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Genova, il G8 e la storia del Black Bloc: dagli anni ’80 a Seattle, ecco la “tattica” che ha cambiato il modo di manifestare

Chi sono i black bloc? Dagli anni '80 ad oggi, storia di un nuovo modo di manifestare che ha fatto scuola in tutto il mondo

Per le forze dell’ordine sono il nemico numero uno, per alcuni manifestanti non violenti degli infiltrati, per astanti e commercianti uno spauracchio. Ma chi sono i Bloc Bloc?

Per cominciare il Blocco Nero non è necessariamente gruppo politico con riferimenti ideologici omogenei, è un modo di stare in piazza, una tattica. Si utilizza per definire quei manifestanti che agiscono in gruppo omogeneo indossando abiti scuri: l’abbigliamento è il marchio di fabbrica che contraddistingue chi cerca lo scontro violento con le forze dell’ordine nel corso delle manifestazioni.

Black Bloc, l’origine del movimento e del termine

Il termine Schwarzer Bloc nasce nei primi anni Ottanta, così la polizia tedesca definiva le azioni di piazza degli Autonomen, un movimento che trae ispirazione dagli Autonomi italiani, l’aria più in fermento nella sinistra sinistra-extraparlamentare post-sessantotto, legata all’operaismo di Toni Negri, a Lotta Continua di Adriano Sofri e al movimento studentesco di Mario Capanna. 

Nel corso delle manifestazioni contro il nucleare o a sostegno della Rote Armee Fraktion (l’equivalente tedesco delle nostre Brigate Rosse) compaiono i primi indumenti, maschere e caschi neri. Abbigliamento e strategia avevano l’obbiettivo di far sembrare i manifestanti una massa compatta e ben identificabile, in modo da sembrare numericamente superiori e attirare la solidarietà di altri gruppi vicini all’interno della protesta. Gli stessi caschi e maschere rendono poi i Black Bloc non identificabili dalle forze dell’ordine, sovvertendo il codice dello stare in manifestazione ben riconoscibili dietro striscioni, bandiere e slogan.

G8 di Genova, i Black Bloc sbarcano in Italia

“Esiste una preventiva difficoltà a identificare questi soggetti. Sono soliti spostarsi in forma anonima, comparire coi segni distintivi del movimento solo in occasione degli scontri di piazza. Non sempre hanno una sede, non si radunano abitualmente, ma si raccolgono da tutto il mondo soprattutto in occasione di eventi significativi, con una coscienza perfetta oltre che del territorio anche delle tecniche di aggressione”.
Così il Capo della Polizia, Giovanni De Gennaro, esplicitava la difficoltà nell’identificare il blocco nero, in un’audizione conoscitiva sui fatti accaduti al G8, nell’agosto del 2001.

Anarchici, anti-capitalisti, no-global: chi c’è dietro i Black Bloc

Dietro la targa black bloc si raduna un gruppo tutt’altro che omogeno di individui, principalmente anarchici o di movimenti affini anti-capitalisti e no-global. La tecnica in breve si allarga al resto del mondo antagonista, arrivando negli Stati Uniti sul finire degli anni Ottanta, in manifestazioni contro il Pentagono nel 1988 e contro la prima guerra del Golfo, quando il nome Black Bloc diventa definitivo e ben noto alle cronache internazionali. Il blocco nero organizza azioni violente contro i simboli del potere economico: banche, fast-food, grandi catene di supermercati, pompe di benzina, auto di lusso e le sedi delle multinazionali.

I gruppi autonomi dei Black Bloc

Verso la fine del millennio, i Black Bloc cominciano a mettersi in proprio, rinunciando ad agire dentro cortei pacifici e iniziando a dare vita a spezzoni autonomi, come facevano gli autonomi tedeschi negli anni Novanta e gli anarchici americani del DAN (Direct Action Network). Proprio negli Usa, a Seattle nel 1999 il blocco compie il balzo in avanti con le manifestazioni contro la Conferenza WTO. La città americana viene messa a soqquadro con azioni poi ripetute a Praga sul finire dell’anno durante la riunione del Fondo monetario internazionale e a Göteborg contro il Consiglio Europeo della UE. Era il giugno del 2001, pochi giorni prima del G8 di Genova che rese i Black Bloc noti anche nostro paese, fino ad allora totalmente impreparato a questa nuova tattica, come dimostra la testimonianza di Ansoino Andreassi, il vice capo vicario della Polizia al G8 di Genova (e unico vertice a collaborare alle indagini sui fatti della scuola Diaz):

“L’appuntamento di Genvoa si andava sempre più delineando come l’attacco più duro che i movimenti anti globalizzazione avrebbero portato, non solo come partecipazione massiccia delle componenti del dissenso non violento, ma anche con la mobilitazione straordinaria delle formazioni radicali ed antagoniste”.