La Ferrari e le altre aziende che pagano pur di non assumere disabili

In Italia la legge impone alle aziende l'assunzione di disabili in rapporto al totale del personale. Ma c'è una scappatoia esonerativa

Perché leggere questo articolo? Domenica 3 dicembre si celebra la Giornata mondiale delle persone con disabilità. In Italia la legge impone alle aziende l’assunzione di disabili in rapporto al totale del personale. Ma c’è una scappatoia che molti utilizzano, è quella del cosiddetto contributo esonerativo, pagano una penale pur di non assumerli. L’emiliano Marco Campanini in estate è andato a protestare fuori dai cancelli della Ferrari, che non ha assunto 127 disabili, e davanti ad altre aziende. True lo ha intervistato.

Oltre 17mila euro di premio di competitività, un piano di azionariato diffuso e 250 nuove assunzioni, perché, “la Ferrari è fatta di persone, che sono state, sono e saranno costantemente al centro della nostra attenzione”, stando alle parole, riportate dal Sole 24 Ore, di Benedetto Vigna, ceo della casa automobilistica di Maranello.

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La Ferrari ha pagato 1 milione per non assumere 127 disabili

“Ricordo che il Cavallino nel 2021 ha pagato un contributo di 1 milione di euro per non coprire l’intera quota di riserva delle persone con disabilità, non assumendo 127 disabili”, dice Marco Campanini, 45 anni, di Pieve di Cento (Ferrara) dove è stato consigliere comunale e candidato sindaco. Affetto dalla Sindrome di Mc-Cune Albright, una rara forma di fragilità ossea, diagnosticatagli all’età di 5 anni, la sua condizione di disabile non gli ha impedito di prendere due lauree, la prima in giurisprudenza. Ed è proprio grazie alla sua preparazione giuridica che in Emilia Romagna che Campanini è diventato la “bestia nera” di tutte quelle aziende, come la Ferrari, che preferiscono pagare piuttosto che assumere disabili, sfruttando la legge sul contributo esonerativo.

Quando e come è cominciata questa sua battaglia?

“Sono iscritto al collocamento dal 2012, ho fatto diverse domande di lavoro, poi ho dovuto fermarmi perché ho avuto problemi di salute. Quando ho ripreso la ricerca, ho notato che le aziende alla quali inviavo il curriculum non mi rispondevano, tanto che ho pensato di scrivere un libro proprio su questa mia esperienza. Ho cominciato a studiare le normative su lavoro e disabili e ho scoperto l’elenco delle aziende della mia regione che pagano il contributo esonerativo”.

Le altre aziende che usano il contributo esonerativo

Elenco abbastanza nutrito: non solo Ferrari, ma anche Amazon, Philip Morris, Marcegaglia, Magneti Marelli, perfino il Bologna calcio, e così ha deciso di passare dalle parole ai fatti, andando a protestare fuori dalle aziende.

“Ho scelto di andare per primo davanti allo stabilimento Ferrari e c’è un motivo: avendo il numero di dipendenti più elevato è l’azienda che paga il contributo maggiore, in conseguenza del fatto che maggiore è il numero di disabili che può legittimamente non assumere”.

Cosa è successo dopo la sua protesta?

“Subito dopo il sit-in davanti alla sede della Ferrari ho ricevuto testimonianze di altri disabili dell’Emilia-Romagna disoccupati ormai da anni. Mi auguro che tra le persone con disabilità cresca l’indignazione e la voglia di richiedere la modifica di un meccanismo che in oltre 20 anni ha tenuto esclusi dal mondo del lavoro i disabili”.

L’azienda spende un quarto di quanto gli costerebbe il lavoratore

I dati da lei pubblicati riguardano solo l’Emilia Romagna. E a livello nazionale?

“Sono dati non semplici da recuperare, bisognerebbe fare probabilmente l’accesso agli atti per ogni regione”.

Perché un’azienda preferisce pagare il contributo esonerativo pur di non assumere disabili?

“La mia sensazione è che a loro convenga pagare il contributo (passato a 39,21 euro al giorno dai precedenti 30,64 dal primo gennaio 2022, ndr) per un discorso economico: l’azienda paga un quarto di quanto gli costerebbe il lavoratore. Molte si giustificano con le difficoltà che avrebbero a integrare il lavoratore disabile, ma spesso è solo una scusa”.