Monkeypox: l’attivismo LGBTQ+ per il vaccino contro il vaiolo delle scimmie

Monkeypox: l’attivismo LGBTQ+ e il vaccino. Con Michele Albiani, Daniele Calzavara di Milano Check Point e Bastian di PrEP in Italia

Sono 599 i casi accertati di monkeypox (MPX) in Italia, probabilmente sottostimati. Secondo la mappa dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), aggiornata al 4 agosto, è uno dei Paesi più a rischio. Anche grazie alla mobilitazione della comunità LGBTQ+ – fortemente colpita dal vaiolo delle scimmie – si sta avviando la campagna vaccinale in Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia Romagna. Lo Spallanzani di Roma ha iniziato la somministrazione lunedì 8 e la Lombardia mercoledì 10 agosto.

Ne abbiamo parlato con Michele Albiani, consigliere comunale di Milano e attivista per i diritti LGBTQ+; Daniele Calzavara di Milano Check Point e Bastian, co-fondatore di PrEP in Italia, collettivo per la profilassi pre esposizione che protegge dall’HIV.

Il monkeypox e la comunità LGBTQ+

Perché il monkeypox ha un impatto importante sulla comunità LGBTQ+? Risponde Daniele Calzavara: “Il vaiolo delle scimmie è un’infezione che si trasmette per contatto diretto con le lesioni di una persona infetta.

Il sesso è dunque un’ottima modalità di trasmissione.

Credo che le motivazioni per la quale quasi la totalità delle diagnosi (98%) sia in MSM, ovvero uomini che fanno sesso con uomini, sia principalmente per due motivi. In primo luogo, quest’ondata epidemica ha preso inizio in seguito al pride primaverile di Gran Canaria. Dal punto di vista epidemiologico probabilmente è successo che qualcuno si sia recato a questo evento dopo un recente viaggio in Centro Africa.

Dopo questo bridge l’epidemia ha cominciato a diffondersi nelle principali città europee, dapprima con casi di persone che si erano infettati all’estero, e poi con infezioni acquisite localmente. La comunità LGBT, e soprattutto la “comunità” MSM è tutto sommato chiusa, e prima che l’infezione si possa espandere nella popolazione generale ci vuole tempo, soprattutto con un virus con queste caratteristiche non “troppo” infettive.

In secondo luogo, la popolazione LGBT è molto più sensibile alle tematiche della salute sessuale, dall’HIV alle infezioni sessualmente trasmissibili, e quindi è più propensa a testarsi e eseguire screening”.

Come si è mosso il mondo dell’attivismo per richiedere il vaccino per il monkeypox?

Risponde Michele Albiani. “Il mondo associativo si è mosso immediatamente con delle campagne informative non appena si sono riscontrati i primi casi in arrivo dalle Canarie. Per poi fare pressing alle istituzioni sanitarie, penso soprattutto al Milano Check Point. E la prima realtà che ha annunciato di voler partire con le vaccinazioni e una task force è stata la Regione Lombardia.

Il Ministero, a parte le campagne informative molto utili, non ha dichiarato l’emergenza come in altri Paesi e sembra quasi latitare”.

Vaccino in Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia Romagna

“Secondo i dati la Lombardia è il territorio più colpito a livello nazionale e ormai da ‘positivo di ritorno dalle Canarie’ ho iniziato a sentire diversi ‘positivo di ritorno dalla Lombardia’. E, come si può immaginare, riporta alla memoria gli eventi orribili di due anni fa” spiega Albiani.

“Per la comunità, se partisse effettivamente la vaccinazione, la parola che mi viene in mente sarebbe “sollievo”. Però si parla di poche dosi in campo.

Ho letto con fastidio dell’avversione di alcuni medici italiani con ruoli apicali rispetto al tema della vaccinazione, mentre addirittura in Francia hanno aperto la possibilità di farlo anche agli stranieri senza residenza. Fortunatamente le cose stanno cambiando”.

Calzavara aggiunge: “Al momento in Italia il numero di casi (599) è molto inferiore in confronto ad altri Paesi.

Credo però che il monkeypox non venga raccontato come un’emergenza perché in Italia non sono state messe in atto procedure di tracing e screening dei contatti, a meno che questi non fossero sintomatici. In questo modo i numeri rimangono bassi, e la percezione è che non si tratti di una reale emergenza. Tuttavia, un periodo come quello estivo, dove ci sono grossi eventi come i Pride internazionali, o party e feste che muovono persone in tutta Europa, è davvero urgente che vengano adottate misure straordinarie per la cura e la prevenzione del MPX”.

La circolare del Ministero della Salute più recente stabilisce l’avvio della campagna in Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia Romagna (le regioni più colpite) e la priorità vaccinale degli MSM (maschi che fanno sesso con maschi) in almeno uno dei casi di rischio riportati, tra cui chemsex, rapporti sessuali con più di un partner negli ultimi tre mesi e aver contratto una IST nel corso dell’ultimo anno.

Il monkeypox raccontato dai media

Le critiche sollevate dalla comunità LGBTQ+ sulle modalità con cui il monkeypox è comunicato sono state numerose: da un lato c’è il rischio di narrare il vaiolo delle scimmie come un rischio solo per gli MSM, dall’altro quello di non considerare l’effettivo contesto di diffusione.

Lo chiarisce infatti Bastian: “Per tutelare la salute, non dobbiamo negare che il MPX si sta diffondendo tra MSM. Siamo tutte e tutti a rischio monkeypox perché si passa attraverso il contatto stretto con la pelle e le pustole. In questo momento però il sesso sembra la principale via di trasmissione e gli MSM sono molto più a rischio.

La situazione è complessa e va trattata con sensibilità, informando senza cadere nello stigma. Non tutti i media italiani sono stati all’altezza e la cosa non mi stupisce. L’Italia è un paese omofobo e i giornali cercano i click facili: ci vuole un attimo per cadere nella tentazione di fare il titolo scandalistico.

Dall’altro lato credo che come persone LGBT+ in questo momento siamo più interessate a supportare gli amici MSM col monkeypox che devono stare in quarantena, piuttosto che spendere tempo ed energie a criticare il basso livello del giornalismo italiano”.

Il futuro politico della Lombardia e dell’Italia

Pensando anche alla salute sessuale, le preoccupazioni per il futuro politico della regione, in cui si vota nel 2023, e della nazione sono presenti. Albiani infatti sostiene che “l’interesse che la vicepresidente Moratti ha dimostrato sul tema è, sinceramente, lodevole, ma mi chiedo se sappia che i centri MTS [malattie sessualmente trasmissibili, anche dette IST] e i reparti di malattie infettive che si occupano di queste particolari situazioni sono in difficoltà da prima del COVID.

Al centro MTS di viale Jenner ti danno appuntamento dopo settimane, solo telefonicamente. Nel 2022. Anche sulla PrEP (la profilassi pre esposizione da HIV) ci sarebbe da lavorare meglio; visti i risultati straordinari nella riduzione delle nuove infezioni che ha dimostrato nel mondo, ma anche qui.

Fortunatamente ci sono realtà associative come Milano Check Point che tamponano dove la regione non arriva, ma sono spesso lasciate sole. Il timore è che, con il possibile combinato disposto di governo nazionale e regionale a trazione di una destra sessuofoba come questa, le cose possano solo peggiorare. Io farò tutto quello che è nel mio potere affinché non accada. Spero di non essere il solo”.

LA CIRCOLARE MINISTERIALE