Perantoni (M5s): “Su ergastolo ostativo il Senato deve sbrigarsi”

Mario Perantoni, deputato del M5s, presidente della Commissione Giustizia Camera, in pressing sul Senato per la legge sull’ergastolo ostativo

 

Mario Perantoni, deputato del M5s, presidente della Commissione Giustizia alla Camera, spera che anche il Senato approvi il progetto di legge sull’ergastolo ostativo in tempi brevi. Dopo che la Corte Costituzionale ha concesso altri sei mesi al Parlamento per approvare una nuova legge. E dopo che un anno fa la stessa Consulta aveva dichiarato incostituzionale l’ergastolo ostativo, ovvero il cosiddetto “fine pena mai” senza possibilità che la pena sia abbreviata o convertita in pene alternative, tranne nel caso in cui il detenuto decida di collaborare con la giustizia.

Pressing al Senato

Perantoni invita i colleghi di Palazzo Madama ad accelerare i tempi. “Sarebbe gravissimo se venisse vanificato ciò che abbiamo fatto alla Camera, cosa che però non si verificherà e il Senato completerà il lavoro. Non si può permettere che ci sia un vuoto normativo – dice il presidente della Commissione Giustizia di Montecitorio a true-news.it.

“Così salterebbero gli argini che la normativa attuale, e anche la riforma così come è stata scritta alla Camera, prevedono per impedire che i detenuti per mafia o terrorismo che scelgono di non collaborare possano accedere automaticamente ai benefici penitenziari”.

Il tempo stringe

Adesso proprio i senatori del M5s sono in pressing per far sì che cominci subito la discussione nella Commissione di Palazzo Madama, altrimenti – passato il termine previsto dalla Consulta dell’8 novembre – la norma che prevede l’ergastolo ostativo potrebbe essere abolita del tutto, in virtù dell’incostituzionalità rilevata dalla Corte Costituzionale un anno fa.

Alla fretta del Movimento ha risposto la Lega con il presidente della Commissione Giustizia al Senato Andrea Ostellari, che ha sottolineato, spegnendo gli entusiasmi grillini, che “al Senato non stiamo ritardando i lavori, anzi noi ci siamo”.

Prima della pronuncia dei giudici costituzionali la Lega aveva auspicato che “la Corte ci lascerà il tempo per svolgere tutto il lavoro”.

Ostruzionismo e compromessi

Sul punto Perantoni è più che dubbioso: “Non parlerei di ostruzionismo – dice a true-news.it – anche se forse la delicatezza del tema avrebbe potuto giustificare più velocità”. Poi rilancia: “I nostri colleghi del Movimento 5 Stelle al Senato sono pronti a svolgere il loro ruolo con la consapevolezza che il provvedimento deve essere chiuso quanto prima”.

Per il presidente della Commissione Giustizia alla Camera non c’è tempo da perdere. Il nodo della questione è cercare di limitare la possibilità che i detenuti per mafia o terrorismo che non collaborano con la giustizia possano usufruire senza problemi di riduzioni della pena o conversioni in pene alternative. Ed è intorno a questo compromesso tra la necessità di salvaguardare la costituzionalità della norma e l’obiettivo di mantenere le restrizioni per chi non vuole collaborare, che ruota il testo approvato a Montecitorio a fine marzo scorso.

Perantoni ci spiega il contenuto del progetto di legge della Camera: “L’ostatività assoluta che impedisce l’accesso ai benefici penitenziari diventa relativa. Ne deriva che il detenuto deve dare al giudice elementi per accertare la sua rottura con il sodalizio di appartenenza, e in questo caso, se ricorrono anche altre condizioni, potrà accedere ai benefici penitenziari e alla liberazione condizionale”.

Rebus 41 bis

Resta l’ostatività per chi è al 41 bis: “La permanenza al regime del 41bis, condizione carceraria che in sé presuppone la pericolosità del detenuto, esclude tale possibilità”.

Quindi per accedere ai benefici penitenziari, anche se non deciderà di collaborare, il detenuto per mafia o terrorismo deve dare comunque al giudice elementi per dimostrare di aver rotto con la criminalità.