Come fare la spesa senza l’inflazione. I supermercati a confronto

Grandi catene e discount si fronteggiano con l'impegno di tenere i prezzi contenuti. Ma l'inflazione cresce. Le scelte dei consumatori

Battere l’inflazione nel carrello della spesa sembra una Mission Impossible. Come certificato dall’Istat, che in questi giorni ha anche rivisto il paniere dei beni di consumo, la variazione dei prezzi di gennaio, al lordo dei tabacchi, è stata del +1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% di dicembre 2021 e attesa a +5,6% a febbraio 2022). E i rincari si sono fatti sentire nelle tasche degli italiani che hanno accarezzato il freno anche sugli acquisti nella grande distribuzione.

I supermercati hanno segnato un -0,01% di vendite nella settimana dal 31 gennaio al 6 febbraio per un progressivo annuale del -1,06% secondo dati Nielsen. A pagare il prezzo più alto, le famiglie meno abbienti per cui l’inflazione ha pesato fino al 6,1% mentre quelle più benestanti hanno ridotto l’impatto al 4,4%, con una differenza dell’1,7%. Non sorprende, quindi, che nelle corsie, tra pasta, latte, biscotti, gastronomia, prodotti per sé e per la casa sia scattata la corsa allo sconto per conquistare i clienti post-Covid.

Grande distribuzione: l’ascesa dei prodotti a marchio del distributore

La dimostrazione plastica della strategia promozionale della grande distribuzione è il volantino. Tradizionalmente cartaceo, ora anche digitale, è il biglietto da visita delle insegne. E i messaggi sono chiari. Si parla di “carovita” da Esselunga, “prezzi bassi e fissi” da Conad, si mette in campo il supereore Spesa Difesa di Selex, si bloccano i prezzi di oltre mille prodotti come pubblicizza Despar mentre Coop propone “grandi marche e grandi sconti”.

Al centro della promozione, molto spesso, i prodotti a marchio del distributore (Mdd). Un segmento che ha dimostrato una forte tenuta durante gli ultimi due anni. Nel 2020 è cresciuto del +9,3%, raggiungendo una quota di mercato del 20% pari a 11,8 miliardi di euro di fatturato (nel 2019 era di 10,8 miliardi di euro) secondo uno studio di The European House Ambrosetti. Dalla sua, una filiera controllata ed economie di scala che permettono prezzi bassi.

Ne sono un esempio, Fior Fiore Coop, Vale, Saper di Sapori, Delizie VéGé, Il Podere, ecc.

Spesa: le grandi catene devono vedersela con i discount

A fare la differenza, in termini di costo, è anche il segmento di riferimento. All’interno della grande distribuzione, se da un lato le grandi superfici degli ipermercati hanno ceduto il passo al negozio di maggiore prossimità, dall’altro le grandi catene in fatto di ribassi devono vedersela con i discount.

Questi format, nel frattempo, sono cresciuti del +20% nel 2020 rispetto all’anno precedente e continuano a proporre prezzi scontati fino al 50%. Anche se nel frattempo monitorano i costi di produzione: se dovessero aumentare, scattano i rincari. Posizione affermata anche da Patrizio Podini, patron di MD, catena italiana con un fatturato di 2,8 miliardi di euro nel 2020 al terzo posto nella classifica italiana dietro Eurospin e Lidl: «Siamo in un periodo di forti aumenti difficili da prevedere.

Noi aumenteremo un po’ i prezzi cercando di contenerli al massimo, ma speriamo di conquistare nuovi consumatori e che questi, quando confronteranno i nostri prezzi con quelli dei supermercati, ribadiranno la nostra già riconosciuta competitività».

Spesa: una corsa a ostacoli contro gli aumenti

Se a queste dinamiche si aggiungono poi quelle della logistica (l’Italia è un Paese in cui, secondo Coldiretti, l’85% delle merci viaggia su strada), del rincaro energetico (con circa 15-20mila aziende agricole attive nella coltivazione in serra in difficoltà) e della mancanza di materie prime che ha spinto diversi trasformatori a ritoccare i prezzi (emblematico il caso della pasta: +38% dall’estate 2021 ad oggi) andare a fare la spesa si trasforma in una prova a ostacoli.

«Secondo una recente rilevazione che abbiamo condotto con Ipsos il 43% degli italiani prevede di dover ridurre i consumi a causa dell’aumento dei prezzi e uno su tre teme di non riuscire ad affrontare spese ordinarie. In questo contesto, le aziende della distribuzione stanno operando con grande responsabilità per cercare di contenere i rincari», ha affermato nei giorni scorsi Carlo Alberto Buttarelli, direttore relazioni con la filiera e ufficio studi di Federdistribuzione. Secondo gli ultimi dati dell’associazione a dicembre 2021 la pressione promozionale operata dalle catene della Gdo era del 31,6%, leggermente in calo di circa 1,5% rispetto a dicembre 2020.

L’inflazione si batte anche con una spesa diversa

Al di là delle promozioni, però, l’inflazione si può battere anche prestando maggiore attenzione ai trend nati dalla pandemia. Il commercio di vicinato, in questo senso, rappresenta ancora una volta l’alternativa. Come già visto durante il lockdown, mercati rionali e botteghe di quartiere rappresentano un canale di approvvigionamento che sembra risentire meno del caro inflazione. Dal fruttivendolo alla macelleria, passando per il banco del pesce qui spesso di trovano prodotti freschi, in arrivo direttamente dai mercati all’ingrosso. Stagionalità, rapporto qualità-prezzo, affidabilità del rivenditore le caratteristiche che non temono alcun ritocco al rialzo. Per non parlare delle vendite dirette, come il circuito Campagna Amica di Coldiretti che conta oltre 417 strutture associate che mettono in contatto produttore e cliente evitando ulteriori balzelli.