Home Politics Geopolitics Ice, clima rovente a Minneapolis. E Trump apre: “Potrebbero lasciare Minneapolis”

Ice, clima rovente a Minneapolis. E Trump apre: “Potrebbero lasciare Minneapolis”

Ice, clima rovente a Minneapolis. E Trump apre: “Potrebbero lasciare Minneapolis”

L’America sull’orlo di una crisi istituzionale: l’uccisione dell’infermiere Alex Pretti da parte di agenti federali della Border Patrol a Minneapolis ha scatenato proteste di massa, accuse incrociate tra governo federale e locali, una tempesta comunicativa senza precedenti e l’assai concreta possibilità di una svolta radicale nella gestione della sicurezza urbana.

L’azione degli agenti federali: la ricostruzione e i dubbi

Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, gli agenti federali — impegnati in una “operazione mirata” diretta a fermare Jose Huerta-Chuma, immigrato irregolare e presunto responsabile di vari reati — avrebbero incrociato Pretti, descritto dai colleghi come uomo dal “profondo desiderio di aiutare gli altri”. Il 37enne, infermiere intensivista presso il Minneapolis VA Medical Center, si sarebbe avvicinato agli agenti con una pistola legalmente posseduta, senza mai però impugnare direttamente l’arma secondo quanto sostenuto da numerose testimonianze rilanciate dai media Usa.

Le immagini video, esaminate fotogramma per fotogramma, mostrano chiaramente un agente che detiene la pistola sottratta a Pretti prima dello sparo decisivo: “quando Pretti è stato ucciso la sua pistola era già nelle mani di un agente federale“. Testimoni diretti ascoltati dagli inquirenti hanno confermato che l’uomo era disarmato quando ha ricevuto la raffica fatale, tanto che resta sul tavolo l’ipotesi — tutt’altro che peregrina — di un colpo partito accidentalmente dalla pistola sequestrata e gestita con superficialità dagli stessi agenti federali.

La tesi dei colpi difensivi per rispondere all’aggressività di Pretti

Il comandante della Border Patrol, Greg Bovino, chiude ogni spiraglio alle critiche, puntando il dito sul comportamento ritenuto “violento e aggressivo” attribuito a Pretti. “Durante questa operazione, un individuo si è avvicinato agli agenti della polizia di frontiera statunitense con una pistola semiautomatica calibro 9 mm. Gli agenti hanno tentato di disarmarlo, ma lui ha opposto una violenta resistenza”, spiega Bovino, sostenendo che i colpi siano stati “difensivi”. Ma lo stesso Bovino, già in passato accusato di dichiarazioni non veritiere davanti a un giudice, non ha saputo confermare se Pretti fosse stato effettivamente visto impugnare un’arma, rimandando tutto alle risultanze dell’indagine in corso.

Nel frattempo, la segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha rincarato: “Pretti ha commesso un reato grave quando ha interagito con gli agenti… è diventato aggressivo e ha opposto resistenza. Gli agenti hanno seguito i protocolli e temuto per la loro vita”. Dello stesso tenore la posizione della Difesa, con Pete Hegseth che definisce gli agenti Ice “patrioti” e tuona: “Vergogna alla leadership del Minnesota e ai pazzi in strada”.

I parenti di Pretti: “Dall’Amministrazione Trump bugie nauseanti

Da subito, i genitori di Pretti hanno respinto la narrazione federale, parlando senza mezzi termini di “bugie nauseanti, riprovevoli e disgustose” da parte dell’Amministrazione Trump e ribadendo che il figlio sarebbe stato impegnato ad aiutare una donna piuttosto che rappresentare una minaccia. Nella loro nota, Michael e Susan Pretti scrivono: “Le bugie nauseanti raccontate sulla vita di nostro figlio dall’Amministrazione sono riprovevoli e disgustose”. L’infermiere, secondo parenti e amici, era noto come persona mite, devota ai veterani in cura, e la sua morte ha acceso la miccia delle piazze.

Le proteste a Minneapolis ed il monito di Obama

Mentre il presidente Trump aspetta “i risultati dell’indagine” prima di trarre conclusioni definitive, la città si infiamma. Migliaia di cittadini sono scesi in strada a Minneapolis, in una ondata di proteste che, come ricorda Barack Obama, “dovrebbero essere un campanello d’allarme per ogni americano, indipendentemente dal partito di appartenenza, poiché molti dei nostri valori fondamentali come nazione sono sempre più sotto attacco”. L’ex presidente, in un durissimo messaggio rivolto ai connazionali, chiede “che ogni americano sostenga le proteste pacifiche” e ammonisce: “le forze federali e gli agenti dell’immigrazione hanno un lavoro difficile, ma gli americani si aspettano che svolgano i loro compiti in modo legale e responsabile e che collaborino con le autorità statali e locali, anziché agire contro di esse, per garantire la sicurezza pubblica. Non è ciò che stiamo vedendo in Minnesota”.

Feroce anche la condanna delle “tattiche intimidatorie” dell’Ice: “tattiche senza precedenti — che persino l’ex massimo legale del Dipartimento per la Sicurezza Interna nella prima amministrazione Trump ha definito imbarazzanti, illegali e crudeli — hanno ora portato alla morte di due cittadini statunitensi”.

Anche una troupe Rai minacciata dall’Ice

In tutto questo, non ha mancato di suscitare allarme anche l’episodio che ha visto protagonisti due inviati della Rai, minacciati dagli agenti Ice a Minneapolis. Nel corso di un inseguimento, uno degli agenti avrebbe avvertito dal finestrino: “Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”. Le immagini — trasmesse anche in Italia — mostrano i giornalisti bloccati e identificati come “Italian press”. Il caso ha sollevato una cascata di solidarietà politica, dalle forze di opposizione e di governo italiane, che vedono “un’intimidazione diretta, violenta, inaccettabile contro chi stava semplicemente facendo il proprio lavoro: documentare e informare” (così Sandro Ruotolo) e una “deriva autoritaria alimentata dall’amministrazione Donald Trump, che tra violenze, repressione e minacce ai giornalisti sta spingendo l’America verso una frattura da guerra civile strisciante”.

Trump apre all’ipotesi di ritiro Ice da Minneapolis

Nel tentativo di abbassare le temperature, il presidente Trump ha lasciato aperta la porta alla possibilità che l’Ice venga temporaneamente ritirata da Minneapolis: “Stiamo rivalutando tutto e a un certo punto ce ne andremo”, ha affermato in una breve intervista telefonica, pur ribadendo che gli agenti “hanno fatto un lavoro fenomenale”. Il Tycoon rincara però la dose sulle politiche di sicurezza, rilanciando anche su social un piano in 4 punti per chiedere la piena collaborazione delle autorità locali nel trasferire al governo federale tutti gli immigrati detenuti, nonché per ottenere la fine delle cosiddette “città santuario”. “Le città americane dovrebbero essere santuari sicuri solo per i cittadini americani rispettosi della legge, non per gli immigrati clandestini criminali che hanno violato le leggi della nostra nazione”, ha scandito Trump, chiamando in causa anche il Congresso. Quanto all’operato degli agenti nel caso Pretti, Trump non si sbilancia: “Stiamo esaminando tutto e arriveremo alla conclusione”.