Il legale anti M5s: “Pd attento, il voto online è la morte della partecipazione”

Intervista all'avvocato "bestia nera" dei grillini Lorenzo Borrè, mentre nel Pd infuria il dibattito sul voto online alle primarie

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Dopo la direzione del Pd sulle regole del prossimo congresso, tra i dem infuria il dibattito sulle primarie online, che probabilmente saranno riservate solo ad alcuni casi particolari. Una proposta della candidata Elly Schlein, che è stata avversata dal suo sfidante principale Stefano Bonaccini. Secondo i sostenitori del governatore dell’Emilia Romagna, ricorrere al voto digitale vorrebbe dire copiare il M5s. E il Movimento ha sempre avuto non pochi problemi con le consultazioni online. True-News.it ne ha parlato con l’avvocato “bestia nera” dei grillini Lorenzo Borrè.

Lorenzo Borrè è il legale che ha impugnato diverse votazioni online del M5s, riuscendo anche a invalidare, in una prima battuta, l’esito del voto via web che aveva incoronato Giuseppe Conte alla guida dei Cinque Stelle. In un momento in cui la partecipazione online è tornata di attualità con il congresso del Pd, l’avvocato – esperto di tutte le trappole che nasconde la democrazia digitale – commenta con True-News.it il dibattito interno ai dem, con un occhio all’esperienza maturata in anni di battaglie legali sui voti online dei pentastellati.

Il voto online è la morte della democrazia

Il voto on-line è la morte della partecipazione politica, così come la comunicazione interpersonale tramite piattaforme informatiche è l’antitesi della socialità, come dell’affettività”, stronca subito la democrazia diretta Borrè. Secondo l’avvocato: “La volontà espressa con il voto telematico in assenza di confronto assembleare cessa di far parte di una volontà collettiva e diventa espressione di una somma di preferenze che ricorda più il sondaggio che la delibera popolare”.

Insomma, il Pd – come pare farà in direzione – farebbe bene a non intraprendere una strada pericolosa e incerta. Perché, continua Borrè, “A forza di surrogati si ottiene una democrazia geneticamente modificata. O dell’apparenza; uno stadio ancor più a-democratico della democrazia rappresentativa”. Un passo indietro, quello auspicato da Schlein, più che un’innovazione.

Le criticità secondo l’avvocato bestia nera del M5s

Di fronte alle perplessità di alcuni esponenti del Pd sui rischi per la sicurezza e la segretezza del voto, Borrè corregge il tiro: “Non credo che in questo caso il problema si ponga in termini di sicurezza e segretezza, quanto di immaterialità della procedura: in quel che resta dei regimi democratici, il rito del recarsi alle urne ha comunque una valenza simbolica; valenza che con il voto on line si perde”. E ancora, sull’importanza della ritualità del voto in presenza. “I riti sono importanti, anche quelli laici, perché sono parte della fondazione del sentimento comunitario”.

Ripercorrendo l’esperienza, quasi decennale, delle consultazioni online del Movimento Cinque Stelle, prima su Rousseau e dopo sulla piattaforma SkyVote, emergono una serie di problemi, che la dirigenza grillina ha dovuto affrontare di volta in volta. Dagli attacchi hacker, alle incursioni e alle “cordate” pilotate dall’esterno, fino alla sicurezza delle certificazioni dei vari voti online. Tutte questioni che espongono il partito che decide di avvalersi delle votazioni online anche a una serie di disavventure giudiziarie. Proprio come è accaduto al M5s in questi anni.

Il rischio carte bollate dopo il voto

Borrè, da protagonista di queste vicende, conferma il rischio carte bollate. “Laddove la votazione non si attuasse tramite protocolli certificati che consentano la certezza della comunicazione della convocazione, il rischio di esporsi a ricorsi non è remoto. Ma la giurisprudenza ad oggi non ha dato molto peso alle doglianze in materia…”, conclude l’avvocato nemesi di Beppe Grillo e Giuseppe Conte.