La rana Giorgia e lo scorpione Pietrangelo Buttafuoco

Il presidente della Biennale Buttafuoco vorrebbe bloccare la pubblicazione di un libro che metterebbe in grave imbarazzo la premier

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Secondo Dagospia, il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, vorrebbe bloccare la pubblicazione di un libro del quale avrebbe scritto la prefazione, che metterebbe in grave imbarazzo la premier

Ricordate la favola di Esopo della rana e dello scorpione?

Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.” La rana gli rispose “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!”

La rana chiede allo scorpione perché l’ha punta

“E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!” La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione.

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Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione…” rispose lui “È la mia natura!”.

Buttafuoco come lo scorpione

Ecco. Pietrangelo Buttafuoco, che secondo Dagospia avrebbe “attivato i suoi legali per bloccare la pubblicazione, prevista per il 30 gennaio, del libro Europa ridestati, per la sovranità europea, che conterrebbe una sua prefazione contro il “colonialismo americano e la destra”, per Giorgia Meloni si sta rivelando come lo scorpione della favola.

Per una premier che ha scelto di accreditarsi come atlantista, se la notizia pubblicata da Dagospia fosse confermata, sarebbe un duro colpo di pungiglione alle spalle, dopo che ha traghettato Buttafuoco sulla poltrona di presidente della Biennale di Venezia.

La prefazione di Buttafuoco al libro di Mutti

Il libro di cui l’intellettuale siciliano vorrebbe impedire la pubblicazione, è di Claudio Mutti, edito dalla casa editrice “Edizioni Ar” di Franco Freda (Ordine nuovo, Aristocrazia ariana).

Mutti, riporta Dagospia, è un grande estimatore dei filo nazisti della Guardia di Ferro romena, di cui ha tradotto dei documenti per le edizioni Ar di Franco Freda. Conoscitore della lingua e della cultura rumena, nel 1979 divenne titolare di una cattedra presto l’Istituto italiano di cultura di Bucarest, revocatagli in seguito ad un’interrogazione parlamentare dell’on. Antonello Trombadori, che chiedeva al governo “se fosse necessario affidare ad un nazista la rappresentanza della cultura italiana all’estero”. Per le Edizioni di Ar, di Franco Freda, ha pubblicato anche un’edizione commentata de libro antisemita I Protocolli dei Savi di Sion e delle opere di Adolf Hitler.

Ma di cosa parla il libro che Buttafuoco vorrebbe impedire la pubblicazione? Il giornale online MOW sostiene che sarebbe una riedizione di un precedente libro di Mutti, “A domanda… risponde”, che contiene la prefazione di Pietrangelo Buttafuoco.

Anti-americanismo, anti-occidentalismo, anti-sionismo

In quella prefazione si legge: “È l’avvenire comune che stabilisce la civiltà comune. Così spiega Claudio Mutti. Senza la geografia, infatti, non si fa la politica. Non esiste storia, dunque, senza una mappa…. La geopolitica, dottrina di cui Mutti è profondo conoscitore, altro non è che la fisiologia in un organismo complesso: la terra. Per tramite di geopolitica è chiara la distinzione tra “imperium” e “dominium”; al di là dell’esperienza storica si nasconde sempre uno scenario mitico, ma tutto quel che ci resta, d’Occidente, oggi è solo dominium di un modello multiculturale che in realtà – come spiega bene Mutti – «è monoculturale. Perché c’è l’egemonia di un’unica cultura: la zivilisation », quella civilizzazione così malignamente antieuropea che nega ai popoli del blocco continentale d’Europa di darsi un destino comune, appunto una civiltà comune, un avvenire…”.

Quando Meloni bloccò la candidatura di Buttafuoco a governatore della Sicilia

Giorgia Meloni, nonostante in passato ne avesse tenuto le distanze (nel 2015 bloccò la candidatura di Buttafuoco a governatore della Sicilia patrocinata dalla Lega), lo ha premiato, ma di certo non gradirà le parole scritte. D’altra parte che “Giafar” – nome scelto da Buttafuoco dopo la sua conversione all’Islam nel 2015 – ha da sempre una passione per i nazisti (diventati protagonisti di alcuni suoi romanzi, come Herman Göring o Pio Filippini-Ronconi, arruolato dal 1943 nella malfamata legione delle SS italiane) lo si sapeva.

Nel 2012 Buttafuoco partecipa alla festa di Casa Pound  – ricostruisce Piefranco Pellizzetti su Micromega, “e non rendendosi conto di essere registrato, parla a ruota libera. Per cui Oriana Fallaci diventa l’odiata giornalista fiorentina da jet-set, massima espressione di un “orrendo occidentalismo della Destra globale, repubblicana, americana. Quintessenza della schifezza”.

Per Buttafuoco, Oriana Fallaci “massima espressione di un orrendo occidentalismo”

Passano tre anni e  intervistato da Italia Oggi il 26 febbraio 2015 dice del neoeletto presidente della repubblica: “Sergio Mattarella ha voluto radicare l’avvio del suo settennato con un discorso che ancora oggi è fondato sulla guerra civile. È ancora l’armamentario ideologico e ancora la mancata pacificazione, è ancora la distinzione tra italiani di serie A e di serie B, relegando questi ultimi nelle fogne”. Poi dichiara che Tangentopoli è stata una punizione americana di Bettino Craxi per i fatti di Sigonella.

Tutte bombe ad orologeria altamente rischiose per l’attuale linea di accreditamento centrista, faticosamente costruita da Giorgia Meloni: anti-americanismo, anti-occidentalismo, anti-sionismo.

Ma la premier non può farci nulla, è la natura di Buttafuoco. E di certo se qualcuno dovrà andare a fondo, quella non sarà lei.