Le femministe cattoliche vogliono un’indagine sugli abusi nella Chiesa

Una rete di enti femministi cattolici da vita al Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa italiana. E chiede un'indagine sistematica

Dopo i recenti report sulle violenze nella Chiesa e il tentativo di spingere il Vaticano a istituire una commissione per analizzare gli abusi in Italia, alcuni enti femministi cattolici hanno deciso di prendere la situazione nelle loro mani. Donne per la Chiesa, Rete L’Abuso, Adista, Voices of Faith e OIVD (Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne) hanno quindi dato vita al Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica italiana.

La presentazione ufficiale sarà il 15 febbraio alle 10.30 sulle pagine Facebook degli enti sostenitori.

Abusi nella Chiesa italiana, l’origine del progetto

Tutte queste associazioni (e quelle che poi si sono aggiunte) lavorano da anni sul tema, organizzando discussioni e momenti di presa di consapevolezza. Rete L’Abuso, in particolare, ha realizzato una mappatura dei casi noti all’interno della Chiesa italiana e si è occupata di raccogliere i dati.

Voices of Faith ha approfondito le violenze (psicologiche, fisiche e spirituali) subite dalle suore. Donne per la Chiesa lavora da tempo per raggiungere una maggiore equità nelle comunità spirituali. E OIVD indaga le responsabilità delle varie religioni relative agli abusi che costantemente si verificano.

Alla luce dei report emersi in Francia, Spagna e a Monaco, hanno deciso di unire le forze e spingere a un’indagine completa e sistematica anche su suolo italiano.

Con la consapevolezza che se si parla di violenza nella Chiesa, si smuove necessariamente un sistema più grande: il patriarcato che sostiene e permea le gerarchie ecclesiastiche.

Gli obiettivi dell’indagine sugli abusi nella Chiesa: la formazione di una commissione laica e indipendente

Lo scopo è chiaro: chiedere esplicitamente la formazione di una commissione (laica e indipendente) che indaghi sulle violenze che avvengono nelle comunità cattoliche italiane. L’idea è nata in modo spontaneo, da un’esigenza condivisa.

Dopo il Rapporto Sauvé  (quello francese) si è creato un tessuto di realtà e associazioni competenti, che hanno poi formato il Coordinamento.

Andare “oltre il silenzio” è l’intento che muove questo progetto. Non si vuole – come spesso accade – tutelare la reputazione della Chiesa ma stare dalla parte delle vittime e delle persone sopravvissute agli abusi. Alla guida del Coordinamento c’è un senso di giustizia. Un impegno etico e, per chi è credente, evangelico.

A questi obiettivi si aggiunge la volontà di suscitare un’azione precisa di Governo e Parlamento. Sia in Francia che in Germania, infatti, seppur in presenza di realtà legislative diverse, lo Stato si è preso le proprie responsabilità di fronte agli abusi emersi. Il Coordinamento chiede che anche in Italia si verifichi questo coinvolgimento delle istituzioni.

Una Chiesa non solo degli ecclesiastici

Le associazioni che sostengono il progetto sono differenti, hanno storie e vissuti diversi, ma le accomuna la volontà di costruire una rete solida per dare voce a chi non ha ancora ricevuto ascolto.

Le muove la convinzione che le questioni relative alla Chiesa cattolica non riguardano solo le persone cattoliche, ma la società nel suo complesso. Per rompere l’idea che la Chiesa sia un affare degli ecclesiastici, questo Coordinamento è un punto di partenza.