Le banche italiane hanno un conto aperto con Mosca

Le banche italiane sono esposte per 25 miliardi con l'economia russa. E un "nostalgico comunista" è alla guida di Intesa a Mosca da 20 anni

Sanzioni? Non è un caso che il nostro paese sia tra i più refrattari a imporre misure pesanti alla Russia. L’Italia è tra i paesi più interdipendenti con l’economia russa e di conseguenza esposto alle reazioni di Mosca, sia in termini energetici – oltre il 47% del nostro approvvigionamento di gas proviene dalla Russia – che finanziari. Il giro d’affari delle banche italiane con la Russia è di circa 30 miliardi di dollari, una cifra rilevante.

Russia-Italia, i rapporti economici: 300 imprese, 20 miliardi

Dal punto di vista commerciale, la Russia rappresenta per il nostro paese un partner non prioritario, soprattutto dopo la prima contrazione. Ad oggi c’è un interscambio di circa 20 miliardi – 7 di esportazioni del Made in Italy e circa 12,5 di import – con 300 imprese italiane che fanno affari nel paese, e che ovviamente scongiurano tensioni economiche da sanzioni. È stato stimato che il primo giro di sanzioni, in seguito all’invasione russa della Crimea nel 2014, ha causato una perdita di giro d’affari per le imprese del nostro paese di circa due miliardi.

Il fronte che non è possibile trascurare è quello bancario.

Le banche italiane esposte per 25 miliardi con la Russia

Nel lungo periodo, alle Borse non interessano le guerre, ma una crisi internazionale conta eccome per le banche. E i nostri istituti di credito lo sanno. Le banche italiane sono le più esposte del mondo al paese di Putin, con prestiti e finanziamenti complessivi per 25,3 miliardi di dollari, e quasi 6 miliardi di garanzie.

I più in ballo tra gli istituti di casa nostra sono UniCredit – che ha 72 sportelli in Russia che erogano circa 8 miliardi di euro di prestiti e che nel 2021 avevano fruttato 180 milioni – e Intesa Sanpaolo – 28 filiali a fine 2021 dichiarava un’esposizione complessiva in termini di impieghi per 5,57 miliardi.

Antonio Fallico, “un nostalgico comunista” da 20 anni alla guida di Intesa in Russia

Dal 2003 a guidare Intesa Sanpaolo Russia c’è Antonio Fallico, che negli scorsi giorni aveva avuto parole conciliatorie verso il Cremlino: “In merito alla crisi in Ucraina, ricordo che la Russia in tutta la sua storia non ha mai attaccato per prima nessuno, si è sempre difesa”.

Dichiarazioni che non sono passate in osservate, soprattutto a Mosca, che ha deciso di insignire il banchiere dell’Ordine dell’Amicizia, la più alta decorazione di stato riservata a cittadini stranieri.

L’italiano più potente a Mosca

Fallico è considerato “l’italiano più potente di Mosca”. In un’intervista a Italia Oggi disse di essere “un nostalgico comunista. Impossibile non provare rimpianto per i valori dell’URSS, nonostante gli errori commessi”.
I 25 miliardi sono principalmente frutto di crediti vantati dagli istituti di credito italiano verso aziende russe, che potrebbero decidere di punto in bianco di non ripagare più: per questioni economiche dettate dalla crisi, o come scelta politica contro le sanzioni occidentali.

Ci sono poi una serie di operazioni a sostegno dello scambio commerciale di materie prime e di prestiti ai privati.

I rapporti delle banche con la Russia di Putin: Italia, Francia e Austria davanti a tutti

I dati forniti alla fine dello scorso anno dalla Banca dei Regolamenti Internazionali fanno registrare 25 miliardi di esposizioni da parte delle banche italiane, la stessa cifra in Francia; 17 miliardi per le banche austriache, 14 per le banche statunitensi e a 8 per le tedesche.

In rapporto al giro d’affari, le banche italiane sono le seconde più esposte con la Russia: nel paese è stanziato lo 0,5% del credito. Il più esposto è l’Austria (1,4% del proprio credito bancario), seguono distanziati Francia, Paesi Bassi, Giappone e Stati Uniti.