Back to ’94: Calenda come la vecchia Lega Nord, M5S come An

Sono tornati i partiti regionali. E la cosa incredibile è che il partito più regionale di tutti, ovvero la Lega Nord, non lo è più.

Fate largo, sono tornati i partiti regionali. Vi ricordate, tanti anni fa, quando Forza Italia riusciva ad essere il collante della Lega Nord di Bossi, assolutamente nordista, e di An di Gianfranco Fini, radicata al Sud? Era stata la grande intuizione e la grande fatica di Berlusconi, mettere tutti insieme.

Ecco, sono passati oltre 25 anni ma siamo ancora là

Solo con protagonisti differenti, e collocazione a sinistra e con qualche…

stranezza. Le prossime elezioni ci consegneranno un Terzo Polo che di fatto prende voti solo al Nord, e la stranezza è che i due capi politici, Carlo Calenda e Matteo Renzi, sono entrambi appartenenti a quel centro Italia che è storicamente politicamente distante dalle istanze di Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Giuseppe Conte farà il pieno al sud

Il 25 settembre ci dirà pure che non solo il Movimento 5 Stelle non è morto, ma che ha messo radici.

Dove? Dove sfrutta il suo risultato più populista (e dannoso, secondo chi scrive), per raccattare consensi. Giuseppe Conte farà il pieno al sud. E gli ultimi sondaggi pubblicati prima dello stop, davano chiaramente i pentastellati in ripresa, con un fortissimo radicamento a sud. L‘unico partito “nazionale”, che cerca di tenere insieme tutti è il Partito Democratico, che però viene mangiato di qui e di là proprio da Terzo Polo e M5S.

La differenza con la vecchia Forza Italia di Silvio? Beh, Silvio. Allora era Berlusconi la personalità che attraeva tutti e che si “mangiava” Bossi e Fini, e nel caso di Fini ci volle pure una cacciata pubblica per levarselo di torno.

Sono tornati i partiti regionali

Sono tornati i partiti regionali, questa è la verità. E la cosa incredibile è che il partito più regionale di tutti, ovvero la Lega Nord, per il cambiamento impresso da Matteo Salvini, non lo è più.

La conseguenza è che il voto di destra slitta da Salvini a Meloni (e potrebbe anche fare marcia indietro, in futuro), senza istanze autonomiste o regionali, ma solo per collocazione politica. Il che è un problema ma anche una opportunità. E’ un problema perché non c’è una motivazione, per un cittadino, per cui dovrebbe votare Salvini invece della Meloni, o la Meloni invece di Salvini. E una opportunità perché se Salvini dovesse riuscire a costruire un suo messaggio politico più moderato, ma anche con più libertà di movimento (esattamente come la Meloni ha fatto mentre Salvini era imbrigliato nel governo dei migliori), allora potrebbe recuperare voti che comunque saranno là, imbrigliati stabilmente a destra.