Home Politics Confesso, dottor Gratteri: voterò sì al referendum. E non per questo sono peggiore di lei

Confesso, dottor Gratteri: voterò sì al referendum. E non per questo sono peggiore di lei

Confesso, dottor Gratteri: voterò sì al referendum. E non per questo sono peggiore di lei

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Confesso, dottor Gratteri. Confesso. Voterò sì al referendum. Faccio il giornalista, ma ho delle opinioni. Raramente voto alle elezioni, se non quando proprio lo ritengo necessario per la mia coscienza. Ma al referendum voto sì. E non mi pare di essere un camorrista o uno ‘ndranghetista. E non mi pare che la patente di buono o cattivo a chi vota sì, in blocco, la possa dare lei, perché poi alla fine è proprio questo il problema: lei, come altri (per fortuna pochi) pm, ritenete proprio di poter dare queste patenti. Ma voi non siete i giudici. Voi siete gli avvocati dell’accusa, siete gli inquirenti. Non siete terzi, e non dovete neanche esserlo. Non mi venite a dire che fate le indagini difensive, perché mi viene da ridere. E non mi venite a dire che chiedete anche l’archiviazione, e quindi siete terzi rispetto a quello che avete indagato, perché ora dell’archiviazione richiesta c’è stato il mercimonio degli atti giudiziari, che ancora continua nonostante la Cartabia, che determina una condanna pubblica prima che ancora sia iniziato il dibattimento in aula. Quindi no, non siete terzi manco per niente.

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I pm devono indagare, non giudicare

E allora meglio dirlo, meglio liberarsi da quel giogo. Meglio dirlo, che non essendo terzi non siete voi a dover giudicare. Voi dovete ascoltare chi viene a chiedervi di indagare (dovete perché siete tenuti all’obbligatorietà dell’azione penale), e dovete indagare. Dovete indagare, ed è questo il vostro altissimo ruolo perché siete le orecchie di chi si sente oppresso dall’ingiustizia – che però va accertata. Dovete indagare, non fare pubblicità alle indagini. Perché il problema sta là. Negli atti dei GIP scritti con i copia incolla dei pm. Nel fatto che – guarda che caso – certi GIP operano su certi casi, continuamente. Nel fatto che esistono strani avanzamenti di carriera, correntizi, non legati ai risultati (a volte disastrosi) ma solo al fatto che il pm e il giudice stanno nella stesse corrente e quindi si devono supportare.

Come la chiamerebbero, questa contiguità, nella sua Calabria, caro Gratteri? Io non lo so, sono nato a Milano da genitori meridionali trasferitisi ben oltre mezzo secolo fa. Allora, visto che attaccare la persona e non l’argomento è roba anche un po’ antica (lo scrisse, dopo millenni che lo si faceva senza uno che lo teorizzasse, pure Schopenhauer nel suo manualetto l’Arte di avere ragione), perché non rimaniamo sull’argomento e facciamo che lei rimane una persona onesta che sceglie no, e che un altro che sceglie sì rimane una persona onesta fin quando non lei, ma un giudice terzo dopo due gradi di giudizio, decide altrimenti? E che se anche viene condannato e sconta la sua pena torna ad essere una persona come tutti gli altri? Facciamo così, saremo un Paese magari non migliore, ma sicuramente più normale. E poi lei voterà no, e io sì, senza reciproche accuse.

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