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Pazzali: “Dal secolo di storia di Fiera Milano un modello di ripartenza”

"La sfida del futuro? Puntare sull’economia della conoscenza". Così Enrico Pazzali, presidente della Fondazione Fiera Milano

“La fiera di Milano è nata dopo la seconda guerra mondiale e dopo l’influenza spagnola. È stata distrutta e poi ricostruita a seguito del secondo conflitto mondiale. La sua storia è segnata da costanti rinascite. Anche adesso, dopo un anno e mezzo di pandemia e quando alcuni pensavano che il mercato fieristico fosse destinato al declino, siamo ripartiti con grande slancio. A differenza delle altre piazze europee come Parigi, Londra e Berlino che sono ancora ferme, Milano ha recuperato la sua attrattività”.

Così Enrico Pazzali, presidente Fondazione Fiera Milano ha dichiarato ieri, martedì 12 ottobre, a True News a margine del secondo appuntamento del ciclo “Il Secolo che cresce. Eredità e prospettive di una stagione che continua” promosso da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli con Fondazione Fiera Milano. Il ciclo, che prevede cinque incontri pubblici, intende ripercorrere i cento anni di storia del polo congressuale meneghino con testimoni della storia economica, finanziaria e imprenditoriale che hanno portato nel futuro le grandi sfide della politica industriale italiana, in dialogo con i protagonisti e con le sfide di oggi, per mettere in connessione le esperienze del passato con alcune grandi domande che il presente pone.

Dopo l’incontro inaugurale di fine maggio a tema ricostruzione e salute che aveva visto ospiti il presidente di Confindustria e di Fiera Milano Carlo Bonomi, il past president di Fondazione Fiera Milano Luigi Roth e Alice Valsecchi, People Operations di Bending Spoons e in cui era stato presentato il volume La Fiera di Milano 1920-2020. Cento anni, infinite storie (Skira, 2021), ieri è stata la volta di Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo e Cristina Pozzi, Coo e Head of Contents di Treccani Futura che si sono confrontati sulle sfide passate e future.

Storicamente infatti le grandi crisi e gli appuntamenti più drammatici dell’umanità hanno anche segnato il momento di nuove opportunità, ridefinendo i legami tra il pubblico e il privato e aprendo la strada alla costruzione di economie più efficienti, giuste, inclusive.

La sfida del futuro? Puntare sull’economia della conoscenza

“Dobbiamo trarre insegnamento dalla storia che oggi si ripete – ha proseguito Pazzali – chiedendo a tutti di immaginare una ripartenza altrettanto grande, che non lasci indietro nessuno. E noi con Fondazione Fiera Milano, Fondazione Feltrinelli, Fondazione Cariplo e le altre istituzioni milanesi, che l’hanno nel codice genetico, crediamo che questa sarà la vera sfida di tutti noi. Una sfida che possiamo vincere solo mettendoci insieme in un patto di coesione e orgoglio del territorio che sappia coniugare l’innovazione all’interno di una nuova partnership tra stato e imprese con una maggiore attenzione alle realtà produttive locali”.

Il numero uno di Fondazione Fiera si dice ottimista sul futuro. “Milano e la Fiera hanno saputo rispondere con tenacia, riguadagnando attrattività a livello globale – ha aggiunto -. Dal Supersalone del 5 settembre si sono alternate finora 15 manifestazioni e percepiamo il forte richiamo, non solo a ritrovarsi fisicamente, ma a fare affari. Stanno ritornando gli stranieri molto più volentieri che in altre città europee, dove le attività fieristiche non sono ancora riprese e c’è una forte attenzione ai prodotti italiani, al nostro saper fare e alle nostre competenze. Un vero momento magico per il nostro Paese e per Milano. La sfida sarà cambiare questa città, ma in continuità, facendo leva sull’economia delle conoscenze e sulle nostre università. Una  sfida che dovremo correre tutti insieme”.

Posizione confermata da Massimiliano Tarantino, direttore di Fondazione G. Feltrinelli, che ha sottolineato: “È necessario reinventare il concetto tutto made in Italy della territorializzazione, come fu per i distretti del manifatturiero e dell’artigianato e dare vita a veri e propri distretti delle competenze che facciano sistema delle risorse di ricerca universitaria pura e applicata e del contesto economico. La sfida è quella di guardare un orizzonte di sviluppo un po’ più lontano dell’ ‘ombra del presente’ di cui parlava il nostro compianto presidente emerito, Salvatore Veca. Occorre un nuovo accordo programmatico fra tutti gli attori che riesca a favorire la creazione del know how necessario a generare sviluppo con le responsabilità, non solo dell’attore pubblico e di quello privato, ma anche della ricerca e del sistema della cultura”.

Prossimo appuntamento del ciclo il 21 ottobre in viale Pasubio con focus sull’equità. Dialogheranno

Marta Dassù, Senior Advisor European Affairs, Aspen Institute Italia e Direttrice Aspenia e Lucia Chierchia, Managing Partner della Startup Gellify.