Decreto Sostegni ter. Dal bonus terme alla cultura, una farsa durata fin troppo

Il bonus terme è lo stesso del 2021 "saltato" causa Covid. Sussidi a turismo e cultura ma nessun Piano. Lavoro? "Stagionali" e interinali

Italiani, se (anche) quest’anno potete fruire del “bonus terme 2022” è meglio non festeggiare troppo. Sono i soldi del 2021 mai spesi per i “buoni per i servizi termali”. Perché? A causa del “prolungarsi dell’emergenza epidemiologica da Covid-19” e dell’intervento di nuove “misure restrittive e di contenimento” che ne hanno reso difficoltoso e, in alcuni casi, di fatto, “impossibile” la fruizione.

Decreto sostegni ter 2022 pubblicato in Gazzetta Ufficiale: discussione al Senato

Parole e musica del Decreto Sostegni ter, affidato in prima lettura al Senato nelle ore dell’elezione del Presidente della Repubblica, e della relazione tecnica che accompagna l’ennesimo pacchetto di misure tricolore pubblicato in Gazzetta Ufficiale per i “Ristori”, la “Cura”, il “Rilancio” e – per l’appunto – i “Sostegni”, varato nei due anni della pandemia.

Così mentre gli insegnanti di “sostegno” – quelli veri – si danno alle supplenze del personale di ruolo ordinario delle scuole travolto dalla quarta ondata, lasciando scoperte le “cattedre” per i ragazzi con disabilità, è giunta l’ora di dirsi la verità sui decreti varati anche dal governo Draghi sulla falsariga del precedente Conte-bis e la maggioranza giallo-rossa.

E la verità è che non servono a nulla, se non a dare un calcio alla proverbiale lattina lungo la strada, comprando ancora un po’ di tempo. Sempre meno.

Bonus terme? È lo stesso del 2021

Il caso del “bonus terme” è emblematico: si stima che il 50% dei buoni emessi allo scorso giro non sono stati fruiti entro l’8 gennaio 2022, data di scadenza prevista. La stessa viene allora prolungata al 31 marzo 2022.

In teoria il giorno in cui si conclude lo “stato di emergenza”. Ma è stato detto troppe volte per crederci davvero ed è lecito attendersi a breve dei revival.

Decreto sostegni ter 2022: le misure per turismo e cultura

Che dire invece dello scenario socio-economico dipinto dal Decreto ter? A leggere i primi articoli e le misure ora in discussione a Palazzo Madama per la conversione, presumibilmente dopo il voto per la Presidenza Repubblica, pare che l’Italia sia un Paese dove in questi due anni ci si è divertiti un sacco al ritmo di bonghi e risate.

Tutto un susseguirsi di sussidi a fondo perso per “Epifania” e festività varie, “attività circensi”, “spettacoli viaggianti”, “cinema”, “spettacoli” e via discorrendo. L’Italia raccontata come una sorta di gigantesco Zelig a cielo aperto.

Non bastasse: sono 30 i milioni di euro con cui per l’anno 2022 viene incrementato “il fondo per le emergenze delle imprese e delle istituzioni culturali” a sostegno delle librerie e dell’intera filiera dell’editoria.

Altri 75 i milioni di euro (fra spesa corrente e investimenti) per aiutare invece il comparto spettacolo, cinema e audiovisivo. Ma tranquilli: non subito. Serviranno infatti “uno o più decreti ministeriali” per definire le “modalità di ripartizione e assegnazione delle risorse”.

Turismo, flussi ridotti del 33% rispetto al 2019

Il tutto ovviamente giustificato dai numeri del crollo drammatico del turismo. Con flussi ridotti di oltre il 33% rispetto al 2019, meno 100 milioni di stranieri e 10,3 milioni di partenze/vacanze cancellate o modificate dagli italiani solo nel periodo tra Natale, Capodanno e la Befana.

Cifre e percentuali durissime – chiaro – ma le domande che rimangono sono sempre la stesse: è un modello economicamente sostenibile e vincente quello degli affittacamere di mezzo mondo? E ancora: finiti i 50 e rotti milioni di euro di sussidi e ristori, presumibilmente in un batter d’occhio, che si fa? Che idea di Paese ha questo, come gli scorsi, governi? Qualcuno ha in mente uno straccio di politica industriale magari anche della cultura che vada oltre i bonus?

Decreto sostegni ter, 2022, lavoratori stagionali e interinali

Lo sa anche chi ha scritto il Decreto che è così e non se ne esce con un po’ di soldi a pioggia. Tanto che, sin dalle prime battute, viene spiegato come i 100 milioni di euro con cui quest’anno si è alimentata la parte corrente del “Fondo Unico Nazionale Turismo” basteranno ad alleviare le sofferenze di una manciata di operatori fra i più colpiti (fatturato dimostrato in calo di oltre il 30% rispetto al 2019) per i “primi mesi del 2022”. Poi? Chissà. Forse un Decreto Sostegni quater che sposti ancora più in là l’asticella di qualche mese. Come a dire: un bagno termale – vera e propria urgenza dei cittadini della penisola – è per sempre.

Del resto quando c’è da prendere il toro per le corna e affrontare, anche all’interno degli stessi settori, i problemi veri si capisce perché di solito viene preferito il silenzio alla parola, l’omissione alla presa di posizione.

Ritorno alla normalità? Non per lavoro e occupazione

Esempi. Il lavoro. Nel Paese in cui in nome dell’agognato e legittimo “ritorno alla normalità” sono stati ripristinati tutti i corsi ordinari pre-pandemici, dai licenziamenti agli sfratti, non si capisce perché invece resista una delle ultime “sospensioni” del Covid: quella che impone alle imprese una causale per rinnovare i contratti di lavoro a termine oltre i 12 mesi. Non è vietato ma si dovrebbe almeno spiegare il perché.

Ancora. Occupazione, condizioni di lavoro e precariato proprio nel turismo? Nessun problema. Sessanta milioni di euro per esonerare dai contributi per sei mesi chi assume in una finestra temporale di tre mensilità, dall’1 gennaio al 31 marzo 2022. Una botta di cortisone al lavoro temporaneo-stagionale e ancora più interinale. Come del resto è da trend nazionale. Dove, come certifica l’Istat ad ogni trimestrale, tutta la nuova occupazione post lockdown è figlia di contratti con le agenzie di somministrazione lavoro. Contratti per i quali il governo “non esclude la possibilità di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato ad indeterminato”.

Cosa succede a un lavoratore assunto da Agenzia quando il committente finale decide di farne a meno? Sta a casa con un sussidio che si chiama “indennità di disponibilità”, in genere più bassa della Naspi. Per qualche mese. In attesa che l’Agenzia gli trovi una nuova collocazione magari in cambio di uno “sgravio contributivo” per le nuove assunzioni a termine. Perché c’è sempre la “possibilità di trasformazione del rapporto di lavoro”. La “possibilità” per decreto è come la “speranza” per il Mito: l’ultima a morire.