Altro che TikTok, i monaci medievali erano distratti come noi: ecco le loro soluzioni

La lotta per concentrarsi non è solo una piaga dell'era digitale, ma affliggeva anche coloro che trascorrevano la loro vita in clausura e preghiera

Da un lato ci sono i monaci medievali, ai nostri occhi un presunto esempio di massima concentrazione, tutta da invidiare. Dall’altro lato ci siamo noi, uomini del Terzo Millennio, a cui la tecnologia ha rubato, o così crediamo, la capacità di concentrazione: tra smartphone, tablet e dispostivi elettronici siamo diventati multitasking, ma la nostra capacità di concentrazione è drammaticamente diminuita, fino a una soglia di appena 8 secondi, secondo alcuni studi, meno di un pesce rosso.

Se siete davvero convinti che le cose siano così, vi sbagliate. Lo sostiene Jamie Kreiner, docente di storia alla University of Georgia, nel suo nuovo libro “The Wandering Mind” (La mente vagante). Sottotitolo? “What Medieval Monks Tell Us About Distraction” (Che cosa i monaci medievali ci dicono a proposito di distrazione). 

 

Anche i primi monaci cristiani si distraevano facilmente

L’autrice  svela che la sfida per la concentrazione ha afflitto l’uomo fin dai tempi più antichi e non è solo una piaga dell’era digitale. Esaminando le esperienze dei primi monaci cristiani vissuti in Medio Oriente, nel Mediterraneo e in Europa dal 300 al 900 d.C., Kreiner giunge alla conclusione che questi uomini e queste donne erano ossessionati dalla distrazione in modi che sembrano straordinariamente moderni. In realtà già prima di loro gli antichi intellettuali greci e romani si erano talvolta lamentati della distrazione, ma furono i primi monaci cristiani a scatenare una guerra totale contro di essa. La posta in gioco non poteva essere più alta: per loro ra una questione di salvezza o dannazione. E così i loro tentativi di estendere la mente a Dio e contemplare continuamente l’ordine divino erano totalizzanti. Le loro giornate? Interminabili battaglie contro la scarsa capacità di raccoglimento.

Leader medievali di mindfulness

E anche se il mondo di oggi è molto diverso da quello dell’Alto Medioevo, osservando da vicino i loro strenui sforzi di concentrazione, Kreiner propone ai lettori le tecniche che essi escogitavano nella ricerca della padronanza mentale. Insomma, per dirla con il linguaggio di oggi, quali erano le loro strategie di mindfulness? Come raggiungevano i desiderati livelli di produttività, come la chiamiamo oggi? Innanzitutto avevano dei leader a cui ispirarsi, un po’ come facciamo noi oggi quando guardiamo ai guru della Silicon Valley, e si tramandavano le loro storie. Uno dei più famosi era Pacomio, per esempio: questo monaco del IV secolo resistette a una sfilata di demoni, che si trasformavano in donne nude, e rimbalzavano sulle pareti della sua cella. Lui non li degnò nemmeno di uno sguardo, grazie al profondo raccoglimento. E poi c’era Simeone Stilita il Vecchio, che viveva in cima ad un pilastro e non si distraeva mai, neppure quando dovette affrontare una grave infezione al piede.  

Un’altra strategia era quella di creare dei programmi di lavoro irreggimentati e di seguire precisi regimi fisici per l’igiene, il sonno e la dieta, condividendo questi ritmi con i propri “colleghi”, incoraggiandosi a vicenda e sostenendosi nei momenti di difficoltà. Insomma, spazio al lavoro di squadra e allo spirito di gruppo. Per esempio, San Benedetto scrisse la sua famosa Regola nel VI secolo, stabilendo una rigida routine a cui i monaci dovevano attenersi, compresi i consigli su quando e cosa mangiare, su quanto tempo lavorare e su come mantenere queste abitudini durante i viaggi.

Il codice come lo smartphone: quante polemiche

Quando però un giorno arrivò una strana innovazione a cambiare le loro abitudini, i monaci si divisero, reagendo come noi di fronte alle nuove tecnologie: il codice, precursore del libro, offrì un modo diverso di organizzare i testi lunghi rispetto ai rotoli di pergamena. Con le sue pagine facili da contare e la forma simile a un cuscino, però, fece sorgere in alcuni il timore che avrebbe distratto i monaci dal contenuto. Altri, invece, colsero con soddisfazione il lato positivo: annotando i propri commenti ai margini delle pagine ed evidenziando i passaggi importanti da memorizzare, potevano aumentare le loro capacità di apprendimento. 

Insomma, invece di rivolgersi ai moderni guru della produttività, forse si può trarre un po’ di saggezza esplorando le vite degli stakanovisti originali.