Ecco come l’Unione europea aggira le sanzioni alla Russia per il gas

Le linee guida dell'Commissione sono un invito a rispettare il decreto di Putin, senza violare le sanzioni dell'Unione europea

“Anziché spiegare come respingere la richiesta della Russia di pagare il gas in rubli, le linee guida dell’Commissione spiegano come rispettare il decreto di Putin, senza violare le sanzioni dell’Unione europea”. L’ambasciatore polacco presso l’Unione era furioso, a margine della riunione del Coreper, l’organismo che riunisce i rappresentanti dei 27 Stati membri. E non solo per la decisione di Mosca di tagliare il suo paese insieme alla Bulgaria dalla fornitura di gas per mezzo di Gazprom.

Ambiguità europee

A un mese di distanza dall’annuncio della minaccia che imporrebbe ai paesi importatori di comperare il gas russo in rubli, la linea dell’Europa è tutt’altro che chiara. Di conseguenza, i paesi si muovono in maniera autonoma. Da un lato, c’è chi come Varsavia e Sofia persegue la linea dell’intransigenza, opponendo un “no” secco alla proposta indecente di Putin, vedendosi chiudere i rubinetti da Mosca.

Dall’altro, ci sono paesi che – per tramite delle rispettive società energetiche – stanno cercando la via d’uscita per andare incontro alle richieste del Cremlino, perché non possono rinunciare al gas russo, ma non voglio violare le sanzioni europee.

“Pagare il gas in rubli rappresenta una violazione delle sanzioni e le aziende che cedono alle richieste russe vanno incontro a questo rischio”: Ursula von der Leyen ha lanciato questo avvertimento, che le compagnie energetiche hanno interpretato come un chiaro irrigidimento.

Ma nelle sue parole restano comunque margini di ambiguità. La stessa ambiguità che diversi governi hanno trovato nelle linee-guida della Commissione, tanto che le hanno chiesto di riscriverle per avere più chiarezza.

Un modo c’è

L’escamotage, per salvare la faccia e il riscaldamento, per avere stoccaggi pieni e Russia euforica, esiste. Il decreto russo impone di aprire due conti correnti diversi presso Gazprom Bank, la banca russa di stato che regola questa tipologia di pagamenti.

Il primo conto corrente va denominato in euro o dollari, l’altro in rubli.

Il pagamento delle fatture per il gas parte dunque in euro sul primo, da cui la banca russa di occupa della conversione versando il corrispettivo sul conto in rubli. A quel punto la somma verrebbe trasferita sul conto di Gazprom, la società erogatrice del gas. In questo modo è possibile rispettare formalmente le sanzioni europee e comperare il gas nelle modalità prefissate dalla Russia.

Solo allora il pagamento sarebbe da considerarsi effettuato.

L’escamotage di von der Leyen

Il quotidiano americano Bloomberg ha riportato l’indiscrezione, fatta trapelare dal colosso energetico russo, secondo cui quattro acquirenti europei avrebbero già pagato in rubli il gas di Gazprom e dieci hanno aperto i conti presso Gazprombank necessari per assecondare la richiesta di Mosca di pagare in valuta locale. Si vocifera di Germania, Austria e Ungheria, ma si tratta di speculazioni al momento non confermate.

Anche l’italiana Eni si starebbe preparando ad aprire il doppio conto corrente, in attesa di ricevere maggiori indicazioni dal governo e dall’Ue.

In queste settimane diversi governi hanno assicurato che continueranno a pagare in euro. E da un certo punto di vista è realmente così, prima della conversione. Nelle sue linee-guida – il documentoNota di orientamento sull’attuazione di alcune disposizioni del regolamento (UE) n. 833/2014 concernente misure restrittive – la Commissione aveva messo in guardia dai rischi legati al meccanismo di cambio: la conversione potrebbe coinvolgere la Banca Centrale russa e dunque questo comporterebbe una violazione delle sanzioni.

Ursula von der Leyen, su pressione del governo tedesco, aveva però suggerito un escamotage: pagare in euro, dire che così il contratto è onorato e poi chiudere gli occhi, fingendo di ignorare il successivo meccanismo di cambio. Ma per farlo sarebbe comunque necessario aprire il conto in rubli e anche ieri la presidente della Commissione non è stata in grado di chiarire se questo sia o meno in linea con le sanzioni. Sul decreto infatti esistono diverse interpretazioni.

Le accuse di facciata di Bruxelles

“La Russia ha prefigurato un sistema che implica una serie di tappe che fanno sì che le imprese importatrici di gas che pagano in euro o in dollari non possono considerare pienamente effettuata la transazione fino a quando non c’è stata la conversione in rubli. Di conseguenza si tratta di un sistema che aggira le sanzioni“. Lo ha indicato il portavoce della Commissione europea secondo la quale il fatto che l’ammontare in divisa viene trattenuto dalla Banca centrale russa per un periodo non specificato e poi convertito a un tasso dalla stessa banca centrale stabilito, configura tale procedura come un prestito di fatto.

Secondo un’analisi del think tank Bruegel, curata da Francesco Papadia e da Maria Demertzis, il meccanismo di per sé non comporterebbe una violazione delle sanzioni, ma certamente aiuterebbe la Russia ad aggirarle. E soprattutto non sarebbe in linea con i contratti, che prevedono il pagamento in euro.

Si attendono sviluppi

Lunedì si riuniranno i ministri dell’Energia per mettere a punto i piani di contingenza. La Germania e la Repubblica Ceca aiuteranno la Polonia, mentre la Bulgaria riceverà il supporto della Grecia. Ma soprattutto ci si dovrà preparare a uno stop generalizzato delle forniture. Roberta Metsola, presidente del Parlamento Ue, ha chiesto un embargo energetico totale, ma la strada è ancora lunga.

Nei prossimi giorni sarà presentato il sesto pacchetto di sanzioni che includerà il petrolio, ma lo stop agli acquisti sarà “graduale” e “settoriale”, come chiesto da Berlino. Le aperture tedesche rappresentano una spinta decisiva verso il via libera, ma anche ieri l’ambasciatore ungherese ha espresso le sue riserve.

LE LINEE GUIDA DELLA COMMISSIONE