Un boato, poi quattro colpi secondo i testimoni: alla cena dei corrispondenti, nell’enorme sala da ballo del Washington Hilton, gli agenti irrompono con i fucili spianati mentre gli invitati si gettano sotto i tavoli. La musica si interrompe, cala il silenzio. Dall’alto arrivano gli ordini: “Rimanete a terra!” e “Abbassatevi!”. Donald Trump, alla sua prima partecipazione da presidente, viene subito circondato dal Secret Service e portato via dal palco attraverso una tenda sul retro. Anche il vicepresidente J.D. Vance viene evacuato, in direzione opposta come da protocollo. Un agente è ferito ma dimesso poco dopo grazie al giubbotto antiproiettile.
L’attentatore, le parole di Trump: “E’ una persona malata”
L’uomo, identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, californiano, viene bloccato a poche decine di metri dalla sala. Non collabora con gli investigatori. Secondo le prime verifiche, avrebbe agito da solo. Trump lo definisce “un lupo solitario” e “una persona malata”. Allen ha lavorato come insegnante e sviluppatore di videogiochi. Avrebbe attraversato gli Stati Uniti in treno, da Los Angeles a Chicago e poi a Washington, registrandosi al Washington Hilton uno o due giorni prima dell’evento. All’esterno dell’hotel non c’erano metal detector, circostanza che potrebbe aver agevolato l’accesso. L’uomo portava con sé legalmente un fucile a pompa Maverick calibro 12, una pistola semiautomatica Armscor Precision calibro 38 e diversi coltelli. “Aveva molte armi“, dice Trump. Il sospetto è stato intercettato a un checkpoint vicino alla ballroom, dove è stato immediatamente neutralizzato.
“Sono un assassino federale gentile”, ecco come si definisce Allen
Pochi minuti prima dell’attacco, Allen invia ai familiari un testo in cui si definisce “assassino federale gentile”. Scrive: “Porgere l’altra guancia […] quando è qualcun altro a subire l’oppressione non è un comportamento cristiano, è complicità ai crimini dell’oppressore”. E ancora: “Non sono più disposto a permettere a un pedofilo, stupratore e traditore di macchiarmi le mani con i suoi crimini”, in apparente riferimento a Trump. Critica inoltre la sicurezza dell’evento, ritenuta “folle“.
Trump non si ferma: “Questo episodio non mi impedirà di vincere la guerra in Iran”
Il presidente ringrazia i servizi: “l’incredibile lavoro svolto” e Melania per “il coraggio e la pazienza”. Racconta: “al momento del boato non capivo se era un vassoio che cadeva o una pallottola”. Aggiunge: “Non mi preoccupo per me, ma per il Paese” e assicura che l’episodio “non mi impedirà di vincere la guerra in Iran”. Promette di riorganizzare il gala entro un mese e rilancia il progetto della ballroom alla Casa Bianca: “Questo episodio non si sarebbe mai verificato” con la nuova struttura, ha pubblicato sui social.
Per gli inquirenti l’obiettivo erano “funzionari dell’Amministrazione”, “probabilmente” anche il presidente: il movente è ancora in accertamento. “Non ci sono dubbi, il Secret Service ha fatto il suo lavoro la notte scorsa” e “Il sistema ha funzionato”, afferma il procuratore ad interim. Allen comparirà in tribunale lunedì, con due capi d’accusa: uso di arma da fuoco durante un crimine violento e aggressione a un agente federale con arma pericolosa.
