Economy Filiali bancarie, è crisi nera: nei Comuni proseguono inarrestabili le chiusure

Filiali bancarie, è crisi nera: nei Comuni proseguono inarrestabili le chiusure

Filiali bancarie addio? La tendenza al consolidamento nel settore del credito, con i relativi tagli al personale, e la diffusione dei sistemi di banking online stanno condannando a morte la banca come luogo fisico: secondo un report del gruppo specializzato in software per le banche Temenos, il 65% dei dirigenti del credito a livello globale ritiene che le filiali saranno destinate a scomparire entro cinque anni. A pesare, secondo lo studio, è stata anche la pandemia, che ha incentivato gli utenti ad avvicinarsi alle nuove tecnologie; contemporaneamente, la diffusione di piattaforme fintech, servizi di pagamento e app ha impresso un’ulteriore accelerazione alla trasformazione digitale del settore, rendendo la visita allo sportello un’operazione obsoleta.

Nei piccoli comuni le filiali bancarie scarseggiano

Così le vetrine delle banche, nelle città e nei paesini, hanno continuato a spegnere le luci una dietro l’altra, confermando un trend in atto già da tempo. Le cifre del Centro studi Orietta Guerra di Uilca (Uil credito, esattorie e assicurazioni, il sindacato di settore della Uil), parlano chiaro: nell’Europa a 27 i dipendenti bancari sono passati dai 2.683.852 del 2009 ai 2.278.647 del 2019. In Italia il loro numero è diminuito da 323.407 a 280.219, per una perdita di 43.188 posti di lavoro (pari al 13,4%). L’Italia è peraltro il terzo Paese d’Europa per numero di dipendenti bancari, con il 12,3% del totale, dietro alla Germania col 25,4% e alla Francia con il 17,5%.

Filiali bancarie, crollo del 22,4% nel quinquennio 2015-2020

Di pari passo, gli sportelli bancari sono diminuiti in 10 anni dai 221.239 del 2009 ai 155.616 del 2019. In Italia ne sono scomparsi in media circa mille all’anno, visto che si è passati dai 34.030 del 2009 ai 24.350 del 2019. Nel 2020 il numero è ulteriormente sceso a 23.481, per un calo del 22,4% nel quinquennio 2015-20, periodo in cui i dipendenti sono diminuiti del 9,1% e i Comuni in cui è presente almeno una filiale bancaria dell’11%. Alla fine dello scorso anno in Italia c’erano 39 sportelli bancari aperti ogni 100mila abitanti, contro i 50 del 2015.

Digitalizzazione e mobile banking due concause della crisi

“Il trend è conclamato anche a livello europeo, come emerge dal nostro studio”, spiega a True News Roberto Telatin, responsabile del centro studi Orietta Guerra. “Le ragioni principali sono legate a due fenomeni: da un lato la digitalizzazione e lo sviluppo del mobile banking, che hanno ridotto drasticamente gli ingressi in filiale, e dall’altro le fusioni bancarie, che sono state numerose soprattutto in Italia, portando a una sovrapposizione di sportelli e quindi alla loro chiusura, in una logica di riduzione dei costi. È un processo che sta compiendo anche un’altra importante rete di distribuzione, le Poste, sia pure in maniera più timida”. Per Telatin “il tentativo è di tagliare tutte le fonti di costo ritenute superflue”.

Oggettivamente andare in banca non è più un’attività necessaria come una volta: “La frequenza media delle visite è di 1-2 volte al mese, contro un ricorso ai servizi di banca online di 10 volte al mese, specie da mobile”, sottolinea Telatin. “La filiale si sta trasformando in un punto di aggregazione per la vendita di prodotti ad alto valore aggiunto, per chiedere un mutuo o un finanziamento per l’impresa, operazioni che richiedono ancora la presenza fisica. La grande scommessa delle banche è riuscire a riconvertire le filiali e trasformarle in luoghi dedicati all’interazione con il cliente. Questo non si può fare in tutte le filiali perché questi servizi non si possono offrire dappertutto”.

Banche che chiudono, immobili che si svuotano

Così gli sportelli bancari semplicemente spariscono. Che fine fanno? “Quando è possibile il patrimonio viene alienato, venduto o riconvertito: nel caso dei grandi palazzi storici senza particolari difficoltà. D’altra parte, specie in certe zone del Paese i grandi stabili spesso rimangono vuoti o inutilizzati: un edificio di 10 piani si piazza difficilmente. Nel settore del real estate i fondi possono giocare un ruolo cruciale nella riconversione del patrimonio”. In questo senso, osserva Telatin, “anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza dedica una parte importante alla riconversione del patrimonio edilizio: le banche possono trasformare ad esempio gli spazi inutilizzati in progetti di housing sociale, ma servono progetti chiari e una cabina di regia. La singola piccola filiale la si vende, la si affitta oppure resta a bilancio. Il problema riguardachi ha affittato spazi alle banche: in questi casi la chiusura crea una perdita di ricchezza”. Senza contare che nei Comuni in cui non esistono più sportelli “il problema si pone soprattutto per gli anziani, che spesso non sono in grado di utilizzare i servizi internet. Gli istituti devono attrezzarsi per venire incontro alle loro esigenze, anche perché rappresentano la clientela con maggiori disponibilità”.

Filiali bancarie, una crisi che pare inarrestabile

La sorte delle filiali sembra comunque segnata, e i contraccolpi sul mercato immobiliare saranno inevitabili. Una stima di Monitorimmobiliare ha provato a fare un calcolo approssimativo dell’impatto, prendendo in considerazione i dati della sola Unicredit, che prevede di chiudere 450 sportelli al 2023. Data una dimensione media delle filiali di piazza Cordusio di 650 mq, le chiusure, secondo il sito specializzato, porterebbero alla liberazione di 300mila metri quadri in affitto o vendita. Si tratta di una cifra considerevole, specie se si pensa che nel primo trimestre del 2021 tra Milano e Roma il mercato ha assorbito in totale 95mila metri quadri di uffici: dal raffronto emerge che l’addio alle filiali non sarà certamente indolore per il mercato del real estate.

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