BlackStone fa shopping nelle Isole, l’ex Ilva si converte all’idrogeno. Varie & eventuali

Blackstone acquisisce tre resort in Sardegna e tre in Sicilia. L'ex Ilva andrà a idrogeno. Il regalo di Natale 2021? Il "dog-à-porter"

Il Belpaese va a ruba, nonostante il Covid. Succede a Milano (da sempre) anche con la nuova linea M4 della metropolitana, per la quale si sono scomodati (pare) fondi d’investimento d’oltreoceano e naturalmente accade anche sul fronte turistico, in Sardegna e Sicilia. Il gruppo Blackstone investe nel settore alberghiero. La controllata del gruppo americano Hotel Investment Partners (Hip), proprietaria di resort nel Sud Europa su larga scala, ha firmato infatti un accordo strategico con Mangia’s, Resort by the Sea, per acquisire sei strutture da valorizzare.

Si tratta di un passo importante nella strategia della società, presente nel bacino del Mediterraneo ma ancora assente dal mercato italiano. Passa quindi di mano la proprietà immobiliare di tre hotel situati in Sardegna – Cala Blu, Marmorata e Agrustos – e tre in Sicilia – Brucoli, Costanza e Pollina. La gestione rimane comunque in capo alla famiglia Mangia.

Anche l’ex Ilva si converte all’idrogeno

Sembra che l’idrogeno sia la fonte energetica pulita di domani.

L’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia, conferma l’obiettivo di produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio nel 2025 ma, rispetto al precedente piano ArcelorMittal tarato su cinque anni, quello nuovo della società costituita tra pubblico (Invitalia) e privato (ArcelorMittal) si dà un orizzonte temporale di dieci anni e alza l’asticella. Adesso la posta in gioco è produrre acciaio attraverso l’idrogeno alla fine dei dieci anni, cambiando totalmente l’attuale schema produttivo del siderurgico di Taranto.

Nel piano precedente, invece, gli 8 milioni sarebbero stati prodotti in parte con gli altiforni, che fanno parte del ciclo integrale, e in parte con un forno elettrico. Quest’ultimo avrebbe contribuito per 2,5 milioni di tonnellate. Il forno elettrico rimane, confermata anche la costituzione di una società per la gestione dell’impianto di preridotto che dovrà alimentare il forno elettrico, ma la reimpostazione della fabbrica con l’idrogeno è l’approccio nuovo.

Si punta ad avere maggiore sostenibilità ed un più deciso abbattimento delle emissioni inquinanti.

L’Italia eccelle nel riciclo dei rifiuti

Economia circolare per sempre. C’è una classifica (spiega Il Sole 24 Ore), oggi fra le più virtuose e importanti, in cui l’Italia svetta: nel riciclo di rifiuti, ha la più alta percentuale sulla totalità, il 79,4%, più del doppio rispetto alla media europea che si ferma al 49%.

Una quota che permette di risparmiare ogni anno 23 tonnellate di petrolio e 63 tonnellate di CO2. Dietro a questi numeri ci sono storie di imprenditoria circolare raccolte dal rapporto “100 Italian Circular Economy Stories”, appena pubblicato da Fondazione Symbola insieme a Enel e giunto alla seconda edizione. Fra i 12 casi ci sono quelli di industrie tessili storiche, marchi globali, aziende innovative e start up come il calzaturificio Acbc (Anything Can Be Changed).

Quest’ultimo, basato a Milano, è nato nel 2017 ed è stata la prima azienda italiana di calzature certificata B-Corp: le scarpe sono tutte in materiali riciclati come il poliestere ricavato dalle bottiglie o scarti della produzione di mele in Tirolo. Il tessile italiano si conferma fra i settori più all’avanguardia in termini di sostenibilità e circolarità, come dimostrano i casi di Aquafil , l’azienda che ha brevettato l’Econyl, nylon ricavato da riciclo di reti da pesca e tappezzerie dismesse, sempre più usato anche dai marchi di moda più importanti, e Manteco, fondata nel 1941 a Prato e sin da allora attiva nella circolarità, dal momento che inizia riciclando vecchi capi di abbigliamento e coperte militari dismesse: oggi punta sulla nuova lana riciclata MWool, disponibile in oltre mille colori grazie a un processo di colorazione innovativo che si basa sulla combinazione di fibre in diverse tonalità, e Woolten, nata da MWool e Tencel.

Il must have del Natale 2021? Il “dog-à-porter”

Se il vostro amico a quattro zampe è depresso, niente paura: comprategli un cappottino nuovo. Pare che sia il regalo più gradito del Natale 2021. Infatti maglioni, felpe, cappottini, giacche, gilet e impermeabili non saranno necessariamente doni dedicati agli “umani” di casa. Sempre più spesso, infatti, a finire tra i regali sono elementi abiti e accessori dedicati agli amici animali: è la “dog-à-porter” mania, un fenomeno globale che sta già influenzando la scelta dei doni di milioni di persone in Italia e nel mondo. Basti pensare che, secondo quanto riportato in un recente articolo pubblicato dal magazine statunitense Artful Living, il mercato globale degli abiti e degli accessori per cani passerà dai 9,7 miliardi di dollari raccolti nel 2020 fino ai 16,6 nel 2028, con una crescita record di oltre il 70%. La tendenza ha già conquistato i social, e promette di diventare ancora più virale nelle prossime settimane: su Instagram infatti l’hashtag #dogfashion ha già totalizzato quasi 2,5 milioni di post. A testimonianza di un trend in costante ascesa, riscuotono sempre più successo eventi tematici come il New York Pet Fashion Show di Manhattan e il Furbabies Dog Pageant che si tiene in Gran Bretagna. D’altronde, la “dog-à-porter” mania ha conquistato anche i numerosi vip, da Chiara Ferragni a Lewis Hamilton e Paris Hilton.

Pcoach, la piattaforma dedicata alla crescita personale e alla formazione

Il capitale umano – difficile da valutare – pare sia diventato un bene prezioso. Si parla tanto di gestione d’impresa, di come muoversi all’interno di un periodo economico particolare e difficile come quello che stiamo vivendo, ma cosa può fare in concreto un imprenditore, una Pmi, in momenti di grave incertezza? Nasce per fornire risposte a questi interrogativi Pcoach, la prima piattaforma digitale in Italia dedicata alla crescita personale e alla formazione, la cui attività ha preso ufficialmente il via dall’1 dicembre. La piattaforma, con sede a Milano, mette in contatto “in modo semplice, efficace e sostenibile” con professionisti del settore della formazione quelle persone che hanno necessità di acquisire nuove capacità e competenze. Fondata da Nicolò Pirelli, manager con esperienza all’interno dell’omonimo Gruppo e membro di Fondazione Pirelli, Pcoach si rivolge a tutti, privati e aziende, dalle grandi imprese alle Pmi, che hanno specifiche necessità di formazione per le loro risorse, offrendo servizi personalizzati di valorizzazione personale e professionale. Per riuscire in questo compito, la piattaforma si avvale del supporto di 50 tra i migliori coach, mentor e trainer attivi oggi sul mercato. Il progetto nasce in un momento di forte crescita della domanda di formazione specializzata e flessibile, una domanda accelerata dai forti cambiamenti indotti dalla digitalizzazione e dalla pandemia. Basti considerare che, secondo il Global Coaching Study, dal 2015 le attività relative al coaching a livello globale hanno registrato una crescita del 33%, mentre le entrate sono cresciute del 21%. In Italia le cifre sono ancora più incoraggianti: il settore è cresciuto del 114% dal 2018, con ricavi di oltre 18 milioni per il solo segmento del coaching.