Il risiko del totoministri sta diventato un rompicapo per Giorgia Meloni

Gli alleati pressano e i tecnici rifiutano: a poche ore dall'inizio della Legislatura i nodi da sciogliere per Giorgia Meloni sono tanti

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? Si tratta a oltranza per la formazione del nuovo esecutivo. Giorgia Meloni è al lavoro per definire la lista dei ministri insieme con gli alleati; che però sembrano mettersi di traverso. Dal caso Ronzulli, passando per il jolly Giorgetti; fino al ritorno di Cingolani e i numerosi due di picche: tutti i rompicapo che tolgono il sonno alla premier in pectore.

“Sarà un governo forte, autorevole e unito”.

Dalle dichiarazioni ufficiali traspare una Giorgia Meloni fiduciosa e determinata. Eppure, a due giorni dall’inizio della legislatura, la tela del governo sembra tutt’altro che pronta. A turbare i sogni – per sua stessa ammissione non tranquilli – della leader di Fdi ci sono già le prime scadenze. Mentre sullo sfondo resta la complicata partita della formazione dell’esecutivo; che deve essere risolta da qui a un mese massimo.

I primi fondamentali tasselli del mosaico

Giovedì 13 ottobre si apre ufficialmente la XIX legislatura. E ci sono già i primi tasselli fondamentali del mosaico da eleggere: i Presidenti di Camera e Senato. Il primo ostacolo è Palazzo Madama; lì il centrodestra ha una maggioranza di 15 senatori. La Meloni vorrebbe blindarlo con un suo fedelissimo alla presidenza: Ignazio La Russa. La Lega però non molla e rilancia la candidatura di Roberto Calderoli. Con buona probabilità, quella del Carroccio è una mossa tattica per ottenere altre pedine.

Non è un mistero che la poltrona di Presidente della Camera, andrà a un notabile dei due junior partner della coalizione. Col derby tra Lega e Forza Italia si abbandona definitivamente la prassi della Prima Repubblica che vuole un esponente dell’opposizione alla Presidenza della Camera – di fatto però non si usa più dal 1994. L’ambita poltrona dovrebbe andare ad Antonio Tajani. Ma un meloniano al Senato aprirebbe a un leghista alla Camera: ecco che il nome di Giancarlo Giorgetti non è da escludere.

A poche ore dall’apertura delle sedute, i tasselli del mosaico sono tutt’altro che al proprio posto.

Il rebus dei ministri

Se l’incastro per le alte cariche è intricato, quello per la formazione dell’esecutivo è un autentico rebus. Molte ancora sono le caselle vuote, su cui Meloni e alleati discutono. In attesa di un vertice risolutivo del centrodestra – quello ad Arcore dello scorso weekend ha portato a “passi avanti importanti” ma non decisivi – i voti dei partiti più piccoli della coalizione continuano a pesare.

Silvio Berlusconi prosegue il braccio di ferro per portare la pretoriana Licia Ronzulli a una carica di peso. Per l’ex infermiera – ora assistente personale del Cavaliere – si profila il Ministero della Salute. Fratelli d’Italia, dal canto suo, insiste sulla necessità di figure tecniche per i ministeri chiave.

No altisonanti alla Meloni

Tra i nomi di alto profilo stanno però fioccando i primi “no, grazie”. Non sono pochi i tecnici a sottarsi al gioco del totoministri.

Si sfila dalla pole per la Farnesina Elisabetta Belloni. “Faccio un altro lavoro” sarebbe stata la replica secca della donna al vertice del Dis e che era stata tra i papabili del centrodestra per il Quirinale.

Anche Roberto Cingolani – attuale Ministro per la Transizione ecologica, che era stato al centro di rumors per un incontro in cui aveva illustrato a Meloni i dossier energia – chiude al bis. “La mia esperienza di governo è finita.

C’è un tempo per i tecnici e un tempo per il parlamento.

La rinuncia che fa più male

Il gran rifiuto, accusato con maggior insofferenze, è quello di Fabio Panetta. Quello dell’ex Direttore generale di Banca d’Italia era un nome in grado di tranquillizzare i mercati; garantendo quella continuità con il governo e l’agenda di Mario Draghi. Il suo diniego costringe ora Meloni a percorre altre strade, virando verso figure più politiche. L’ipotesi Giorgetti, filtrata da ambienti vicini a Fratelli d’Italia, avrebbe spiazzato Salvini; che dovrebbe rinunciare ad altre poltrone per promuovere un compagno di partito scomodo. In cima alla lista dei desideri di via Bellerio ci sarebbero i ministeri dell’Interno, delle Infrastrutture e degli Affari Regionali.