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Matteo Renzi a Milano, uno show contro i Cinque Stelle: “Non capiscono la città, mai alleanze insieme”

Il leader di Italia Viva in città per presentare il suo libro e le elezioni: "Noi abbiamo creduto nell'Expo, il M5S parlava di corruzione"

Il bersaglio principale? Il Movimento Cinque Stelle. “Cosa penso di loro? Che sono finiti e possiamo relegarli al passato”. Cina, Nato, Biden, Arabia Saudita. A tutto campo, ma la serata di Matteo Renzi a Milano è soprattutto un susseguirsi di attacchi ai grillini, fra sferzate e battute taglienti durante la presentazione del suo libro “Controcorrente”. Dal teatro Franco Parenti – tempio dei moderati in città da dove nel 2016 la più renziana dei milanesi, Ada Lucia De Cesaris, lanciò la cavalcata trionfante di Beppe Sala verso Palazzo Marino – il leader di Italia Viva punta dritto alla campagna per le comunali del 3-4 ottobre.  ” Milano? La città dove il crollo dei cinque stelle prenderà residenza” commenta l’ex premier sollecitato dall’intervista di Giuseppe De Bellis. “Qui noi abbiamo puntato moltissimo fin dal 2014” ricorda Renzi. “Siamo stati i primi a credere nell’Expo in un clima di rassegnazione generale mentre Beppe Grillo diceva che l’Expo era un covo di corruzione. Noi invece ci abbiamo creduto, puntando sulle capacità manageriali di Beppe Sala che poi è diventato Sindaco”.

Beppe Grillo non c’è più – fa notare qualcuno. Ma il senatore di Rignano sull’Arno non risparmia critiche nemmeno agli attuali leader dei Cinque Stelle. A partire da Giuseppe Conte, da lui stesso affondato qualche mese fa a Palazzo Chigi. “È bellissimo – dice Renzi – perché parlare di questioni internazionali con Toninelli e non con Conte è una soddisfazione. Dice di essere stanco? Ci credo, provate voi a stare tutti i giorni con la Taverna”. Risate.

Il leader di Italia Viva, comunque, ne ha anche per il ministro degli esteri Luigi di Maio. “Dovrebbero chiedere scusa ad Angelino Alfano che di fronte a Di Maio era un pischellino” rimarca punzecchiando il ministro degli esteri. “Sono passati dall’uno vale l’uno all’uno vale l’altro. Guardate Di Maio, così carino e affabile: ha cambiato 3 governi con 3 maggioranze diverse”.

“I 5 stelle? Non conoscono Milano”

Ma non ci sono solo le battute. Sul nodo alleanza con i pentastellati il centrosinistra ha rischiato per mesi di spaccarsi nella corsa verso le amministrative di ottobre. “Hanno chiesto in ginocchio a Beppe Sala di fare un accordo – attacca l’ex presidente del consiglio – poi è arrivato Conte che ha scritto una lettera incredibile al Corriere della Sera sbagliando anche il numero dei bambini in povertà a Milano”. Il problema, per lui, è tutto qua. “Sono lontani dal comprendere la città di Milano“. Alleanze organiche? “La storia che i cinque stelle sono di sinistra non l’ho mai capita. Non era Di Maio che flirtava con i Gillet gialli? E non era Conte a firmare i decreti Salvini sull’immigrazione che ora rinnega? Tutti a dare lezione di sinistra a me, ma eravamo noi a salvare le persone in mare”. E sulla collocazione politica di Italia Viva ha commentato secco: “Se la sinistra è quella cosa che va da D’Alema ad Alessandro Di Battista passando per la Taverna e una parte del Pd non è casa nostra. Noi abbiamo un’idea diversa, riformista. Non abbiamo cambiato idea sul populismo e sul lavoro come non abbiamo cambiato idea sull’utilità del cashbak o del reddito di cittadinanza. A tuto questo preferiamo il lavoro e misure come l’impresa 4.0″.

Pnrr, “la nostra lotta per cestinare il piano di Conte”

Archiviato il capitolo Cinque Stelle e alleanze, il leader di Italia Viva in trasferta milanese per la presentazione del suo libro coglie l’occasione per parlare del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Giudizio su Draghi? Nemmeno a dirlo: soddisfazione piena. “Premesso che sono molto contento che sia Mario Draghi a gestire questa fase – ha affermato – nel libro racconto la nostra lotta per cestinare il Pnrr precedente”. “E sia chiaro  -aggiunge – quei miliardi non sono merito di Conte ma della lungimiranza di Francia e Germania. Ad ogni modo da quelle risorse dipende il futuro dell’Italia, e sono contento di aver contributo a mandare a casa ministri, tra i quali Roberto Gualtieri, che volevano approvare il piano senza nemmeno averlo letto”.

Politica estera, la risposta di Matteo Renzi sulla questione Arabia Saudita

Chiusura di serata con l’affaire Arabia Saudita. “Su questo ci dobbiamo chiarire – è stata la sua replica – perché fino a che per il parlamentare c’è la possibilità anche di fare altro rispetto al lavoro in aula non posso essere criticato in questo senso. Non va bene? Si cambi la legge, discutiamone, ma fino a quando mi è permesso di fare il conferenziere non sto compiendo nulla di illegale o illecito” è stata la sua “difesa”. Sul ruolo dell’Arabia Saudita nel mondo? “Sono pronto a discuterne – dice Renzi – ma è certo è che la politica estera sta cambiando a grande velocità: la Nato è morta e non lo sa, perché l’America è tornata al pensiero dell’American First con la vicenda Afghanistan”. E quindi? Più Europa. “Serve un esercito europeo”. La Cina? “Centrale nello scacchiere contro il terrorismo” ma non certo “un modello di democrazia”.È in questo scacchiere che, secondo Renzi, bisogna guardare anche al mondo arabo che “non ha un modello perfetto, tutt’altro, ma che però sta cambiando”. “Certo – chiude – non penso si possa mettere insieme il Rinascimento fiorentino con quello saudita, ma il futuro che ci aspetta è una ripartenza dei territori dopo la crisi sanitaria del Covid. É questo ciò che volevo dire con quella espressione tanto criticata”.