Saipem, cosa c’è dietro al crollo del 30% in Borsa

Che succede a Saipem? Crolla in borsa: centra il rialzo delle materie prime e della logistica. Ma anche alcune scelte sbagliate

A fine gennaio l’Istat ha certificato una crescita record del Pil Italia (+6,5% nel 2021, già oltre i due punti percentuali per l’anno in corso). Ma non mancano le spine nel fianco della ripresa economica italiana. Se da un lato alcuni settori posso beneficiare dell’aumento della domanda post-pandemia, non sono poche le filiere messe in difficoltà dall’aumento del costo di energia e materie prime e dai dissesti nella logistica.

Saipem nuovamente nell’occhio del ciclone

Tra le vittime più illustri al momento spicca Saipem. Il colosso, nato nel 1956 e operante nel settore della fornitura di servizi per il settore dell’energia e delle infrastrutture, è nuovamente sotto l’occhio del ciclone. Ha denunciato in queste ore un tracollo nei conti e un conseguente crollo in borsa, arrivando a perdere oltre il 30%.

Saipem, contrazione dei ricavi per un miliardo

Quello che preoccupa la Società per azioni – operante nel campo delle energie rinnovabili, specializzata in progettazione e realizzazione di impianti a gas ed eolici – è che non è stata vittima di un attacco speculativo.

Nel fine settimana il Consiglio d’Amministrazione, guidato dal Ceo Francesco Caio (ex manager di Indesit, Poste e Alitalia), si è riunito nella sede di San Donato Milanese per fare il punto sul bilancio annuale.

Il documento è destinato a mettere in luce un quadro nettamente inferiore alle previsioni: è prevista una perdita di un terzo del capitale sociale. La creazione di Enrico Mattei negli anni Cinquanta, con 32mila dipendenti e un fatturato di oltre 7 miliardi, conoscerà una contrazione dei ricavi di un miliardo: dagli oltre 4 preventivati a poco più di 3.

La revisione dei conti per il 2024 decisa dal CdA straordinario è impietosa: conti in rosso per il 2021, fatturato sotto le previsioni per oltre un miliardo di euro e appello ai soci per un’urgente iniezione di liquidità. Il titolo si contrae in borsa, non riuscendo a fare prezzo e affonda di oltre 30 punti percentuali.

Ridimensionamento Saipem: le cause

I principali colpevoli di questo ridimensionamento sono i soliti noti intoppi dell’economia post-Covid: rincaro delle materie prime e i disservizi nella logistica.

Ma non mancano le responsabilità dei quadri dirigenziali interni all’azienda interna al gruppo Eni, che hanno accettato commesse non azzeccate. La società spende troppo per i materiali, per l’attività di ricerca e produzione nei giacimenti di gas e petrolio in giro per il mondo, mentre i tempi lunghi delle consegne di materiali e tecnologia frenano i cantieri delle rinnovabili.

Saipem, quanto incide lo stop ai lavori in Mozambico

Pesa come un macigno lo stop ai lavori avviati in Mozambico per un progetto del valore di 4 miliardi di euro che, dopo essere stato presentato lo scorso aprile alla francese Total, ha subito un blocco per cause esterne alla pandemia: la decisione dei francesi di interrompere le attività in seguito alle attività terroristiche nella zona adiacente all’impianto.

L’interruzione ha causato a Saipem un mancato ricavo per un miliardo e mezzo di euro alla fine dello scorso anno.

Saipem, il contratto con Qatargas delude le aspettative

Pesa poi il contratto d’appalto con Qatargas che sembra destinato a deludere le stime della vigilia, col progetto per il North Field Production Sustainability Pipelines Project che è ben lontano dal profitto previsto oltre il miliardo e settecento milioni di dollari quando era stato aggiudicato nel febbraio dello scorso anno.

Ed ora le banche minacciano la richiesta di rientro dei capitali

Sul gruppo pende la minaccia della richiesta del rientro dei capitali da parte delle banche finanziatrici, a causa delle pesanti perdite di Saipem. È probabile che la società chieda un intervento degli azionisti, tra cui anche lo Stato. Lo schema azionario di Saipem Marathon Asset (holding del credito, al 5%) ed Eleva (società francese di asset management, al 3%). Ma anche un’importante quota di partecipazione pubblica col 30% di Eni e il 12% di Cassa Depositi e Prestiti.

Si prevede la necessità di una ricapitalizzazione per almeno un miliardo di euro da parte della società. Non è ancora nota la presa di posizione dell’autorità di vigilanza sui mercati, Consob, la cui commissione afferma di seguire con grande attenzione la situazione, in attesa della pubblicazione ufficiale del bilancio 2021 e del responso dei revisori dei conti.