“Soldi dello Stato mai arrivati, lungaggini burocratiche”, fame e disagi: l’inferno dei profughi ucraini. Che preferiscono lasciare l’Italia.

"L'accoglienza a Milano fa acqua da tutte le parti" - denuncia, Susy Iovieno, che collabora con l'associazione "SOS Rifugiati Milano".

I soldi promessi dallo Stato e dalla Protezione Civile, a fine marzo, non sono mai arrivati. I tempi per il permesso di soggiorno sono lunghi ed estenuanti, c’è bisogno di cibo e indumenti per gli ucraini. Che preferiscono tornare nel territorio investito dalla guerra piuttosto che rimanere a Milano e in Italia.
“L’accoglienza a Milano fa acqua da tutte le parti” – denuncia a True-News.it, Susy Iovieno, insegnante che collabora con l’associazione “SOS Rifugiati Milano”.

I ritardi della piattaforma della Protezione Civile

“Qualche settimana fa è stata attivata la piattaforma della Protezione Civile che dovrebbe permettere la riscossione del contributo economico”. Si tratta di un bonus di 300 euro al mese (più 150 euro per ogni minore), fruibile per tre mensilità. Per un totale di 900milioni di euro di risorse stanziate dal Governo per accogliere i profughi ucraini: al momento sono le 111.386 persone in fuga dalla guerra.

“Chi, tra gli ucraini, ha compilato la procedura, non ha mai ricevuto l’sms che dovrebbe indicare come, se, quando e dove riscuotere la somma di denaro prevista“.

Sul gruppo Facebook, “Emergenza Profughi (Ucraina/Afghanistan), un’utente racconta la sua disavventura con la piattaforma della Protezione Civile: “Sono riuscita a registrare la mia ospite Ucraina sulla piattaforma della Protezione Civile per il contributo. Naturalmente per il figlio diciassettenne sorge un problema: in Questura non hanno rilasciato nessun “documento di ricongiungimento”, bisogna quindi tornare in Questura a farselo dare, con i tempi biblici che li contraddistingue.

Tempi lunghi in Questura, bisogno di cibo e indumenti

Dopo la registrazione sulla piattaforma, arrivano 2 email dalla Protezione Civile: in una di danno il numero della pratica, nell’altra un “codice temporaneo” che non si capisce a cosa serva, l’ho chiesto alle Protezione Civile ma non lo sanno”.

L’annuncio del contributo economico risale a due mesi fa. Ma nelle tasche degli ucraini non è ancora arrivato un euro.

“Ci sono grossi problemi – continua Iovene. Tantissimi ucraini non hanno cibo né soldi. Alcuni vivono in sette nello stesso appartamento”. Molte associazioni stanno, infatti, raccogliendo cibo e vestiti per donne, uomini e bambini ucraini.

Sorgono problemi anche per l’ottenimento del permesso di soggiorno, necessario per il lavoro. “La macchina funziona ma a rilento. Una persona ha inviato la PEC il 30 marzo e ha avuto la risposta con l’appuntamneto il 19 maggio.

Tempi molto lunghi. Per molti giorni, la Questura aveva la casella mail bloccata: una signora ha dovuto mandare 15 mail prima di ricevere una risposta. Un ragazzo, che aveva trovato regolare lavoro in un’azienda, si è dovuto recare alle 3 di notte in Questura con la famiglia per il riconoscimento“.

Diventa tutto pesante dal punto di vista economico. Le famiglie ospitanti non possono sborsare tanti soldi per mantenere gli ucraini.

Che hanno difficoltà anche a pagarsi i biglietti per il trasporto pubblico. “A Milano, su circa 8mila persone arrivate dalla guerra, solo 800 sono state collocate in strutture di accoglienza”.

Accoglienza a macchia di leopardo

Per Iovieno, “l‘accoglienza funziona a macchia di leopardo“. “Ci sono realtà dove sta andando meglio: in un piccolo paese in provincia di Catanzaro, un gruppo di profughi ha subito ricevuto il permesso di soggiorno oltre che un appartamento decente, con bagno singolo”.

Di fronte a questo scenario, molti preferiscono lasciare l’Italia. Direzione Germania o addirittura Ucraina, luogo colpito dalle bombe russe.