alte, con una proposta di contenuti visuali e testuali culturalmente più strutturata grazie a immagini di qualità accompagnate da testi letterari o di canzoni. Twitter è invece la bacheca dove aggiorniamo in tempo reale tutte le novità sulla galleria, rivolgendoci anche lì a un’utenza internazionale».

Lo sbarco su Facebook», aggiunge Sborgi, «è avvenuto nel 2020, con la pandemia per raggiungere un pubblico più di prossimità, che ha un’età media alta rispetto agli altri social. È stato utilissimo per le dirette chehanno tenuto virtualmente aperti il museo durante i lockdown, focus che
continuano ad essere centrali, affidate ai nostri curatori o a ospiti esterni». E poi è arrivato TikTok: «il lavoro sul social per gli under 25 parte da un continuo aggiornamento sui trend che cambiano di settimana in settimana, a cui adattiamo video con le nostre opere. Il direttore ha il compito di approvare i video, ironici e autoironici, che progettiamo, ma ci lascia libertà. La soddisfazione più grande è quando i tiktokers postano video sulle nostre opere. Vuol dire che sono venuti a visitarci», conclude la coordinatrice del team nel quale lavorano anche stagisti provenienti dall’Università.
Il quadro, a questo punto, dovrebbe apparire più chiaro anche a quanti si scagliarono contro la Ferragni. Fu proprio il museo a postare una storia Instagram in cui l’imprenditrice invitava a visitare gli Uffizi, “one of the most beautiful museums in the world, so come and visit it!”, disse in inglese. A quanto pare, il pubblico ha colto il suo invito. Con buona pace di rico_delirio_berlin e del suo unfoll immediato per la pagina Instagram degli Uffizi.