La prova del nove di Greta: quanto rende la sostenibilità?

Quanto rende la sostenibilità? A questa domanda non c'è ancora una risposta definitiva. L'esempio del carbone (e non solo)

Quanto rende la sostenibilità? A questa domanda bisogna ancora trovare una risposta definitiva e valida per ogni occasione. Sull’onda della corsa a incorporare la sostenibilità come asset chiave nelle dinamiche d’investimento, la finanza globale deve ancora individuare una definizione univoca. È sostenibile il titolo dell’azienda tecnologica che investe in mobilità elettrica oppure lo è l’azienda che risponde ai precisi criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG)? E ancora: è sostenibile il fondo in possesso dei criteri ESG nelle sue strategie di investimento oppure servono connotazioni più stringenti?

Per capire meglio la situazione, ad oggi è necessario separare i temi.

Sul fronte dell’aderenza ai criteri ESG, essi sono diventati un chiaro driver nelle decisioni di investimento di molti attori; anzi, sono nati diversi fondi specializzati nel settore della raccolta di denaro per operazioni volte a promuovere investimenti sostenibili, dall’energia pulita al social housing.

L’onda dei fondi ESG

I flussi nei fondi ESG hanno continuato a crescere nel 2021. Nello stesso anno hanno superato gli afflussi totali del 2020 di 51,1 miliardi di dollari prima della fine del terzo trimestre del 2021, ultima finestra su cui ci sono dati secondo un’analisi della Harvard Business School.

Le attuali valutazioni stimano che ci siano oltre 330 miliardi di dollari asset in gestione nei fondi ESG, che secondo l’agenzia Barrons potrebbero superare presto quota 400 miliardi. La crescita organica media è stata pari al 9,7% nel 2021.

Secondo Larry Fink, 69enne finanziere californiano, ad e fondatore di BlackRock, “le prossime 1.000 imprese-unicorno”, ovvero le start-up capaci di capitalizzare oltre un miliardo di dollari, “non saranno motori di ricerca o social media, bensì innovatori sostenibili e scalabili; startup che aiutano il mondo a de-carbonizzarsi e rendono la transizione energetica accessibile a tutti i consumatori”.

La sostenibilità di Greta

In base ai dati riportati potrebbe essere interessante interrogarsi sul gretismo. Si tratta soltanto di un fenomeno di piazza capace di mobilitare “milioni di persone” in tutto il mondo per un mondo più green, oppure i concetti di Greta Thunberg funzionano anche a livello economico? Pare che quest’ultima opzione sia la più convincente. Del resto, basta dare un’occhiata al prezzo del carbone, che negli Stati Uniti ha toccato i 92,50 dollari alla tonnellata, ovvero il massimo dal 2009 ad oggi.

Allo stesso tempo, Thungela Resources Ltd, spinoff di Anglo America Plc nonché produttrice ed esportatrice di carbone termico, è risultata essere la best performing major coal stock (+1.000% y/y) proprio grazie all’aumento del prezzo del carbone. Il fatto curioso è che Abrdn Plc e Vanguard Group Inc sono tra i suoi più importanti azionisti (4,7% circa ciascuno), seguiti, tra gli altri, da Schroders Plc (1,5%) e Blackrock Inc.

(1,8%). Ebbene, Vanguard, Schroders, Blakrock ed Abrdn hanno sottoscritto il Glasgow Financial Alliance for Net Zero. Stiamo parlando di una coalizione globale di istituzioni finanziarie leader che si impegna ad accelerare e integrare la decarbonizzazione dell’economia mondiale e raggiungere emissioni nette zero entro il 2050.

Le sfide del futuro

Alcuni fondi hanno tuttavia incontrato difficoltà nell’adattarsi per conformarsi agli standard ESG. I fondi passivi come gli ETF hanno lottato per rispondere alle nuove “normative verdi”, come l’introduzione del Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) dell’UE.

Senza mandati per apportare modifiche a breve termine alle strategie dei loro fondi, conformarsi agli standard verdi in rapida evoluzione sarà una sfida chiave affrontata dai gestori passivi.

Inoltre, il “greenwashing” è diventato una preoccupazione prioritaria per le autorità di regolamentazione nel 2021. Il controllo normativo si è intensificato nel settembre 2021. Un anno fa BaFin, l’autorità di regolamentazione finanziaria tedesca, e la Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti hanno avviato un’indagine particolarmente importante.

Entrambi hanno indagato in merito alle accuse secondo cui il braccio di gestione patrimoniale di Deutsche Bank avrebbe travisato le credenziali ambientali di alcuni dei suoi prodotti con etichetta verde.

Tanti nodi restano ancora da sciogliere, soprattutto per dare una finalità precisa all’attività della finanza sostenibile. In ogni caso, abbiamo raccolto le prime, interessanti indicazioni: il gretismo sarà pure un fenomeno di piazza ma ha dimostrato di rendere moltissimo.