Giornali online, i conti del Covid: “rosso” per Linkiesta, boom di Fanpage e Il Post

Il Post, utile pari al 12% dei ricavi. I "ragazzi di Fanpage" sono ormai una fucina di scoop. Linkiesta continua a non passarsela benissimo

“La gente tornerà a leggere” si diceva nei primi mesi 2020 con la pandemia che faceva irruzione in Italia. Uno di quei leit motiv che periodicamente rimpolpa le speranze di giornalisti ed editori. Il Covid sembrava l’occasione giusta: persone sigillate in casa, boom del digitale anche fra le generazioni meno “scolarizzate” sotto questo profilo, necessità di informazioni puntuali e precise per aggiornarsi sulle fasi del virus, dei provvedimenti governativi e allo stesso tempo di intrattenimento per le lunghe giornate di lockdown.

Bene gli investimenti pubblicitari su Internet

Come è andata per alcune fra le principale testate online d’Italia? Per numeri e bilanci 2021 bisognerà attendere ancora qualche mese. Tanto si può dire invece sul primo anno del virus, mentre le aspettative dell’informazione su internet di crescita e investimenti continuano ad essere alimentate dai dati ufficiali 2021. “Per il nono mese consecutivo – ha scritto a fine anno prima comunicazione, la testata degli addetti ai lavori – anche a novembre si conferma il positivo andamento degli investimenti pubblicitari su Internet rilevati dalla società Reply nell’ambito dell’Osservatorio Fcp-Assointernet”.

Crescita del +5,6 per cento nel mese di novembre 2021 che contribuisce “al conseguimento di un significativo +19,6% nel periodo cumulato gennaio-novembre 2021”. Mentre lo stesso non si può dire certo per la carta, almeno a livello di trend, sebbene nei grandi quotidiani nazionali che integrano edizioni cartacee e web siano ancora le copie vendute in edicola a reggere in larga parte gli introiti pubblicitari e quindi la solidità finanziaria degli editori.

Il Post brinda: +700mila euro di ricavi e utili in attivo

Chi può brindare, almeno nei bilanci, all’anno pandemico è certamente Il Post. La creatura editoriale di Luca Sofri fa segnare un +700mila euro nei ricavi 2020 con un valore della produzione complessivo che passa dagli 1,3 milioni di euro del 2019 agli oltre 2 milioni di euro. Salgono anche gli utili facendo segnare un vero e proprio exploit in termini relativi: da un rosso di 173mila euro a un avanzo di 255mila euro che significa un utile pari al 12% dei ricavi, caso più unico che raro nel disastrato panorama editoriale italiano fatto di molta politica e pochi modelli di business che permettano di reggersi sulle proprie gambe.

Il Post: con Sofri azionariato e soci di peso

Certo oltre al Direttore e figlio di Adriano Sofri, la testata che ha fatto degli “explainer” il proprio marchio di fabbrica (molto apprezzati dei lettori nel mezzo del caos pandemico) può contare su un azionariato e soci importanti: dal super manager Andrea Guerra (Eataly, Luxottica, DeaCapital, solo per dirne alcuni), al sindaco di Bergamo ed ex dirigente Mediaset Giorgio Gori, fino alla sponda “atlantica” con l’investimento, seppur di minoranza, della View Different Inc di Seattle fondata dall’ex uomo di Amazon in Italia, Diego Piacentini, per 16 anni nella corporation di Jeff Bezos e poi Dirigente pubblico per l’Agenda Digitale del governo italiano.

Fanpage è diventato (ancora più) grande

Volano anche i conti di Fanpage. O meglio dell’editore “napoletano” CiaoPeople guidato da Gianluca Cozzolino. È il caso scuola del giornalismo italiano negli ultimi 10 anni. Passati dall’essere definiti dalle testate tradizionali “i ragazzi di Fanpage” (con toni un po’ dispregiativi) alla maggior fucina di scoop e inchieste nel panorama tricolore. Culminati con la ormai celebre inchiesta su Fratelli d’Italia e il nobile Jonghi Lavarini, che è solo l’ultima di una lunga serie anche nell’anno e mezzo pandemico.

Nel guardare ai numeri va considerato che l’editore è a 360 gradi: informazione e giornalismo – certo –, ma anche infotainment, entertainment puro e servizi digitali allo stesso tempo.

Nella galassia CiaoPeople anche la divulgazione scientifica di Geopop

La galassia CiaoPeople infatti può contare oltre che su Fanpage.it anche su The Jackal, Ohga, Cookist, Kodami e l’ultima arrivata Geopop, società nata alla fine del 2020 con la collaborazione del geologo e divulgatore Andrea Moccia (450mila follower su Facebook e 75mila iscritti al canale YouTube) che si occuperà di gestire web-magazine dedicati alla divulgazione scientifica.

Non esattamente una cattiva idea dopo la pandemia che ha mostrato quanto sia fondamentale conoscere scienza, medicina, salute – certamente – e con tante sfide collettive del futuro tutte incentrate su energia, clima, territorio, infrastrutture oltre all’ovvio filone del digitale.

La strategia di base è quella di arricchire, diversificare, brandizzare sempre di più l’offerta editoriale dopo che il 2020 ha fatto segnare per CiaoPeople un mostruoso +42% di aumento di fatturato sul 2019 incrementando la quota di mercato nel settore pubblicitario e negli altri segmenti di business. I numeri crudi parlano di una produzione aumentata di un terzo da 17 milioni di euro a 24 milioni mentre possono festeggiare anche i soci con l’utile in attivo a 2,4 milioni contro l’1,8 del 2019. Nessun rallentamento c’è stato con il passaggio di consegne a Fanpage fra lo storico direttore Francesco Piccinini all’omonimo Francesco Cancellato, l’ex direttore de Linkiesta.it fra il 2015-2020, avvenuto durante la prima ondata pandemica.

Linkiesta continua a perdere soldi

E proprio Linkiesta continua a non passarsela benissimo, nonostante una serie di iniziative quantomeno interessanti dal punto di vista editoriale, degli eventi e del merchandising associato. Il giornale online “liberale” per antonomasia continua a perdere soldi: 180mila euro nell’anno del Covid pur riducendo il disavanzo dai 237mila euro dell’anno precedente. Che comunque sono un “rosso” importante su poco meno di 700mila euro di ricavi a fine anno e dopo essere riusciti a portare a casa, in maniera intelligente, ben 75mila euro di contributi da Google dal Fondo per l’Innovazione Digitale (DNI) della corporation di Mountain View che gli editori tradizionali tendono a disprezzare a varie latitudini europee pur non potendo farne a meno. I ricavi puri de Linkiesta, pari a 561mila euro ,presi per voci disaggregate (le più importanti) provengono per 321mila euro dalla vendita di servizi, 125mila dalla pubblicità, 75mila dal festival GenerAzione con l’ingresso nel mondo degli eventi che è comunque una delle evoluzioni e dei trend del settore, nel bene e nel male, sempre più ibridato fra giornalismo puro, comunicazione corporate, eventi, advocacy e lobbying.

Altri 34mila euro arrivano dalla vendita di libri e riviste, una delle novità introdotte, mentre le altre voci di peso provengono dai contributi contrattuali e dalle donazioni con una campagna di raccolta fra gli aficionados perennemente attiva e che comunque ha portato nei conti 40mila euro di entrate.

Linkiesta: esploso il costo delle “firme”

La “svolta” al giornale post Cancellato improntata dal nuovo direttore Christian Rocca (ex Il Foglio e Gruppo 24Ore) non ha portato grandi frutti per ora sotto il mero profilo economico-finanziario: grandi e colte firme della politica, certo, che insieme all’intramontabile polemista Guia Soncini i cui articoli nel 50% dei casi scatenano polemiche e bagarre che durano 48-72 ore o anche più (l’ultima in ordine cronologico: il romanaccio di ZeroCalcare e se ne è parlato per tre settimane) contribuiscono a un profilo alto e di battaglia allo stesso tempo della testata. Forse troppo alto, poco pop e attento alle esigenze del lettore medio. E contemporaneamente molto costoso rispetto alla gestione precedente, visto anche lo standing intellettuale delle firme: non sembra un caso che i costi per i soli articoli del giornale siano passati in un anno da 124mila a 229mila euro di compensi.

Linkiesta, la linea politico-editoriale resta apertamente “renziana”

Come anche non sembra per ora aver funzionato l’imprinting di linea politico-editoriale voluta da Rocca, fedelmente e apertamente “renziana”, evitando le ipocrisie giornalistiche della “neutralità” a tutti i costi, o comunque centrista-moderata, liberale e liberista in economia, fermamente anti populista e per qualche ragione non chiarissima ossessionata in negativo dalla figura di Giuseppe Conte e grillini al seguito dell’ex premier. Non è la prima volta che Linkiesta sposa il percorso politico del senatore di Rignano sull’Arno. L’ultima, nel 2014, dopo un duro scontro fra direzione e proprietà portò alle dimissioni del fondatore Jacopo Tondelli. Proprietà saldamente nelle mani della borghesia milanese, rappresentata in continuità dall’avvocato Fabio Coppola (noto alle cronache anche per essere il padre dei figli di Chiara Bazoli, attuale compagna del sindaco di Milano, Beppe Sala, e figlia dello storico Presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli), che continua a mettere una pezza sui conti de Linkiesta con aumenti di capitale, come avvenuto più e più volte in passato e che nel corso del 2020 ha visto le dimissioni dal consiglio di amministrazione del fondatore di MutuiOnline, Marco Pescarmona, e del commercialista meneghino Andrea Tavecchio. Mentre in cda è entrata Elena Alessandra Vitale, figlia di uno dei fondatori, l’economista e banchiere d’affari Guido Roberto Vitale deceduto nel 2019.