Retribuzioni, in Italia è peggio essere giovane che donna

Un confronto tra i dati sul divario generazionale e di genere nei salari. L'Italia non è un paese per giovani, prima ancora che per donne

In Italia il tema delle disparità salariali si fa sempre più stringente. Mentre la campagna elettorale si infiamma su massimi sistemi e diatribe personali, i problemi concreti rimangono sul tavolo. E se possibile si aggravano. I dati lo dimostrano, come nel caso del divario generazionale retributivo: i giovani guadagnano sempre meno degli anziani. Si è innescato il tremendo meccanismo del confronto fra ultimi. Una statistica impietosa che, nel confronto tra discriminati, fa sì che in Italia sia peggio essere giovani che donne.

I giovani sempre più poveri

Un aumento del reddito di un lavoratore nel corso degli anni in Italia è considerato fisiologico, anche se non è la prassi nella maggioranza dei paesi occidentali sviluppati. Pier Giorgio Ardeni su il manifesto osserva che “quello che non è normale è la forbice nella retribuzione tra under30 e over50“.

La serie storica mostra un allargamento della forbice nella retribuzione generazionale dalla fine degli anni Ottanta. Un report della Banca d’Italia mostra come il reddito dei giovani nel 1987 era inferiore del 3,3% rispetto agli adulti.

Nel 2020 risulta decuplicato al 30,4 per cento. Le retribuzioni orarie medie da lavoro dipendente dei giovani, che nel 1987 erano del 22,3% inferiori a quelle degli adulti; nel 2020 lo erano del 33,5%. I redditi medi da lavoro dipendente dei giovani rispetto agli adulti sono passate dal 23,7% (in meno) del 1987 al 37% del 2020.

Divario generazionale

L’indice di disuguaglianza Gini per la distribuzione del reddito conferma.

Nel 1991 in Italia aveva raggiunto il minimo del 28,8%; nel 2020 è arrivato al 35%. Anche in questo indicatore, i maggiormente svantaggiati sono i più giovani. Il 21,3% degli under 34 è nel quinto dei percettori di reddito più poveri; tra gli adulti il dato scende al 16,9% si trova nel quinto più povero. Nel quinto più ricco ci sono il 12,6% dei giovani e il 29,7% degli popolazione adulta 55-64 anni.

Il divario generazionale è maggiore se si osserva il patrimonio. Negli ultimi 30 anni, le consistenze patrimoniali dei giovani sono andate progressivamente allontanandosi da quelle degli adulti. La ricchezza netta familiare mediana dei giovani, nel 1987, era il 61,8% di quella degli adulti; nel 2014 era addirittura diminuita fino al 6,9%. Poi è risalita fino al 37% del 2020. Rispetto agli anziani, poi, il rapporto si è addirittura invertito. Nel 1987 la ricchezza mediana dei giovani era il 126,7% di quella degli anziani; nel 2014 era scesa all’8,1%, per tornare al 46,5% nel 2020.

Gender pay gap: Italia tra i migliori in Europa

Il divario retributivo di genere è la differenza tra i compensi orari lordi di uomini e donne. Si basa sugli stipendi versati direttamente ai dipendenti prima delle detrazioni fiscali e dei contributi previdenziali. Nei calcoli si tiene conto soltanto delle aziende con dieci o più dipendenti. Questo parametro in Italia risulta tra i tra i più bassi d’Europe: 4,2%. La quarta percentuale più bassa del blocco, rispetto a una media del 13 per cento nei ventisette Stati membri.

È quanto emerge dai dati diffusi da Eurostat. Meglio del nostro paese fanno solo Lussemburgo (0,7%), Romania (2,4%) e Slovenia (3,1%).

La media del divario retributivo di genere in Unione europea 13%. Prima della pandemia, le discrepanze più alte sono state registrate in Lettonia (22,3%), Estonia (21,1%), Austria (18,9%), Germania (18,3%). Sempre nel 2020, la forbice del divario è stata invece più ridotta in: Lussemburgo (0,7%), Romania (2,4%), Slovenia (3,1%) e Polonia (4,5%).

L’Italia si trova agli ultimo posti di questa spiacevole classifica, con “solo” il 4,2%; quasi otto punti migliore della media continentale.

Non è un paese per giovani

Un confronto deprimente che conferma l’età come principale fattore che innesca il divario retributivo nel nostro paese. Se una donna guadagna più del 4% in meno di un uomo, in Italia i giovani se la passano peggio. Circa 10 volte peggio, con il divario generazionale che va oltre il 30% della retribuzione. Insomma, l’Italia non è un paese per giovani, ancor prima che per donne.

IL REPORT BANCA D’ITALIA SUL DIVARIO RETRIBUTIVO GENERAZIONALE