Home Economy Il gas algerino e la grande beffa di Draghi

Il gas algerino e la grande beffa di Draghi

tetto al prezzo del gas ue

Sostituire il gas russo con quello algerino non solo è una mossa insufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico dell’Italia, visto che serviranno ben altre entrate per coprire il vuoto lasciato da Mosca. Questa mossa rischia infatti di essere anche un clamoroso autogol in termini qualitativi. Il motivo è semplice: andremo a mettere le mani su una sostanza sì funzionale, ma tecnicamente peggiore rispetto al gas importato dalla Russia. C’è poi spazio per una beffa al quadrato che potremmo definire ideologica-valoriale, in quanto i denari che finiranno nelle casse di Algeri andranno, indirettamente, a finanziare il Cremlino in virtù dell’ultimo accordo stretto tra il Paese nordafricano e la Federazione Russia.

Questione di qualità

Il problema qualitativo, come è facile immaginare, riguarda la qualità del gas e dunque il rendimento della stessa sostanza. A differenza di quanto non si possa pensare, ciascun gas ha le proprie caratteristiche. “Non sono tutti uguali. Estrarre gas metano in Italia o nell’Adriatico o farlo in Russia o negli Stati Uniti, cambia. Ciascun gas ha infatti una sua composizione, per questo motivo quindi non sono tutti uguali”, ha spiegato a True News Giacomo Mencarini, chimico che collabora con la società olandese New Born Rubber.

Scendendo nei dettagli, “il gas russo ha maggior contenuto di metano e in etano, ovvero in idrocarburi a più basso peso molecolare. Quello algerino, al contrario, ha meno metano, circa la stessa percentuale di etano di quello russo ma anche più propano”. In altre parole, per usare termini semplici, il gas algerino è più “sporco” del suo omologo russo. E questo, ha puntualizzato Mencarini, perché “sembra abbia più H2S, ovvero acido solfidrico”.

Gas russo vs gas algerino

In un ipotetico confronto tra gas, il fatto che quello russo abbia un maggior contenuto di metano è sicuramente un valore aggiunto. “È una caratteristica positiva perché significa che la combustione generata dal suo utilizzo è più pulita, genera meno residui carboniosi e crea meno “sporco” all’interno delle tubazioni”, ha sottolineato ancora Mencarini. In altre parole, la qualità del gas russo è migliore di altri non perché provenga dalla Russia ma per via della sua conformazione chimica.

Esistono altri gas simili, di una qualità analoga? “Anche quello del Turkmenistan ha proprietà quasi simili. Mentre quelli provenienti dall’America del Nord e dal Nord Africa, come spiegato per il caso algerino, hanno altre caratteristiche”, ha aggiunto il chimico. Sia chiaro: è possibile utilizzare anche il gas algerino, il quale è perfettamente funzionale alla causa energetica italiana. Solo che quasi nessuno ha sottolineato a dovere queste importanti differenze qualitative rispetto al suo omologo di Mosca. Altro che trionfo: l’Italia andrà a sostituire una parte del gas russo con quello algerino, alla prova dei fatti qualitativamente inferiore.

Problemi tecnici e logistici

Si è poi parlato di un possibile interesse dell’Italia nei confronti del gas proveniente da altri Paesi africani. Detto della situazione algerina, resta da capire come il governo Draghi avrà intenzione di muoversi in Africa. “Per quanto riguarda il Congo, non esistono gasdotti che da qui possano portare eventuale gas in Italia. Per costruirli serviranno anni”, ha fatto notare Mencarini. In Angola, altra nazione della quale si è fatto il nome, non ci sono giacimenti di gas, se non associati ai campi petroliferi e di pessima qualità. Discorso simile può essere fatto per il Mozambico.

In ogni caso, anche se la risorsa dovesse essere trasportata in Italia con le navi, ci sarebbe sempre da fare i conti con un enorme ostacolo. “Il gas si trova ovviamente allo stato gassoso. Per essere spedito via nave deve essere compresso, trasformato in stato liquido, immagazzinato in apposite bombole e trasportato in navi metaniere all’interno di cisterne ad alta pressione e basse temperature”, ha concluso Mencarini. Non è finita qui, perché una volta che il gas è arrivato a destinazione, sono necessari gli impianti di rigassificazione. E l’Italia, come sappiamo, può contare su appena tre impianti del genere.

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