Se la scuola va male, l’ultima cosa con cui prendersela è lo stipendio dei presidi

Un rapporto Ocse mostra che i presidi guadagnano il doppio dei docenti, ma una miseria rispetto ai dirigenti della Pubblica Amministrazione

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Il rapporto Ocse sulla scuola, Education at a Glance 2022, prova che i presidi scolastici guadagnano circa il doppio rispetto ai docenti, e mediamente più che nel resto d’Europa. Ma la categoria avverte che la comparazione è sbagliata e che invece occorre equilibrio rispetto alle altre figure apicali della pubblica amministrazione

Le retribuzioni medie dei presidi italiani, rispetto a quelle di un lavoratore full time laureato, e quindi anche dei docenti, sono più alte del 73 per cento.

E in moltissimi casi questi dipendenti dello Stato guadagnano di più rispetto ai loro omologhi europei. A rivelarlo è stato l’ultimo rapporto “Education at a glance 2022” redatto dall’Ocse con il quale il nostro sistema scolastico è stato messo a confronto di quello di circa altri trenta Stati occidentali e industrializzati.

Quanto guadagnano i presidi

Dallo studio emerge che i dirigenti delle scuole guadagnano quasi il doppio rispetto agli insegnanti.

In particolare secondo il rapporto i capi d’istituto delle scuole primarie di secondo grado italiane, in fascia retributiva media, percepiscono 90mila euro l’anno, importo lordo pari a circa quattromila euro mensili, inclusivi di indennità.

Il corpo docenti percepisce invece 42.800 euro lordi annuali, pari a 1.750 euro mensili. Nel continente europeo il differenziale italiano risulta il più marcato: all’Italia seguono solo Francia, Grecia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, con differenziali percentuali pari in media al 40–25 per cento.

Le ragioni dei presidi

Ma la categoria non ci sta a passare per privilegiata e mette bene in chiaro come le differenze retributive siano proporzionali alle differenti responsabilità. Sottolineando inoltre che i presidi guadagnano molto meno rispetto ai dirigenti pari grado – ovvero di secondo grado – della pubblica amministrazione.

“Gli stipendi di quelli che un tempo venivano chiamati presidi sono erroneamente confrontati con quelli degli insegnanti, in una comparazione orizzontale inaccettabile – commenta Attilio Fratta, presidente nazionale del sindacato dei presidi Dirigentiscuola.

La differenza con i dirigenti della PA

Occorre invece un confronto verticale, con i dirigenti pari grado della pubblica amministrazione. Un preside con 40 anni di servizio percepisce circa 3.100 euro netti al mese. Un insegnante con la stessa anzianità arriva a 1.700. La differenza è di poco più di mille euro al mese, a fronte di responsabilità, rischi professionali e competenze elevatissimi”.

La categoria fa notare che i presidi sono figure apicali, al di sopra delle quali non c’è nessuno.

Il che investe loro di responsabilità enormi. “Un dirigente di seconda fascia della pubblica amministrazione percepisce mediamente uno stipendio netto di cinquemila euro al mese e gestisce al massimo dieci sottoposti – prosegue l’esperto. Un dirigente scolastico guadagna 3.100 euro e, se in una scuola piccola coordina cento dipendenti, in una di grandi dimensioni ne ha fino a 200. C’è una evidente sproporzione, per questo non possiamo essere definiti privilegiati”.

I fondi per la perequazione

La soluzione? “Occorre una perequazione a livello contrattuale che è stata fatta solo in parte – va avanti Fratta. Abbiamo calcolato che con una spesa complessiva di 270 milioni di euro gli stipendi dei dirigenti scolastici sarebbero in linea con i pari grado della pubblica amministrazione”. In realtà la somma c’è: è stata inserita nella legge finanziaria del 2018, ma non è mai stata utilizzata. “Nel frattempo si sono spesi 400 milioni di euro per i banchi a rotelle – conclude il sindacalista.

Mentre il Pnrr non prevede una voce ad hoc sul fronte retributivo, per qualunque categoria di lavoratori. Al nuovo governo chiediamo di porre rimedio questa situazione. La strada c’è: basta usare i fondi già
stanziati e finora dimenticati”.

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