La giudice per le indagini preliminari Donatella Pianezzi ha convalidato il fermo di Salim El Koudri, 31 anni, e ha disposto la custodia cautelare in carcere. Le ragioni indicate sono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Non sono state contestate le aggravanti della premeditazione né del terrorismo. Secondo l’ordinanza, il gesto integra, allo stato, il delitto di strage, per via della condotta idonea a mettere in pericolo un numero indeterminato di persone in pieno centro cittadino.
Terrore in strada: fuga con il coltello dopo la corsa in auto
Le testimonianze e i video descrivono “una precipitosa e violenta fuga”. Dopo l’impatto finale contro una vetrina, non riuscendo a riaccendere l’auto, El Koudri “è sceso dal veicolo, armato di coltello” ed è corso verso una via laterale, usando l’arma contro chi cercava di bloccarlo: Luca Signorelli è stato accoltellato due volte. Per la gip, la condotta evidenzia “l’evidente finalità di non essere identificato” e denota “una completa assenza di autocontrollo”. Tra i sette feriti, quattro sono gravi; a una donna sono state amputate le gambe.
La giudice ha disposto che l’amministrazione penitenziaria sottoponga l’indagato “a un periodo di osservazione” psichiatrica, con eventuale trasferimento in reparti specializzati. Tuttavia, “non vi sono, allo stato, elementi” per ritenere che il gesto sia conseguenza della patologia; né che l’uomo fosse incapace di intendere e di volere. Dalla documentazione emerge un “disturbo schizoide di personalità” e un passato seguito al Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia; la difesa ricorda una diagnosi di disturbo schizofrenico nel 2023. Il movente resta da chiarire, circostanza che rende le esigenze cautelari ancora piú pregnanti.
El Koudri al suo legale: “Mi dispiace, giusto che io stia in carcere per ciò che ho fatto”
In udienza El Koudri si è avvalso della facoltà di non rispondere, fornendo però i codici di sblocco del telefono. Al suo legale ha detto: “Mi dispiace che sia andata a finire così. È giusto che io stia in carcere per quello che ho fatto”. L’avvocato riferisce un lento miglioramento: “Rispetto a ieri, in cui era in totale confusione, mi sembra che abbia fatto un passo avanti”. La difesa chiede visita psichiatrica in carcere e valuta una perizia: “Il mio assistito si trova in una situazione di evidente confusione mentale” e vuole che “vengano accertate le eventuali ragioni di questo gesto” e l’eventuale coinvolgimento di terzi: “Al momento sembrerebbe di no, ma è corretto indagare a fondo”.
Per la gip, se non fermato, l’indagato “si sarebbe dato facilmente alla fuga”. Non ha un lavoro stabile né una famiglia propria in Italia; sono richiamati i legami con il Marocco e la possibilità di una rete di sostegno. Dagli atti emerge che metteva da parte denaro per trascorrere vacanze nel Paese d’origine familiare.
I genitori di El Koudri: “Annichiliti dalla vergogna”
I genitori dicono di essere “annichiliti dalla vergogna”. Il padre: “Vorrei chiedere scusa, ma per la gravità di quel che ha fatto mio figlio non trovo le parole giuste”. La madre: “Mio figlio è ancora vivo anche se non lo riconosco più… quelle persone hanno la vita rovinata ed è tutta colpa sua”. Il legale spiega che i familiari ignoravano il percorso di cure e hanno chiesto notizie dei feriti, “in particolare della donna che ha perso le gambe”. Raccontano un progressivo isolamento del giovane, sempre più chiuso, tra computer e cellulare. La casa di Ravarino è al momento vuota; sperano di poterlo incontrare in carcere quando sarà possibile. Perchè sia accaduto tutto questo non è ancora chiaro; le indagini proseguono, immediatamente centrate sul movente e sulla prevenzione di ulteriori rischi.
