Addio firme digitali per i referendum. Magi (+ Europa): “Il Governo non vuole valorizzarli”

A true-news.it Riccardo Magi, presidente di "+ Europa" commenta l'assurdo paradosso del ministro Colao sulle firme digitali per i referendum

La piattaforma c’è ma le firme non sono autenticabili. Un assurdo paradosso quello che denuncia il presidente di “+ Europa”, Riccardo Magi, in merito alla possibilità di raccogliere firme digitali per proposte referendarie.

Il successo della raccolta per eutanasia e cannabis

Una modalità che aveva riscosso successo per le proposte sulla cannabis e l’eutanasia. In particolare la raccolte firme, tramite identificazione con Spid, per la legalizzazione della marijuana aveva totalizzato 600 mila firme.

“Erano – spiega Magi – quasi esclusivamente digitali”.

Il governo, infatti, lo scorso luglio aveva approvato all’unanimità una legge che istituiva, in maniera transitoria, la raccolta firme digitali per i referendum. Qualche mese dopo numerose associazioni e sigle politiche (tra cui + Europa, ndr) avevano lanciato la petizione sull’eutanasia: “E’ stata la prima – spiega Magi – a utilizzare la firma digitale a partire da fine agosto, poco dopo il relativo emendamento di fine luglio.

Sono state raccolte 500mila firme su circa un milione. Ma sarebbe andata a buon fine anche solo con le firme cartacee”.

Il paradosso di Colao, Magi: “Parole sconcertanti”

Negli scorsi giorni, però, il Governo ha fatto marcia indietro. “Quelle del ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione, Vittorio Colao, sono parole sconcertanti. Dire che si realizza una piattaforma per la raccolta firme con identificazione digitale e firma elettronica, ma che la stessa non sarà autenticata, è assurdo”.

“A nostro parere, al contrario – prosegue il presidente di “+Europa”la norma approvata dal Parlamento ha tutti gli elementi per garantire la realizzazione di una piattaforma che svolga anche la funzione di autentica con valore legale. La risposta del Ministro Colao è basata su un’interpretazione della norma del tutto fuorviante e contraria al Codice dell’Amministrazione digitale e al senso stesso di sistemi come lo Spid”. “E’ necessario arrivare il prima possibile a un chiarimento; per questo insieme a giuristi ed esperti della materia stiamo organizzando un momento di riflessione al quale abbiamo invitato lo stesso Ministro, che si svolgerà il 18 luglio a Roma, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati, nell’ambito di un seminario dedicato alla rivitalizzazione dello strumento referendario”, conclude Magi

Insomma, Magi vede il rischio di un affossamento dell’istituto del referendum.

Magi: “Tentativo di negare possibilità di democrazia”

“Mi sembra – aggiunge – il tentativo di negare una possibilità importantissima per rivitalizzare l’istituto referendario: ovvero ridare slancio alla democrazia attraverso l’innovazione. Non vorremmo che fosse dettato dalla paura del dilagare dei referendum. Se sommiamo questa vicenda ai giustizi di ammissibilità della Corte, relativi ai referendum su cannabis e eutanasia, la preoccupazione aumenta”. Quella sulla legalizzazione della cannabis è una battaglia del partito di Magi così come quella per lo Ius Scholae.

“Ho chiesto oggi che venga prevista una settimana in più di lavoro in Parlamento: basterebbe terminare i lavori il giovedì sera per consentire di esaminare i provvedimenti su cannabis e ius schoale. Se guardiamo al calendario, ci sono provvedimenti importanti ma meno urgenti come il ddl sugli 800 anni dalla nascita di San Francesco”. E se, in Parlamento la discussione sembra bloccata, allo stesso modo il Governo sembra voler bloccare la nascita di quesiti referendari online.

Altro che innovazione.