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Corona e Mediaset, scontro frontale da 160 milioni. E lui sfida le ordinanze e torna su Instagram

Corona e Mediaset, scontro frontale da 160 milioni. E lui sfida le ordinanze e torna su Instagram


Nello zoo mediatico italiano, ecco il duello più elettrico del momento: Fabrizio Corona vs. Mediaset, round infinito. Il sipario si alza su una nuova controversia: a colpi di milioni e insulti, carta bollata e comunicati stampa, la battaglia tra il “creatore di Falsissimo” e il Biscione rivela tutto il campionario del perfetto scandalo.

La denuncia di Corona: “Tentata estorsione” da Mediaset


Apre le danze l’avvocato Ivano Chiesa, penna graffiante dell’ex re dei paparazzi: Corona ha “deciso di denunciare Mediaset per tentata estorsione”, denuncia che, secondo Chiesa, nasce da alcune missive inviate “ai gestori di locali pubblici, dicendo che devono presidiare sulle condotte degli ospiti delle serate che organizzano per eventuali comportamenti offensivi.” Insomma, parole pesanti e, secondo il legale, “il nome non lo hanno mica fatto questi soggetti ma che si tratti di Fabrizio Corona lo hanno capito tutti quanti. È una cosa molto grave.” Le missive, indirizzate a locali come il Momento Club di Ghezzano (Pisa), intimerebbero di “vietare qualsiasi critica all’azienda, ai suoi manager e ai suoi programmi durante eventi e serate organizzate nei locali.”

Chiesa non le manda a dire: “Come è possibile che si chieda ad un gestore di una discoteca di impedire che qualcuno dica quello che vuole? Come si può pretendere questa condotta? Cosa dovrebbero fare, mettergli un tappo in bocca?” Rincara la dose sul piano giuridico: tale richiesta sarebbe “una condotta inesigibile” e rischierebbe di “intimidire e preoccupare” lesinando opportunità lavorative a Corona. La conclusione? Una denuncia per “tentata estorsione o per qualsiasi altro reato la Procura riterrà di indagare”.

E Mediaset valuta già la controquerela


La risposta di Cologno Monzese, nemmeno a dirlo, non tarda: fonti vicine al Biscione lasciano trapelare che “Mediaset potrebbe controquerelare per calunnia”, sottolineando che “non risulta chiaro dove si configuri il reato di estorsione o tentata estorsione.” E c’è di più: “l’avvocato Chiesa riconosce che il suo cliente è colui che potrebbe diffamare e, forse per questo, i locali delle discoteche preferiscono non ospitarlo: una scelta autonoma, dato che non è stato imposto alcun veto.” Insomma, fuoco incrociato e nessuna intenzione di lasciare spazi alle mezze misure.

La causa da 160 milioni: “Menzogne, falsità e insinuazioni”


Ma il vero colpo grosso era arrivato nella serata del 5 febbraio: Mediaset e MFE – MediaForEurope annunciano una causa civile titanica per un importo stratosferico: “160 milioni di euro” chiesti a Corona e alle società a lui riconducibili. Motivo? La società parla senza troppi giri di parole di “un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento… e del minimo rispetto per le persone, le loro famiglie e le realtà coinvolte.” Il comunicato è un martello mediatico: “Non si tratta di gossip, né di pettegolezzo. Si tratta di un meccanismo organizzato e sistematico, nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro. Su questa campagna d’odio Corona monetizza migliaia di euro ogni settimana.”

Il gruppo rilancia promettendo che “le somme eventualmente riconosciute dal giudice… saranno destinate alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice Rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo.” Una chicca da manuale del perfetto comunicatore corporate.

Chi ride e chi trema: la sfida di Corona ai volti noti Mediaset


Come reagisce l’uomo più querelato d’Italia? Con la sua proverbiale incoscienza. Su Fanpage, messaggio stringato: “Sono sereno.” Poi, in un video rilanciato ovunque, recita la sua parte con vena ironica: “Nel momento in cui Mediaset fa prima una causa civile e chiede 160 milioni, che non hanno senso, è un atto intimidatorio, è una minaccia, per spaventare quelli normali. Ma a me non spaventano mica: mi sono fatto una risata oggi… Vi sembro preoccupato? Ho solo la febbre.”

I volti tirati (o nominati) in causa civile sono i pezzi da novanta del Biscione: Pier Silvio Berlusconi, Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Samira Lui, Ilary Blasi. Corona rilancia la sua battuta più tagliente: “Per adesso non mi hanno querelato perché se vado in udienza adesso, a un processo penale, e vengo rinviato a giudizio, devono venire tutti sul banco degli imputati. Poi vediamo se li ho diffamati.”

Corona via dai social? Macché: ritorno fulmineo su Instagram


Neppure la “cancellazione del profilo Instagram da 2,4 milioni di follower” ferma la macchina mediatica coroniana. Tempo di far rimbalzare qualche notifica e, come Fenix digitale, ecco aperto un nuovo account. In bio: “Trattative non ne facciamo.” Nel primo post si racconta in palestra, con questo autocommento: “Non ho violato regole. Ho violato equilibri.” E ancora: “ho detto cose che non dovevano essere dette” e “ho fatto nomi che non dovevano circolare”. E giù contro la “moderazione selettiva (trasformata in censura)” dei social. “Io non sono presentabile. Sono scomodo.”

Chiusura in stile Corona: “Un profilo si elimina in un click. Un uomo no. Un messaggio no. La verità no.” La replica di Instagram? Arriverà. Lui promette “un ritorno con più rumore di prima”. Secondo post, colpo di teatro: “Il sistema guarda. Io continuo. La differenza è tutta lì”.