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Covid e stop isolamento positivi: cosa ne pensano Bassetti, Gismondo, Pregliasco

Covid e stop isolamento positivi: cosa ne pensano Bassetti, Gismondo, Pregliasco

(Adnkronos) – Rimuovere le norme ancora in vigore contro il covid per le persone positive al virus: la sollecitazione è arrivata dalla Fto, Federazione turismo organizzato, che ha scritto al ministro della Salute Schillaci e alla ministra del Turismo Santanché. Da Matteo Bassetti a Pier Luigi Lopalco e Maria Rita Gismondo e Fabrizio Pregliasco: gli esperti sono divisi su questa ipotesi. 

 

“Continuare ad avere l’isolamento, se positivi al Covid, a 5 giorni e poi far rinunciare la gente alle vacanze non ha una grande senso. Il virus oggi è profondamente diverso. Se uno ha bisogno di ricevere l’assistenza va in ospedale e seguirà certe regole, ma se uno va in vacanza e in maniera sintomatica risulta positivo mi sembra assurdo continuare a mantenere questo tipo di regolamentazione. Anche perché siamo rimasti l’ultimo Paese in Europa”. Così all’Adnkronos Salute l’infettivologo Matteo Bassetti. 

“Abbiamo come Paese un problema atavico: a mettere una regola ci mettiamo 5 minuti e a levarla ci mettiamo anni – rimarca Bassetti – Anche da questo punto di vista per il futuro bisogna cercare di semplificare maggiormente e quindi mi auguro che il ministro Schillaci voglia rapidamente semplificare questo passaggio, perché il rischio è quello di passare per ridicoli. Fondamentalmente, avere ancora queste regole oggi con l’isolamento obbligato da 5 giorni, che vuol dire che un albergo ti deve mettere isolamento o che tu non puoi viaggiare o che tu devi essere rimborsato, mi sembra una cosa abbastanza assurda”.  

“Ormai dall’emergenza siamo usciti – sottolinea l’infettivologo – il Covid è una infezione come tante altre e come tante altre deve essere trattata. Come noi non abbiamo l’obbligo dell’isolamento per l’influenza, non ce l’abbiamo per altre malattie infettive e contagiose per le vie respiratorie e credo che lo stesso debba valere anche per il Covid. Via tutte le misure ma non tra 6 mesi, domani, per evitare brutte figure estive”.  

“Revocare la regola che ancora prevede l’isolamento dei positivi a Covid è un obbligo burocratico, perché mantenerla oggi è veramente ridicolo”. E’ il pensiero di Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. 

“Non credo che nessuno più, allo starnuto o a qualche linea di febbre, faccia un tampone Covid – osserva Gismondo – e che nessuno più, se dovesse sapere di essere positivo al virus, faccia i 5 giorni di isolamento, come del resto non li fa per l’influenza”. La regola che ancora li prescrive “penso sia da interpretare come una delle tante misure dimenticate nel cassetto, nei meandri burocratici”. Una misura che, precisa l’esperta, “oggi non ha più senso e nessuno rispetta”.  

Superare l’obbligo di isolamento per le persone che hanno contratto il Covid? “In questo momento mi sembra una richiesta più che altro ideologica. Nella pratica il ricorso al tampone e la sorveglianza della malattia credo siano ai minimi storici e dubito che possano avere un impatto sui flussi turistici. Non dimentichiamo, inoltre, che per tutte le malattie infettive esistono obblighi di notifica e isolamento in caso di positività”, dice all’Adnkronos Salute l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’Università del Salento.  

Per Lopalco “è giusto adeguare le misure di controllo ma è molto sbagliato cercare di cancellare il Covid dalla memoria collettiva. Il virus è ancora lì e ci sono persone che continuano ad infettarsi e morire per questo”, conclude.  

“Pur considerando legittimo il richiamo degli operatori turistici, particolarmente colpiti e danneggiati dagli effetti sociali della pandemia, suggerisco di trovare modalità intuitivamente semplici per compensare l’eventuale eliminazione delle restrizioni sociali per i positivi, richiedendo per esempio l’uso della mascherina Ffp2 per quei soggetti positivi che dovessero entrano in contatto con altri individui in strutture pubbliche”. Così Mauro Minelli, immunologo clinico della Fondazione Medicina Personalizzata. 

“Il vero limite – sottolinea – resta la mancanza di prudenza, non le limitazioni imposte che, se correttamente comprese e opportunamente adeguate ai tempi, possono sempre rivelarsi utili. Il fatto che l’informazione giornalistica non si occupi più di Covid e dintorni non significa che i rischi da contagio siano oggi da considerarsi inesistenti. E riferirsi alla prudenza come attitudine comportamentale, tanto più in contesti sociali allargati, non significa richiamare intempestive pratiche proibizionistiche”.  

“Credo che ormai sia tempo di questa libertà. La speranza però, e non è una cosa facile, è che ci sia anche una responsabilizzazione, che chi non sta bene eviti di diffondere l’infezione”. Così Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano. 

“Dovremmo fare un po’ quello che in passato vedevamo fare ai turisti orientali: se sto male, se ho un’infezione, metto una mascherina per proteggere gli altri”, spiega l’esperto all’Adnkronos Salute. “Mi affiderei dunque a una grande responsabilizzazione, perché il virus è con noi e rimarrà con noi – tiene a precisare Pregliasco – però è vero che certe disposizioni oggi vengono disattese: una gran quota di casi Covid-positivi in realtà non vengono notificati e alla fine a ‘farne le spese’ sono i più attenti”, ligi alle regole ancora in vigore. 

“In una lettera inviata ai ministri del Turismo, Daniela Santanchè, e della Salute, Orazio Schillaci, abbiamo chiesto di rimuovere una limitazione ereditata dalla pandemia che ancora rimane vigente: stiamo parlando dell’isolamento di cinque giorni, più dieci di obbligo di indossare la mascherina FFP2, a carico di chi risulti positivo a un tampone Covid”, ha dichiarato Gabriele Milani, direttore nazionale della Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio. “Si tratta di una misura che nella fase più dura del virus ha avuto importanti esiti in termini di difesa della salute pubblica -prosegue Milani- ma oggi appare non più giustificata. E infatti è quasi totalmente disattesa. D’altronde queste limitazioni sono state previste quando la situazione sanitaria era completamente differente rispetto a oggi. Non a caso gli altri stati Ue hanno già tolto isolamento e quarantena l’anno scorso e, per ultima, la Francia il 1 febbraio scorso. Non serve ricordare che l’Oms ha definitivamente dichiarato chiusa l’emergenza sanitaria il 5 maggio e che, per quanto ci risulta, l’Italia è il solo Paese ad aver mantenuto l’obbligo di isolamento per i positivi al Covid”. 

Il direttore di Fto ha argomentato ancora, rivolgendosi ai ministri Santanchè e Schillaci: “È un obbligo che rappresenta una criticità per le nostre aziende. Infatti, il Codice del turismo disciplina il recesso dal contratto di pacchetto turistico: le norme prevedono che il viaggiatore ammalato o infortunato possa recedere in ogni momento, ma debba riconoscere all’organizzatore i costi di recesso indicati nell’accordo. Ci sono viaggiatori che chiedono di recedere senza penali in caso di positività da Covid e senza stipulare alcuna polizza a copertura delle stesse penali di cancellazione, scaricando così sull’organizzatore del pacchetto ogni costo applicato dai fornitori nel caso in cui il cliente rinunciasse alla vacanza per colpa del virus e del conseguente obbligo di isolamento”. 

“Ci vengono segnalate anche criticità e difficoltà da parte di agenzie e strutture ricettive, che devono gestire casi di positività di clienti stranieri in vacanza in Italia, increduli che qui da noi sia ancora in vigore l’obbligo di isolamento. Ecco perché -ha concluso – alcuni provvedimenti vanno tolti con la stessa sollecitudine con la quale sono stati introdotti: consideriamo necessario allineare la normativa italiana al resto dell’Ue e al contesto sanitario attuale, tenendo anche conto che il 1 luglio è scaduto anche il regolamento europeo sul green pass e non si possono più emettere i certificati digitali interoperabili di vaccinazione, test e guarigione”.