Cari italiani, scordatevi colomba e agnello. Così l’inflazione distrugge le feste 2022

Inflazione e conflitto in Ucraina: dopo Natale e Carnevale, anche il menu di Pasqua rischia di essere più salato

Dopo i rincari sulle pietanze e i dolci di Natale, anche Carnevale non ha fatto eccezione. Secondo i dati rilasciati da Bmti (Borsa merci telematica italiana), uova e farina, ingredienti alla base di chiacchiere e frittelle sono aumentati del +25%. E le prospettive, a causa del conflitto in Ucraina, l’aumento della bolletta energetica, l’inflazione che ha raggiunto il 4,8% e la mancanza di materie prime non sono rosee. Tanto che anche il menu di Pasqua, dove di solito non mancano mai agnello e colomba, rischia di essere più salato; economicamente parlando.

Il 2022, quindi, si prospetta a tutti gli effetti come l’anno nero dei generi alimentari dal momento che il mercato è ripartito con un aumento a gennaio di +3,6% di prezzi rispetto allo stesso mese del 2021 per tutti i prodotti secondo il Codacons.

Carnevale condizionato dall’aviaria

Per quanto riguarda il Carnevale, i problemi sono giunti innanzitutto dalle uova. Secondo le rilevazioni della Commissione unica nazionale delle uova (Cun Uova), nelle settimane centrali di febbraio il prezzo per le uova è stato in forte rialzo: 1,51 euro al Kg, per quelle da galline allevate in gabbia (+0,05 centesimi) e 1,62 euro al Kg per quella da galline allevate a terra in natura (+0,04 centesimi).

Al di là dell’aumento della domanda, visto il periodo, la crescita dei prezzi di questo ingrediente si deve innanzitutto alla mancanza di prodotto nazionale che deriva dalla diffusione dell’influenza aviaria. Un’epidemia che ha costretto gli allevatori all’abbattimento di oltre 15 milioni di capi solo in Veneto e Lombardia (per oltre 60 milioni di euro di danni), le due regioni principali a livello produttivo.

Grano: Russia e Ucraina primo e quarto esportatore al mondo

Diverso, invece, il discorso per la farina. Attualmente, i prezzi all’ingrosso dei grani teneri di base, utilizzati nella panificazione, sono leggermente in calo, mentre quelli dei grani teneri di forza, utilizzati nella pasticceria, sono piuttosto stabili. Il problema è che entrambi si portano dietro un forte aumento delle quotazioni pari ad un +30% per i panificabili e a un +45% per i grani di forza accumulati nei mesi precedenti. E questo al netto della crisi militare, politica e umanitaria  Russia-Ucraina (rispettivamente il primo e quarto esportatore al mondo di grano) da cui dipendono circa 151mila tonnellate di grano tenero che sbarcano in Italia.

Rifornimenti che rischiano di essere ulteriormente tagliati in un contesto di conflitto aperto.

Agnello a Pasqua, il rischio di un aumento dei prezzi

Insomma, nemmeno il Carnevale 2022 è stato quella pausa dalle preoccupazioni di cui avevamo bisogno. E pure la Pasqua (che cade il 17 aprile) rischia di essere un momento interlocutorio a livello di consumi alimentari. Per le colombe e le focacce, infatti, varrà quanto già detto per i panettoni e i pandori a Natale e le chiacchiere e le frittelle a Carnevale, dal momento che gli ingredienti sono gli stessi.

Mentre per quanto riguarda le portate principali, su tutte l’agnello, la prospettiva è che l’aumento generale dei prezzi di produzione si riversi sulle tasche dei consumatori. In Italia, lo scorso anno, si sono consumati circa 4,5 milioni di tonnellate di carne ovina durante tutto l’anno. Una grossa fetta a Pasqua quando il prezzo è schizzato a 27 euro al kg (+27% rispetto all’anno prima secondo l’Osservatorio nazionale Federconsumatori).

Di questo consumo, sotto le feste, quasi l’80% è Made in Italy, il resto di importazione.

Una quota che, oltre il periodo pasquale (e natalizio), tocca punte del 50% con prodotti provenienti da Romania, Ungheria, Spagna, Grecia e Slovacchia. Destinazioni lontane che richiedono un grande sforzo a livello di logistica e trasporti. Due voci che, a causa dell’aumento dei beni energetici a cominciare dal petrolio, fanno aumentare il prezzo finale.