In vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, l’ex pubblico ministero della Procura di Milano Alfredo Robledo è intervenuto ai microfoni di Radio Lombardia, durante la trasmissione “Pane al Pane”, esprimendo una posizione nettamente contraria alla riforma.
Secondo Robledo, “la politica ha tutta l’intenzione di modificare la giustizia, non la magistratura”, sostenendo che il quesito referendario non inciderebbe realmente sul peso delle correnti interne. Pur precisando di non aver mai aderito a nessuna corrente, l’ex pm ha osservato che anche con il sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura i rapporti interni non cambierebbero: i magistrati “continuerebbero a intessere rapporti, a chiedere consigli e a mantenere uno scambio simbiotico con la politica”.
Separazione delle carriere: “Fenomeno marginale”
Robledo ha affrontato anche il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, ricordando che una distinzione di fatto esiste già. Il passaggio di funzione, ha spiegato, è possibile ma riguarda una quota minima: “Sono lo 0,4% quelli che lo fanno, devono cambiare Regione e non possono tornare indietro. Su novemila magistrati, trenta le pare un problema?”. Per l’ex magistrato, dunque, la questione sarebbe numericamente irrilevante rispetto al dibattito politico che la circonda.
Il caso Rogoredo: “Episodio circoscritto, ma serve vigilanza”
Nel corso dell’intervista, Robledo ha commentato anche l’omicidio di Rogoredo che ha coinvolto un agente di polizia, invitando a non generalizzare. “La situazione reale è stata individuata, quindi il problema è circoscritto”, ha affermato. Allo stesso tempo ha evidenziato la necessità di garantire maggiore autonomia decisionale ai dirigenti delle forze dell’ordine, sottolineando che un’eccessiva sindacalizzazione può talvolta rendere più complessi interventi tempestivi o valutazioni disciplinari. Secondo Robledo, comportamenti anomali all’interno dei reparti dovrebbero essere analizzati con attenzione, perché in alcuni casi “si cerca di non approfondire questioni anomale” per timore di ripercussioni sulle carriere dei dirigenti. Una riflessione che si collega al tema più ampio dei controlli interni e della vigilanza, con un passaggio netto: “Queste cose così oscure non sono affatto rare”.
