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Diritto alla disconnessione: l’Italia è tra le prime a muoversi

Obiettivo del decreto legge: difendere la separazione tra vita privata e lavoro, specie per i lavoratori remoti.

È da tempo che si parla di diritto alla disconnessione, quello che permette al lavoratore anche in remoto di “staccare” dal lavoro senza rispondere a mail e telefonate. Un argomento che era caldo già da prima del Covid, per via del dilagare di chat aziendali, Slack e posta elettronica. È ovvio che la pandemia abbia accelerato la discussione, tanto che si è mossa al riguardo anche l’Unione europea. È successo lo scorso dicembre, quando la Commissione per l’occupazione e gli affari sociali ha presentato una Proposta di Risoluzione sull’argomento.

“Essere costantemente connessi, – si leggeva nel documento – insieme alle forti sollecitazioni sul lavoro e alla crescente aspettativa che i lavoratori siano raggiungibili in qualsiasi momento, può influire negativamente sui diritti fondamentali dei lavoratori nonché sulla loro salute fisica e mentale e sul loro benessere”. Gli Stati membri erano quindi invitati a legiferare e agire per rinforzare la barriera tra lavoro e vita personale, messa in pericolo da lockdown e smart working. Ebbene, la notizia è che il governo italiano si è mosso sin da subito in questa direzione.

Lo ha fatto con il DL n. 30 del DL 13 marzo 2021, in discussione in Aula alla Camera il 19 aprile 2021, che prevede per il dipendente in modalità agile il diritto di disconnettersi dalle “strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche”. Il tutto, ovviamente, dev’essere fatto sulla base degli accordi sottoscritti con il datore di lavoro. La legge prevede anche dei periodi di reperibilità, sempre da fissare in precedenza. L’obiettivo è quindi di creare un cuscinetto tra vita privata e professionale, i cui confini e meccanismi devono essere fissati con precisione.

Certo, una volta fatta la legge si aprirà la questione degli accordi tra lavoratore e datore di lavoro, un’area che rischia di diventare zona grigia in cui poco cambia – o quasi. Ma la legge sarebbe comunque un notevole passo avanti nel riconoscimento delle peculiarità del lavoro agile e, in generale, del lavoro contemporaneo, basato su piattaforme digitali dalle quali è difficile staccare.

Il percorso legislativo dovrebbe arrivare a termine il 12 maggio 2021. Ne riparleremo.