La Caporetto della giustizia futura

I quesiti attenevano alla civiltà di questo Paese. Che si è girato dall'altra parte, in direzione mare, o montagna, o laghi

Il meglio è nemico del bene. A volte anche il giusto è nemico della giustizia. Era giusto questo referendum? Sì. Era giusto andare a votare? Sì. Era giusto votare sì? Assolutamente – ovviamente per chi scrive – sì. Questo referendum ha fatto bene alla giustizia? No. Perché ora le forze più reazionarie, che siedono dentro i Palazzi di Giustizia, in qualche giornale militante (per i magistrati), sicuramente nei partiti che hanno sfruttato la giustizia per decenni, potranno dire che no, la giustizia non va riformata.

Che no, i cittadini non vogliono la riforma. Che no, tutto deve rimanere così com’è.

Da nessuna parte i quesiti sono stati spiegati

E fa niente che da nessuna parte i quesiti sono stati spiegati, che in tv non sono andati da nessuna parte, che la corte costituzionale è arrivata in soccorso delle solite forze reazionarie per eliminare il quesito simbolo (ovvero il magistrato che sbaglia deve pagare di tasca propria).

Fa niente, ma invece è importantissimo. Fa niente perché il risultato finale è una Caporetto per chi voleva cambiare le cose. E mi fa letteralmente schifo chi ha detto di votare no perché il sì era sostenuto da Salvini, come se Salvini valesse un centesimo di un centesimo del dolore di chi è stato incarcerato ingiustamente. Come se a chi ha votato sì fregasse qualcosa della Lega, o di Forza Italia. I quesiti attenevano alla civiltà di questo Paese.

Che si è girato dall’altra parte, in direzione mare, o montagna, o laghi. Fino al prossimo scandalo.