Aumento dei prezzi? Draghi regala la “scala mobile” alle imprese del mattone

Il Governo lavora ad un decreto per "compensare" alle imprese di costruzioni che lavorano negli appalti pubblici i costi aggiuntivi sostenuti

Aumentano i prezzi dei materiali in edilizia? Nessun problema. Almeno per le imprese di costruzioni che lavorano negli appalti pubblici. Il governo Draghi sta lavorando a un decreto ad hoc che rilevi le variazioni percentuali, superiori o inferiori all’8% e relative al primo semestre dell’anno 2021 oppure al 10% se riferite a più anni, dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi. Con l’obiettivo di “compensare” alle imprese i costi aggiuntivi sostenuti.

Una “scala mobile” per le aziende private che lavorano con il pubblico

Di fatto una forma di “scala mobile” ma applicata solo alle aziende private di settore che lavorano con contratti o stazioni appaltanti pubbliche. Lo scrive il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile in una circolare firmata dal ministro Enrico Giovannini. La misura era stata inizialmente prevista nel decreto Sostegni bis di maggio 2021 e legge di conversione come linea di indirizzo del governo ma non ancora implementata o dettagliata meglio.

Contributo per il periodo 1 gennaio-31 giugno

Il contributo pubblico sarà determinato in base alle quantità dei singoli materiali impiegati nelle lavorazioni per il periodo che va dall’1 gennaio 2021 fino al 30 giugno 2021, almeno inizialmente. Sarà il Direttore dei Lavori a calcolare la maggiore onerosità subita dall’appaltatore, effettuare i conteggi relativi alle compensazioni per i singoli materiali e presentare i numeri alla stazione appaltante. Avrà 15 giorni di tempo a partire dalla data di pubblicazione del decreto.

Come la stessa stazione appaltante avrà 15 giorni per far partire un’eventuale operazione di recupero crediti qualora il prezzo della materia prima in questione sia calato nel corso dell’anno e non aumentato.

Gli esempi pratici nella circolare ministeriale

Nella circolare il Ministero fa degli esempi pratici. Dato per esempio un lavoro di edilizia civile con offerta presentata nel 2020 e che nel corso del primo semestre 2021 ha impiegato una certa quantità di “Ferro – acciaio tondo per cemento armato”, si rileva come il prezzo medio del materiale per l’anno 2020 fosse 0,59 euro al kg aumentato nel corso del 2021 del 43,8%.

L’8% di variazione rimane in carico all’appaltatore. Il restante 35,8% invece viene moltiplicato per il prezzo medio del “Ferro – acciaio tondo per cemento armato” (+0,21) e poi moltiplicato per la quantità di materiale impiegato nella lavorazione. La cifra finale viene liquidata all’appaltatore come forma di compensazione. Se invece l’offerta per lo stesso lavoro con lo stesso materiale fosse stata presentata nel 2017, l’aumento dei prezzi è del 63,78% a cui togliere un 10% in carico alle imprese.

Rimane un aumento di 0,28 euro al chilogrammo da erogare alle aziende in base alle quantità utilizzate.