Enrico Pazzali e il futuro delle Fiere. “Più servizi digitali e grandi eventi”

"Dopo la pandemia nel settore fieristico ci sarà la tecnologia. Offriremo molti più servizi ai clienti e in modo molto continuativo"

Un’esperienza lunga 101 anni. Lunga e gloriosa, la storia di Fondazione Fiera Milano. Gli ultimi due compleanni, oltre ad avere come focus il mondo fieristico, sono passati a dare il proprio contributo per combattere la pandemia. Nel giorno del centenario, esattamente un anno fa, Fondazione Fiera Milano consegnava al Policlinico il secondo lotto di posti di terapia intensiva all’Ospedale in Fiera, contestato (inutilmente) ma che ha salvato centinaia di vite e nelle cui strutture, ad oggi, sono state vaccinate oltre 75mila persone.

“Sono cento e un anni di cui sentiamo il peso della responsabilità. E’ una storia di ricostruzioni. Nel 1920, quando siamo nati, è stato a ridosso della Spagnola e poi nel 1946, dopo la seconda guerra mondiale. Oggi siamo qui per cercare di ripartire con il sistema fieristico al servizio del Paese e della città di Milano – spiega Enrico Pazzali, presidente di Fondazione Fiera Milano – Ricordo solo due dati. La Fiera di Milano generava prima della pandemia 46,5 miliardi di transazioni tra le imprese e sul territorio 8.1 miliardi di euro.

Numeri formidabili che evidentemente vogliamo tornare ad avere finito questo periodo di difficoltà”

Fondazione Fiera è stata anche protagonista durante la pandemia. “Ci siamo chiesti, quando è emerso il primo caso di Covid, che cosa potessimo fare. La richiesta di terapie intensive saliva verticalmente. C’era molta preoccupazione e ci siamo messi a disposizione per dare un contributo – spiega Pazzali – Noi siamo ovviamente titolari e proprietari di grandi spazi fieristici. Abbiamo dato due padiglioni per ospitare i malati di Covid.

Poi abbiamo pensato alle terapie intensive e abbiamo consegnato in dieci giorni il primo modulo di 53 letti e il 12 aprile 2020, nel centenario di Fondazione, altri 104 letti di terapia intensiva. E’ un ospedale che non avremmo voluto utilizzare ma che oggi durante la seconda e la terza ondata è diventato essenziale e ad oggi ha ospitato oltre 450 pazienti”.

Quali sono i fenomeni che riguarderanno le fiere dopo la pandemia? “Prima di tutto dopo la pandemia nel settore fieristico ci sarà la tecnologia, tanta tecnologia.

Offriremo molti più servizi ai clienti e in modo molto continuativo. Inoltre noi siamo in un mercato globale e c’è un fenomeno di concentrazione delle aziende. Noi dobbiamo continuare ad essere uno dei grandi operatori fieristici a livello internazionale. Terzo: ci sarà un periodo di transizione tra pandemia e fine della pandemia. Quindi partiremo con una dimensione più piccola almeno all’inizio, ma torneremo prestissimo grandi”.