Petrolio, gas ed energia: così la Cina sta spolpando la Russia

Non un’alleanza ideologica ma una partnership commerciale. Quella tra Russia e Cina è una relazione molto particolare e complessa

Non un’alleanza ideologica ma una partnership commerciale. Quella tra Russia e Cina è una relazione molto particolare, più complessa di quanto non si possa immaginare. Se, infatti, dal punto di vista economico, Pechino è ben lieta di stringere accordi con Mosca; su altri aspetti il Dragone cinese non ha alcuna intenzione di essere sovrapposto all’Orso russo. Lo si è visto nella guerra in Ucraina. La Repubblica Popolare ha condannato il conflitto, auspicando la risoluzione delle ostilità per vie pacifiche, ma non ha avallato le sanzioni occidentali che hanno colpito il Cremlino.

Proseguendo su questo equilibrismo, la Cina continua a fare affari con la Russia per rafforzare la propria posizione nello scacchiere globale, a discapito dei principali rivali strategici, Stati Uniti in primis.

Affari e commercio

La cartina al tornasole è nei dati commerciali raccolti lo scorso aprile. Dopo un mese dallo scoppio della guerra, le importazioni cinesi dalla Russia sono salite ad un livello record. I motivi? Sicuramente a causa dell’impennata dei prezzi dell’energia, ma non si devono tralasciare le varie necessità della Cina, una enorme nazione energivora.

Curioso che, nello stesso lasso di tempo, le esportazioni cinesi dalla Russia siano scese al livello più basso dai primi mesi della pandemia.

In ogni caso, tra Russia e Cina si è andata via via rafforzando una partnership meramente mercantilista. Anche perché sul tavolo non ci sono soltanto petrolio e gas, risorse russe che dominano di fatto l’intera questione. Ci sono anche altri settori, dalla tecnologia al cibo. Sempre fotografando la situazione relativa all’aprile 2022 – che può essere definito l’anno zero della nostra indagine – le aziende cinesi hanno acquistato da Mosca beni complessivi per un valore di 8,9 miliardi di dollari.

Si è trattato di un aumento di quasi il 57% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

La posizione della Cina

La Russia è pressoché obbligata ad esplorare e approfondire nuove relazioni economiche. Lo strappo con l’Occidente è insanabile, almeno nel lungo periodo. Ed ecco perché Mosca deve guardare a partner capaci di riempire il vuoto commerciale venutosi a creare nei corridoi del Cremlino. La Cina, per dimensioni, approccio e importanza geopolitica, è il primo partner russo da prendere in considerazione.

Ma non dobbiamo dimenticare anche altri attori, come l’India, i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Insomma, Vladimir Putin è costretto, gioco forza, a sostituire gli ormai ex partner occidentali con altri partner provenienti dal resto del mondo.

Tornando a Pechino, ad aprile le aziende cinesi hanno venduto alla Russia beni per un valore di 3,8 miliardi di dollari, leggermente meno rispetto a marzo, secondo i dati ufficiali delle autorità cinesi. Si tratta di un calo del 7,7% rispetto all’anno precedente ed è stato l’importo più basso da marzo 2020, quando il commercio globale è stato gravemente colpito dallo scoppio iniziale del Covid-19. Il trend è quindi evidente: sempre più prodotti russi prendono la strada diretta a Pechino.

Tra questi prodotti, come detto, trovano spazio petrolio e gas, ovvero risorse energetiche, il fiore all’occhiello di Mosca. Al contrario, le esportazioni cinesi in Russia comprendono per lo più smartphone, unità di elaborazione per microprocessori e altre macchine portatili per l’elaborazione dei dati.

L’importanza delle risorse energetiche

Abbiamo parlato di petrolio e gas. È proprio sfruttando l’abbondanza russa di queste due risorse che la Cina sta lentamente facendo incetta di prodotti strategicamente rilevanti.

Lo scorso 20 giugno, l’amministrazione generale cinese delle dogane sottolineava come le importazioni cinesi di greggio dalla Russia fossero aumentate del 55% rispetto all’anno precedente. In quel preciso istante, il Cremlino diventava il primo fornitore di greggio cinese sostituendo l’Arabia Saudita. Calcolatrice alla mano, le suddette importazioni cinesi di petrolio russo hanno toccato la cifra record di 8,42 milioni di tonnellate. Si tratta di 1,98 milioni di barili al giorno.

In generale, quattro mesi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, la Cina ha superato la Germania diventando il più grande acquirente unico di energia russa. L’acquisto di petrolio russo a buon mercato ha consentito alla Cina di diversificare le proprie riserve. In più dobbiamo considerare le intese siglate dai due Paesi nel campo dell’oil and gas raggiungono un valore di 117,5 miliardi di dollari, oltre a un interscambio complessivo nel 2021 di 146,8 miliardi di dollari. Sul fronte del gas, Gazprom si è impegnato a trasmettere ai cinesi 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas attraverso una rotta dell’Estremo oriente russo, prevedendo di aumentare le esportazioni di gas verso la Cina fino ad arrivare a 48 miliardi di metri cubi annui. Attenzione però, perché Pechino è sì desiderosa di trarre vantaggio dall’isolamento economico di Mosca, acquistando risorse a prezzi irrisori. Ma oltre la Muraglia nessuno vuole violare le sanzioni occidentali né dipendere troppo da un unico Paese, in questo caso la Russia.

DATI E NUMERI: I LEGAMI ECONOMICI E COMMERCIALI DELLA CINA CON LA RUSSIA