Gas ed energia, il conto. Per lo Stato una “bolletta” da 10 miliardi

Gli interventi del Governo per scongiurare la bomba sociale sono costati 10 miliardi. Ora un prelievo straordinario

Quasi 9 miliardi di euro nel 2021. E già 1,7 miliardi per il primo squarcio di 2022. Ecco quanto è costata fino ad ora la crisi energetica europea e globale per le casse pubbliche italiane. Una vera e propria “bolletta” salatissima che non promette di scendere nei prossimi mesi. Nelle stesse ore in cui il Delegato per l’energia di Confindustria, l’uomo dai mille incarichi Aurelio Regina, dichiara a Repubblica (edizione del 20 febbraio 2022) che le “filiere” avranno bisogno di 120 miliardi di euro all’anno per 10 anni per una grande ristrutturazione energetica, il caro gas ed energia elettrica presenta il suo conto: l’impennata dei prezzi all’ingrosso dell’energia nel 2021, fra gennaio e dicembre, ha fatto registrare un aumento di quasi il 500% per quanto riguarda il gas naturale e del 400% circa per l’energia elettrica.

Bollette: aumenti del 131% per l’energia elettrica in un anno

Cifre che hanno cominciato a impattare dal secondo semestre 2021. Così oggi, primo trimestre 2022, rispetto a un anno fa si assiste ad aumenti del 131% per il cliente domestico tipo di energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi di euro/kWh, tasse incluse) e del 94% per quello del gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi di euro per metro cubo, tasse incluse).

Il governo è corso ai ripari in più momenti facendo anche esclamare il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che è impensabile mettere “soldi cash ogni tre mesi”.

Caro energia, il costo per lo Stato del bonus sociale per le famiglie

I numeri del “cash” già stanziati per tamponare la situazione li ha messi in fila Arera, l’Autorità per le reti e l’energia guidata da Stefano Besseghini, nell’ultima audizione in Senato del 15 febbraio.

In particolare nel secondo semestre 2021 Arera, su mandato politico, ha azzerato in bolletta gli oneri generali di sistema per i clienti domestici e le micro imprese allacciate in bassa tensione, ridotto quelli sugli altri clienti e rafforzato lo strumento del bonus sociale per le famiglie in difficoltà economiche (che dall’anno scorso scatta in maniera automatica previa presentazione Isee). Ne hanno beneficiato 2,5 milioni di famiglie per il “bonus elettrico” (con aumento monstre rispetto al 2020) e 1,5 milioni di nuclei familiari per il bonus gas.

Inoltre l’Iva sul gas naturale è stata abbassata al 5% con il bilancio dello Stato a coprire le misure: in totale 8,5 miliardi di euro che rischiano di replicare al rialzo nel 2022. Di questi 1,9 miliardi sono stati ricavati dal gettito dello stato Stato derivante dalle aste dei permessi di emissione di CO2 per il 2021.

Pagamenti in ritardo: una moratoria per contenere la bomba sociale

Tempesta scampata? Per nulla.

In Legge di Bilancio il governo ha inserito l’obbligo di rateizzazione da parte delle società venditrici per i clienti inadempienti. In pratica tutti i venditori – sia dei servizi di tutela (che sono ancora diversi milioni) sia del mercato libero – sono tenuti ad offrire ai clienti domestici di energia elettrica e gas naturale che risultino inadempienti al pagamento delle fatture emesse nel primo quadrimestre 2022 un piano di rateizzazione o la negoziazione di un nuovo contratto prima di procedere alla sospensione della fornitura di energia.

Una sorta di moratoria a tempo per non far esplodere la bomba sociale.

Gli impegni del Governo a favore delle imprese energivore

A fine gennaio nell’ennesimo decreto Sostegni del biennio Covid sono state eliminate per il primo trimestre 2022 le aliquote relative agli oneri generali di sistema anche per le utenze industriali con potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW (incluse quelle in media e alta/altissima tensione, per usi di illuminazione pubblica e di ricarica di veicoli elettrici) e sono stati definiti appositi contributi, sotto forma di credito d’imposta, per le imprese energivore.

Altri due interventi che nel complesso costeranno un miliardo e 740 milioni di soldi pubblici. In minima parte potrebbero rientrare grazie a un’altra misura: il meccanismo economico predisposto per la restituzione del differenziale tra i prezzi di mercato dell’anno in corso e quelli che si sono realizzati negli anni scorsi per gli impianti di produzione fotovoltaici e rinnovabili che vendono la propria energia nel mercato. Visto l’aumento dei prezzi di mercato, infatti, e a fronte di costi sostanzialmente invariati per il settore, il governo ha stimato un incremento eccezionale dei profitti dai quali attingere per colmare il buco.