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Scandalo partite iva, ancora un caso. Piuarch non si scusa, interviene l’Ordine: “Comportamenti ingiustificati”

Un altro studio di architettura di Milano ha usato il bonus 600 euro dei suoi collaboratori. Piuarch non si scusa, interviene l'Ordine

Ancora un caso nell’architettura milanese. Ancora una volta fatto emergere dalla pagina Instagram “Riordine degli architetti“.

Architetti, scandalo partite iva: dopo Piuarch anche Locatelli Partners

Nel mirino dell’account che denuncia pratiche al limite e sfruttamento nel mondo del lavoro di settore, questa volta ci è finito Locatelli Partners. Collaboratori pagati il 40% in meno del compenso. In cambio lo studio invitava i giovani architetti freelance a richiedere il bonus di 600 euro allo Stato per compensare. A denunciarlo un ex collaboratore che ha consegnato alla pagina Instagram una mail come prova.

Piuarch non si scusa

Un caso quasi identico a quello emerso meno di dieci giorni fa. Piuarch, firm milanese dell’architettura con clienti internazionali di peso e vincitori del concorso internazionale per  lo Human technopole che darà nuova vita all’ex area Expo, ha chiesto sotto pandemia ai suoi lavoratori di versare allo studio il bonus per le partite iva varato dal governo Conte-bis nei primi mesi del Covid. Non hanno chiesto scusa i quattro soci titolari dello studio fondato nel 1996 –  Francesco FresaGermán FuenmayorGino Garbellini e Monica Tricario – e anzi si sono difesi (o meglio fatti difendere) dicendosi “orgogliosi” di “non aver lasciato a casa nessuno” in periodo di crisi. Non hanno chiesto scusa nemmeno quando emerso che Piuarch ha chiuso il 2020 con ricavi in crescita di 700mlia euro a 3,8 milioni e utili quasi triplicati a mezzo milione di euro, tanto che i quattro titolari si sono distribuiti un dividendo da 160mila euro. Mentre contemporaneamente emergeva come la realtà dell’architettura milanese, con clienti come Dolce&Gabbana, Gucci, Fendi e Givenchy e insignita nel 2013 del premio “Architetto Italiano dell’anno 2013”, risulti avere un solo dipendente regolarmente assunto.

L’Ordine di Milano: “Diffusi comportamenti ingiustificati”

Ora la palla passa all’Ordine degli Architetti di Milano. Che sollecitato più volte negli ultimi mesi sulle condizioni di lavoro dei liberi professionisti e delle “false partite iva”, senza fornire risposte esaustive ma anzi dicendo di “non essere la magistratura” aveva risposto sui social a chi chiedeva una posizione, ora ha rilasciato una nota. Il cui significato è da tradurre. Se da una parte l’Ordine presieduto da Paolo Mazzoleni “ritiene doveroso prendere atto, senza alcuna reticenza, delle notizie riguardanti una diffusa presenza di comportamenti che non trovano giustificazione né nella non facile situazione contingente né nelle debolezze strutturali del nostro sistema” annunciando che ” i colleghi interessati da notizie attendibili di possibili abusi e mancanze sono stati e saranno segnalati al Consiglio di disciplina su iniziativa del Consiglio dell’Ordine”, dall’altra ha smorzato i toni delle polemiche scaturite in queste settimane. Parlando di “questione è ampia e delicata” che “coinvolge l’intero settore, a partire dalla progressiva diminuzione dei compensi professionali sia nel pubblico che nel privato, dall’incertezza e dalle scarse tutele nei pagamenti, dal progressivo aumento della complessità del contesto normativo e procedurale, passando per la scarsa efficienza dell’intera filiera e per la spesso fragile strutturazione organizzativa e finanziaria degli studi, dai più piccoli ai più grandi”.

In alcuni passaggi sembra anche “comprendere”, se non giustificare alcuni comportamenti. “La collaborazione, anche continuativa nel tempo ma comunque non subordinata, è infatti prevista dalle normative con uno sguardo proprio alle professioni regolate” fa sapere l’Ordine. Aggiungendo che “Questa è però una forma molto diversa dal rapporto di subordinazione e porta con sé diritti e doveri differenti nella relazione tra le parti. Autonomia e orientamento al risultato sono forse le caratteristiche fondamentali di questo modo di collaborare e andrebbero sempre tenute in conto. Così come, soprattutto, il fatto che ogni professionista ha l’obbligo anche deontologico di compensare la collaborazione in proporzione all’apporto ricevuto e di mantenere rapporti leali“.