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Riusciremo a perdere anche questa stagione estiva?

Le parole di Draghi non bastano: la concorrenza mediterranea si è mossa per tempo e noi rischiamo di rimanere a terra.

Dimenticandosi per un istante di essere il Presidente del Consiglio, giovedì scorso Draghi ha detto la sua sul turismo: “L’Italia ha molto da imparare su questo”. E ha ricordato che “Grecia e Spagna già hanno annunciato” di poter ospitare turisti stranieri in tutta sicurezza. Infine, la chiosa: “la stagione turistica è già domani”. Tutto vero, per carità, ma se qualcosa si può fare – e va fatta – per salvare almeno la stagione estiva dal Covid, è il governo a doverlo fare. 

Inseguire Spagna e Grecia

Draghi ha promesso celerità. Obiettivo: recuperare il tempo perduto. E, soprattutto, non farsi superare o doppiare dalle competitor del turismo mediterraneo, Grecia e Spagna. La principale differenza tra noi e loro è la burocrazia. Sì, anche rispetto il dinosauro ellenico, l’Italia risulta macchinosa e confusa, con regole e standard che cambiano da regione e regione, confondendo gli stranieri (e pure gli italiani). Canarie e Balneari, invece, hanno le stesse regole; allo stesso modo, le isole greche.

Non solo: si è molto parlato dei primi voli “Covid tested” in arrivo nei due Paesi. Una garanzia di sicurezza forse non totale ma sufficiente a muovere comitive e ridare ossigeno al settore turistico, che rappresenta il 13% del nostro Pil. Questi voli si basano su un accordo con le autorità sanitarie, che tamponano i passeggeri in partenza. In Grecia, dove il 10% della forza lavoro opera in questo settore, si sono spinti oltre, vaccinando i residenti delle isole più attenzionate dal pubblico internazionale. Creando, insomma, delle “bolle” dove la pandemia è un brutto ricordo.

Le bolle senza virus

Un approccio drastico, certo, che risulta comunque migliore del consueto balletto all’italiana. Come ha detto Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna, “non è possibile che si premetta agli italiani in lockdown di raggiungere destinazioni estere ma di non poterlo fare, ad esempio, verso aree organizzate dello stesso Paese. Non è che alla Baleari un turista abbia meno possibilità di contagiarsi. O ci mettiamo d’accordo e ci accomodiamo tutti sulla stessa barca, oppure i lavoratori del turismo rischiano una doppia beffa”.

Sarebbe un colpo micidiale per l’Italia, l’ultima grande beffa: venire superati in efficenza burocratica dai nostri cugini dell’Europa del Sud.