La lunga notte delle Olimpiadi: lo scontro tra Scaroni e Uva. I posizionamenti della politica

La lunga notte delle Olimpiadi non è ancora finita: in scena lo scontro tra Scaroni e Uva in attesa di lunedì

La lunga notte delle Olimpiadi non è ancora finita. Paolo Scaroni, presidentissimo del Milan, ex amministratore delegato dell’Eni contro Michele Uva, direttore di Football& Social Responsability della Uefa, ex ad di Coni Servizi.

L’uno (Scaroni) e l’altro (Uva), si trincerano dietro il silenzio

Nessuno parla, anche perché lo scontro è forte. Ognuno ha chi lo sostiene. Il presidente del Consiglio Mario Draghi vorrebbe Michele Uva e così anche il segretario del Pd Enrico Letta, che lo conosce e lo stima.

A parlare in suo favore anche Roberto Garofoli, potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma a Michele Uva Giovanni Malagò preferisce Paolo Scaroni, che ha un bagaglio di amicizie anche politiche assai ampio, partendo ovviamente da Silvio Berlusconi che lo nominò fino a Matteo Salvini (che incontrò per la questione nuovo Meazza convincendolo a dire sì all’abbattimento), per arrivare fino a Letizia Moratti, con la quale ha ottimi rapporti.

Ma a contare più di tutti è ovviamente Malagò, che sta manovrando non poco sulla Fondazione.

Una prima riunione è andata a vuoto

Una prima riunione è andata a vuoto, e ci si aspettava che Scaroni sarebbe stato incoronato amministratore delegato già nel pomeriggio di giovedì 25 agosto. Non formalmente ovviamente: per la nomina ci vuole un decreto del consiglio dei ministri, che dovrebbe arrivare lunedì. Ma prima – ed è questo lo scoglio per tutti – il nome deve essere condiviso e accettato dagli enti locali: comuni di Milano e Cortina, regioni Lombardia e Veneto.

E ovviamente il Coni. Dunque, se su Scaroni ci fosse stata unanimità, giovedì sarebbe potuto essere il giorno giusto. Ma pare che qualcosa si sia inceppato, non si capisce se per volontà del manager o se per questioni interne ai decisori pubblici. E dunque bisogna aspettare. Certo è che Uva o Scaroni, non è detto che non possa essere un terzo a goderne.