Il Paese vecchio dentro

L'Italia non è un paese per giovan. Eppure, a sinistra, cantano "Bella ciao" e a destra la menano sul contante

L’Italia è un Paese vecchio dentro. Uno si immagina che il problema principale, primario, imprescindibile, siano le centinaia di migliaia di giovani che trovano lavori sottopagati o che sono costretti ad andare all’estero per fare impresa perché in Italia tra burocrazie e tasse pare di stare in un girone infernale. E così uno si immagina che un governo appena insediato questo faccia: provi in tutte le maniere a cambiare questo sistema fin da subito, con un provvedimento, con una legge, con un qualcosa che si era già studiato e che era già stato proposto per la campagna elettorale. Invece no.

A sinistra continuano a cantare Bella Ciao, quando invece dovrebbe essere “belli ciao”

A sinistra continuano a cantare Bella Ciao, quando invece dovrebbe essere “belli ciao”. Ovvero, belli ragazzi nostri ciao ciao, andate a fare quel che vi pare tanto noi continuiamo a menarcela con l’antifascismo così da giustificare il fatto che non abbiamo mai fatto niente.

E da destra i primi provvedimenti sono sul contante, che i ragazzi manco ce l’hanno in tasca

E da destra i primi provvedimenti sono sul contante, che i ragazzi manco ce l’hanno in tasca, e poi sull’età alla quale si va in pensione, sulla quale si sta discutendo in questi giorni tra congedo anticipato e opzione donna e quota 103. Il problema è che in Italia funziona così, e funziona così da sempre. I giovani hanno un sacco di tempo davanti a loro per trovarsi da soli una soluzione, invecchiare e farsi un governo quando sarà il tempo che li tuteli. Ogni volta mi stupisco che vada così, e ogni volta mi rendo conto che il record di Paese più vecchio del mondo (insieme al Giappone), non si riferisce all’età anagrafica di chi ci vive ma a quella mentale di tutti quelli che ci hanno governato.