Petrocelli, il putiniano che nessuno vuole. Pure il gruppo Misto in imbarazzo

Anche la capogruppo del Misto, Loredana De Petris, vuole le dimissioni di Petrocelli dalla Commissione Esteri, ma non può espellerlo

Oggi pomeriggio, al massimo domani, il senatore e presidente della Commissione Esteri a Palazzo Madama, Vito Petrocelli, sarà espulso dal M5s. La procedura era stata già avviata dopo la mancata fiducia al governo sul decreto Ucraina, poi il tweet di Petrocelli sulla Festa della LiberaZione, con la Z simbolo dell’invasione russa in Ucraina scritta in maiuscolo ha suscitato un vero fiume di indignazione da parte di tutte le forze politiche.

De Petris non vuole il compagno Petrov

Ora resta il nodo delle dimissioni da presidente della Commissione, passo che il parlamentare, soprannominato dai colleghi compagno Petrov, non sembra intenzionato a compiere. Ma c’è anche un’altra questione, che investe direttamente il gruppo Misto, a cui Petrocelli verrebbe iscritto d’ufficio una volta completata la procedura di espulsione dai Cinque Stelle. A parte qualche senatore ex M5s che condivide le sue stesse posizioni, è forte l’imbarazzo nel gruppone degli apolidi per la presenza dell’ormai ex grillino smaccatamente filo russo.

Una volta cacciato dal Movimento, la patata bollente chiamata Petrov sarebbe nelle mani della capogruppo del Misto al Senato Loredana De Petris, della componente LeU-Ecosolidali. “Lei vuole che Petrocelli si dimetta subito da presidente della Commissione Esteri – spiega a true-news.it una fonte parlamentare vicinissima a De Petris – e per quanto riguarda il Gruppo Misto, però, la capogruppo non può espellerlo dal gruppo parlamentare, si tratta di una questione da risolvere insieme a tutti gli altri gruppi politici e a livello istituzionale con la presidente del Senato Casellati”.

Petrocelli, divenuto in men che non si dica il paria del Parlamento, non sarebbe gradito nemmeno nel Misto, la casa dei senza-casa della politica. Ma la capogruppo De Petris ha le mani legate, nonostante lei stessa sostenga che le sue posizioni sulla guerra in Ucraina siano prima di tutto incompatibili con la guida della Commissione Esteri.

Stallo burocratico anche in Senato

Siamo di fronte all’ennesima aporia burocratica del caso-Petrocelli.

Che per trarsi d’impaccio con i tanti colleghi del Misto che non lo accoglierebbero a braccia aperte potrebbe almeno scegliere di aderire a una componente ex grillina, come quella oltranzista e anti-Nato di Alternativa o con Italexit di Gianluigi Paragone. Ma neppure in questi partiti nessuno – fatta eccezione per la senatrice Bianca Laura Granato che in un video ha affermato che Putin combatte contro il nuovo ordine mondiale – è mai arrivato a tal punto da rivendicare provocatoriamente la sua simpatia per quella che il Cremlino chiama “operazione militare speciale” in Ucraina.

E poi ormai la sola evocazione del nome di Petrocelli, considerato l’importante ruolo che ricopre, può mettere in imbarazzo chiunque.

Stando a quanto trapela da fonti del gruppo a Palazzo Madama, il problema risiederebbe nel fatto che ogni senatore viene iscritto d’ufficio al Misto una volta che viene allontanato dal suo gruppo parlamentare di elezione. È impossibile, dunque, prendere provvedimenti a livello di gruppo parlamentare, e a poco servirebbero le proteste di chi non vuole condividere i banchi con l’ormai reprobo “compagno Petrov”.

La conferma di Crucioli

Lo conferma a true-news.it il senatore ex M5s Mattia Crucioli, espulso per la mancata fiducia al governo Draghi a febbraio dell’anno scorso. “Io stesso dopo l’espulsione decisa dal Movimento 5 Stelle – spiega Crucioli – mi sono ritrovato iscritto automaticamente al Gruppo Misto una volta conclusa la procedura da parte del collegio dei probiviri, poi non ho fatto ricorso e ci sono rimasto, dando vita alla componente di Alternativa”.